In difesa di Casa Satta a Nuoro scendono in campo studiosi e intellettuali
LUCA URGU
Annico Pau: «Lo studio del poeta meriterebbe quel luogo». Marcello Fois: «Inutili diatribe, Nuoro deve diventare città»
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Da una parte chi vuole che la casa natale del sommo poeta e avvocato Sebastiano Satta recuperi la sua vocazione originaria, facendola diventare un museo, dall’altra la visione dell’amministrazione comunale che invece in quell’antica dimora restaurata e recuperata non proprio a regola d’arte, ci vedrebbe bene la sede del futuro ufficio turistico.
La questione sollevata dall’ex sindaco di Nuoro e valente intellettuale Annico Pau, convinto assertore di riportare in quel luogo arredi, beni del vate di Barbagia, conta su diversi proseliti tra questi il professor Ugo Collu, attento conoscitore dell’universo sattiano e che quando guidò trent’anni fa la biblioteca Satta fece delle azioni importanti. «Nel 1984 mi recai a Montecatini per discutere i dettagli della donazione dello studio del poeta. Al Comune, per la Biblioteca intitolata al poeta, già dal 1978 erano stati consegnati i manoscritti. Allora in occasione del 70esimo anniversario della morte, Vindice (figlio del poeta) aveva deciso di donare anche lo studio e dovevamo organizzarne il trasporto. Il mobile e ancora un gran numero di libri dovevano andare in Biblioteca (non era ancora Consorzio), in uno spazio autonomo della Sezione sarda. Ma in attesa di miglior collocazione», dice Collu che rivela alcuni ricordi rimasti impressi dopo quell’incontro.
«Gli balenai che la casa natale sarebbe stata la sede più naturale, pensando spontaneamente di aderire al suo auspicio, invece lo vidi storcere il naso. Lo rattristava non solo l’abbandono in cui versava quella casa, ma soprattutto il degrado dell’ambiente circostante. Mi disse che nell’ultima visita ne aveva provato “pena e dolore”. Quel gioiello di Piazza Satta nell’abbandono così indecoroso lo reputava “lesivo anche del prestigio del poeta”. Aveva già d’altronde espresso che sarebbe stato contento di ricollocare nella casa natale i mobili dello studio, “solo a condizione che la Piazza esca dal suo stato di abbandono”. Quel che penso è scontato. Sono testimone della generosità e della fiducia che Vindice ha sempre nutrito per la città che amava e sono testimone della fiducia sincera verso gli amministratori. A me personalmente negli incontri aveva confidato il suo segreto più grande. Aveva estratto tremante dal cassetto della sua scrivania, le circa 700 sue poesie. Ne lessi alcune a voce alta e ricordo il suo pianto quando ne lodai la bellezza. Le teneva al chiuso “per paura del padre”. Me le affidò. Della prima raccolta (“Parole a una donna bella”, Trois 1984) poté vedere solo le bozze, perché mancò nel febbraio del 1984. Le altre due raccolte “Il giorno qualunque” e “Una solitudine” sono state pubblicate per il centenario della morte di Sebastiano da Il Maestrale, nel 2014. La riconoscenza e il rispetto per questa famiglia non dovrebbe incontrare titubanze. La generosità continua anche con Massimo Satta (figlio di Vindice), che in occasione del centenario del nonno mi ha incaricato di consegnare al Comune gli ultimi ricordi che avevano ancora in casa a Montecatini: tre dipinti firmati “Sebastiano Satta”. Li consegnai al sindaco Alessandro Bianchi e all’assessore Leonardo Moro. Anche questi dipinti potrebbero essere esposti nella casa natale, in ambiente idoneo ad ospitare stabilmente (almeno per ora) lo studio», conclude Collu. Da Nuoro è arrivato alla via Emilia - dove vive lo scrittore Marcello Fois - il nocciolo del dibattito: «Vorrei che si cominciasse a discutere della faccenda “cosa fare di ciò che è rimasto della casa di Bustianu?” senza troppi manicheismi e senza la tendenza locale ad estremizzare. Quando si estremizza è solo perché manca il materiale storico, scientifico, psicologico, etico per mettere in campo gli argomenti. E occorre considerare la realtà così com’è non per un destino cinico e baro, ma perché frutto di altre, precedenti, diatribe alla nuorese, cioè frutto di discussioni accesissime, ma prive di sostanza. Sono diatribe di questo tipo che nei decenni hanno prodotto guasti incommensurabili: abbattimento delle vecchie carceri, del vecchio Comune, su tutti; e un solo, meraviglioso colpo di genio: Piazza Sebastiano Satta – argomenta Fois –. Nuoro ha più musei che reperti, come più libri di storia che storia. Ma va detto che proprio in virtù di tutto quanto ha rappresentato Bustianu per Nuoro usare lo spazio dove è cresciuto come centro del rapporto tra i visitatori, ma anche tra i cittadini, e questa città non mi pare uno svilimento. Credo che lui stesso, una volta superato lo shock del constatare com’è stata ridotta la sua casa, ne sarebbe contento». Fois poi riflette sugli errori del passato che ovviamente non bisognerebbe più commettere. «Abbiamo della storia un’opinione assai domestica, demoliamo il nostro passato senza un’ipotesi: l’alluminio anodizzato del Banco di Sardegna, l’assetto bunker, autosalone della “nuova” Biblioteca Satta, il “centro polifunzionale” al posto delle vecchie carceri. Pensateci un po’ un luogo pubblico diventa un luogo privato, un obbrobrio in pieno Corso; una visuale, forse la più bella da Piazza Aspromonte a Badde Manna, viene coperta da un edificio che non poteva mai essere più bello del paesaggio che stava annullando». Fois chiede alla politica di ascoltare la città per poi concludere con una stilettata degna del miglior polemista: «Chi amministra un luogo delicato come Nuoro ha il dovere di conoscere l’incredibile, trascurato, materiale umano che ha a disposizione, consultarlo, metterlo in campo, tenerne conto. Lasciamo che, anche in nome di Bustianu, questo paesone si renda conto del suo valore e decida di diventare, finalmente, una città».
La questione sollevata dall’ex sindaco di Nuoro e valente intellettuale Annico Pau, convinto assertore di riportare in quel luogo arredi, beni del vate di Barbagia, conta su diversi proseliti tra questi il professor Ugo Collu, attento conoscitore dell’universo sattiano e che quando guidò trent’anni fa la biblioteca Satta fece delle azioni importanti. «Nel 1984 mi recai a Montecatini per discutere i dettagli della donazione dello studio del poeta. Al Comune, per la Biblioteca intitolata al poeta, già dal 1978 erano stati consegnati i manoscritti. Allora in occasione del 70esimo anniversario della morte, Vindice (figlio del poeta) aveva deciso di donare anche lo studio e dovevamo organizzarne il trasporto. Il mobile e ancora un gran numero di libri dovevano andare in Biblioteca (non era ancora Consorzio), in uno spazio autonomo della Sezione sarda. Ma in attesa di miglior collocazione», dice Collu che rivela alcuni ricordi rimasti impressi dopo quell’incontro.
