Leonardo in tv, imprecisioni e tanta noia

Troppi errori rovinano la storia affascinante  dell’uomo, dell’artista e del geniale scienziato 

La fiction su Leonardo attualmente in onda su Rai 1 sta riscuotendo un notevole successo di pubblico ed è stata seguita da milioni di telespettatori forse curiosi di sapere se l’artista fiorentino sarà alla fine assolto dall’accusa di aver ucciso la sua amica Caterina da Cremona. Rimproverato dal padre di essere un fallito, dal banchiere Amerigo Benci di aver eseguito un pessimo ritratto della figlia e arrestato con l’accusa di sodomia, il Leonardo della fiction non sembra cavarsela molto bene. Fortunatamente si tratta di invenzioni degli autori, che hanno ambiguamente giocato tra verità storiche (poche) e finzioni sceniche (molte).

FICTION E REALTÀ

Operazione del tutto legittima, senza dubbio, giustificata dalla necessità di imbastire un prodotto per il mercato internazionale che possa rispecchiare i gusti di un pubblico ormai abituato a fiction dalla trama serratissima e che non lesinano ambientazioni sontuose. L’ambiguità dell’operazione risiede nel disclaimer finale nel quale si avvisa che la serie è ispirata a eventi realmente accaduti. Tuttavia, gran parte della storia è invece stata inventata per creare una trama avvincente o modificata artatamente fino a riscrivere gli eventi. Il problema è che gran parte del pubblico non è probabilmente in grado di districarsi in questo incastro abilmente costruito di invenzioni e fatti reali che hanno riguardato non solo la vita di Leonardo ma il Rinascimento.

ROZZO GARZONE

Utilizzare un’icona dell’immaginario collettivo come Leonardo per trasformarlo in un rozzo garzone, timoroso e preda degli eventi è però un’operazione che può generare qualche problema. Leonardo era un giovane bellissimo, dai modi gentili, grande affabulatore in grado di affascinare i grandi del suo tempo. Il re di Francia Francesco I lo invitò solo per il piacere di poter conversare con lui, l’uomo che «sapeva tutto e voleva conoscere tutto». Un gentiluomo un po’ misantropo, concentrato nei suoi studi e nei suoi progetti, in gran parte destinati a rimanere sulla carta ma talmente visionari e anticipatori dei tempi che ancora oggi ne rimaniamo affascinati. La descrizione di Leonardo che ne fa Giorgio Vasari nelle sue Vite ci riporta l’immagine del grande fascino che circondava Leonardo: «Egli con lo splendore dell’aria sua, che bellissima era, rