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Rodari, 100 anni di Logica Fantastica

Rodari, 100 anni di Logica Fantastica

Nuovi studi di Pino Boero e Vanessa Roghi per la celebrazione del centenario di un intellettuale poliedrico

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A conclusione delle celebrazioni per il centenario della sua nascita, sono sempre tanti i motivi di interesse e le cose da dire su Gianni Rodari. Ed è proprio a Gianni Rodari, grandissimo intellettuale del nostro Novecento, che i tipi di Electa hanno dedicato il secondo volume della collana Enciclopedia: “Rodari A-Z”, 84 voci per 56 autori a cura Pino Boero, docente di letteratura per l'infanzia e autore di numerose opere dedicate allo scrittore di Omegna e Vanessa Roghi, storica dell’età contemporanea e autrice di “Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari” (Laterza 2020).

Tanti volti

Gianni Rodari, è un intellettuale poliedrico: come dice Franco Cambi, è stato catalogato come poeta, come scrittore per l’infanzia, come giornalista, come pedagogista. Ma in realtà Rodari è stato prima di tutto un finissimo intellettuale di ispirazione gramsciana. Come spiega Vanessa Roghi: «L’adesione di Gianni Rodari al Partito comunista risale ai tardi anni Trenta, quindi al periodo della clandestinità. Con la fine della guerra e la Repubblica Rodari diventa un militante e giornalista del Partito comunista che non lascerà mai: scrive sui quotidiani e periodici del partito, si forma sull’idea di intellettuale consegnata da Antonio Gramsci a tutta la cultura italiana a partire dalla pubblicazione dei Quaderni nel 1948. Ancora nel 1973 Gianni Rodari dice che il suo committente è il movimento operaio e in una lettera del 1976 scrive: «Se quando in Italia si parla di letteratura infantile bisogna fare al primo posto il nome di un comunista, con tutto quel che la cosa comporta, qualche merito ce l’ho anch’io». Dunque è lui stesso a legare il suo lavoro al suo essere comunista, del resto esserlo è stato, per tanti uomini e tante donne, un’identità imprescindibile nel novecento. La prima volta che Rodari scrive di Gramsci è il 1948: «in Gramsci vive un tipo nuovo di «uomo di cultura. (…) La sua lotta contro Croce è un continuo smascheramento di posizioni teoriche e teoretiche che si presentano come posizioni universali e disinteressate dello spirito, per rilevarne il significato ed il valore storico di strumenti della conservazione sociale».

L’arte di inventare

Questo metodo Rodari lo metterà in pratica nella letteratura per l’infanzia, per esempio usando come materia prima le fiabe tradizionali per inventarne di nuove, mettendo in crisi la morale dei vecchi proverbi, addirittura rovesciando apologi giudicati senza tempo come quello della cicala e della formica.

Perno del lavoro di Rodari è la Fantastica, che lui stesso definisce, a partire dalle parole del poeta romantico tedesco Novalis, come l’arte di inventare le storie: “Se avessimo una Fantastica come abbiamo una Logica avremmo scoperto l’arte di inventare le storie”.

«La Fantastica – spiega la Roghi – , è una provocazione del pensiero, chiede che accanto al lato razionale l’essere umano eserciti anche quello fantastico, un indispensabile esercizio per tutti».

Come scrive Pina Diamanti: «la dedizione di Rodari alla fantastica e l’impegno a divulgarne il funzionamento non è riducibile a una guida alla costruzione di racconti e filastrocche; si tratta altresì di una rivoluzionaria interpretazione e divulgazione di processi ricorsivi generati dalla relazione inter-poietica tra soggetti e sistemi culturali. Inoltre, l’arte di inventare deve essere “scoperta”, nella doppia accezione di “essere cercata” attivamente, ma anche, deve essere svelata. Ed è la prassi pedagogica dell’intellettuale che può favorire questo svelamento. Lo scopo ultimo della divulgazione dell’uso della fantasia e dell’immaginazione è contribuire alla formazione dell’uomo completo». Il lavoro, come tema di riflessione complessa e stimolo di coscienza politica, risulta essere il tema fondamentale nell’opera di Rodari. Un tema serissimo, tanto più se destinato a un pubblico di lettori bambini. Ma fa notare, Vanessa Roghi. «anche il gioco è una cosa seria: la serietà non è l’opposto della risata, della leggerezza, del gioco. Come scrive Pino Boero: «Il tema del lavoro entra con forza nella produzione di Gianni Rodari: gli anni del secondo Dopoguerra, infatti, lo pongono, come giornalista e militante comunista, davanti a un mondo che aveva già avuto modo di conoscere sia nell’infanzia (il padre, prima di rilevare il forno ad Omegna era stato operaio panettiere e la madre, operaia in cartiera “dai 9 ai 13 anni, poi domestica in case padronali...”) che nell’ adolescenza (nel 1936 era diventato amico di giovani operai di Gavirate) ma che ora si pone anche drammaticamente al centro delle sue riflessioni: la strage di Modena del 9 gennaio 1950 con sei operai uccisi da polizia e carabinieri e circa duecento feriti va ben al di là delle ragioni di uno sciopero contro il licenziamento di oltre cinquecento metalmeccanici delle Fonderie Riunite perché tocca uno dei nodi politici cruciali dell’Italia degli anni cinquanta del secolo scorso che vedeva disatteso dal Governo legato alle forze padronali proprio l’articolo 1 della Costituzione repubblicana».

L’impegno politico

Viene naturale, dunque, domandarsi che rapporto ci fosse tra la scrittura per l’infanzia e l’impegno politico: «Rodari– dice Roghi –, aveva ben chiaro il fatto che l’impegno in letteratura dovesse corrispondere a un metodo, al condividere una chiave di lettura ma non un punto di vista predefinito. Rodari diffidava di chi faceva la predica». Appena passato il centenario, c’è una riscoperta di Gianni Rodari, ma anche continui tentativi di mistificare il suo lavoro. Le sue rime sono finite, per dirla alla Mario Lodi, come «uccellini in gabbia». Oggi, le sue parole devono essere lette «Come un invito al gioco, alla riflessione, al rispetto dell’infanzia. Come un invito ad assumersi la responsabilità di essere adulti di fronte ai bambini in un tempo così difficile. Come scriveva Rodari: “ il nostro è un lavorio intenso, senza pause e senza tregue, che in fondo non conosciamo neanche bene, nel concreto, ma solo – a nostra volta – per schemi, che non siamo nemmeno tanto pronti a rinnovare. Troppo spesso ci fidiamo della nostra memoria, che ci inganna su tutti i punti, perché ci fa confrontare il bambino d’oggi, che cresce nel mondo d’oggi, coi bambini che noi siamo stati, in un mondo infinitamente diverso. Ma un bambino, ogni bambino, bisognerebbe accettarlo come un fatto nuovo, con il quale il mondo ricomincia ogni volta da capo. Questa è la cosa principale che dovrebbero insegnare ai genitori i manuali per l’educazione in famiglia, e ai maestri i trattati di pedagogia e di didattica”. Questo è quello che oggi ci insegna Rodari».



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