«Gli balenai che la casa natale sarebbe stata la sede più naturale, pensando spontaneamente di aderire al suo auspicio, invece lo vidi storcere il naso. Lo rattristava non solo l’abbandono in cui versava quella casa, ma soprattutto il degrado dell’ambiente circostante. Mi disse che nell’ultima visita ne aveva provato “pena e dolore”. Quel gioiello di Piazza Satta nell’abbandono così indecoroso lo reputava “lesivo anche del prestigio del poeta”. Aveva già d’altronde espresso che sarebbe stato contento di ricollocare nella casa natale i mobili dello studio, “solo a condizione che la Piazza esca dal suo stato di abbandono”. Quel che penso è scontato. Sono testimone della generosità e della fiducia che Vindice ha sempre nutrito per la città che amava e sono testimone della fiducia sincera verso gli amministratori. A me personalmente negli incontri aveva confidato il suo segreto più grande. Aveva estratto tremante dal cassetto della sua scrivania, le circa 700 sue poesie. Ne lessi alcune a voce alta e ricordo il suo pianto quando ne lodai la bellezza. Le teneva al chiuso “per paura del padre”. Me le affidò. Della prima raccolta (“Parole a una donna bella”, Trois 1984) poté vedere solo le bozze, perché mancò nel febbraio del 1984. Le altre due raccolte “Il giorno qualunque” e “Una solitudine” sono state pubblicate per il centenario della morte di Sebastiano da Il Maestrale, nel 2014. La riconoscenza e il rispetto per questa famiglia non dovrebbe incontrare titubanze. La generosità continua anche con Massimo Satta (figlio di Vindice), che in occasione del centenario del nonno mi ha incaricato di consegnare al Comune gli ultimi ricordi che avevano ancora in casa a Montecatini: tre dipinti firmati “Sebastiano Satta”. Li consegnai al sindaco Alessandro Bianchi e all’assessore Leonardo Moro. Anche questi dipinti potrebbero essere esposti nella casa natale, in ambiente idoneo ad ospitare stabilmente (almeno per ora) lo studio», conclude Collu. Da Nuoro è arrivato alla via Emilia - dove vive lo scrittore Marcello Fois - il nocciolo del dibattito: «Vorrei che si cominciasse a discutere della faccenda “cosa fare di ciò che è rimasto della casa di Bustianu?” senza troppi manicheismi e senza la tendenza locale ad estremizzare. Quando si estremizza è solo perché manca il materiale storico, scientifico, psicologico, etico per mettere in campo gli argomenti. E occorre considerare la realtà così com’è non per un destino cinico e baro, ma perché frutto di altre, precedenti, diatribe alla nuorese, cioè frutto di discussioni accesissime, ma prive di sostanza. Sono diatribe di questo tipo che nei decenni hanno prodotto guasti incommensurabili: abbattimento delle vecchie carceri, del vecchio Comune, su tutti; e un solo, meraviglioso colpo di genio: Piazza Sebastiano Satta – argomenta Fois –. Nuoro ha più musei che reperti, come più libri di storia che storia. Ma va detto che proprio in virtù di tutto quanto ha rappresentato Bustianu per Nuoro usare lo spazio dove è cresciuto come centro del rapporto tra i visitatori, ma anche tra i cittadini, e questa città non mi pare uno svilimento. Credo che lui stesso, una volta superato lo shock del constatare com’è stata ridotta la sua casa, ne sarebbe contento». Fois poi riflette sugli errori del passato che ovviamente non bisognerebbe più commettere. «Abbiamo della storia un’opinione assai domestica, demoliamo il nostro passato senza un’ipotesi: l’alluminio anodizzato del Banco di Sardegna, l’assetto bunker, autosalone della “nuova” Biblioteca Satta, il “centro polifunzionale” al posto delle vecchie carceri. Pensateci un po’ un luogo pubblico diventa un luogo privato, un obbrobrio in pieno Corso; una visuale, forse la più bella da Piazza Aspromonte a Badde Manna, viene coperta da un edificio che non poteva mai essere più bello del paesaggio che stava annullando». Fois chiede alla politica di ascoltare la città per poi concludere con una stilettata degna del miglior polemista: «Chi amministra un luogo delicato come Nuoro ha il dovere di conoscere l’incredibile, trascurato, materiale umano che ha a disposizione, consultarlo, metterlo in campo, tenerne conto. Lasciamo che, anche in nome di Bustianu, questo paesone si renda conto del suo valore e decida di diventare, finalmente, una città».
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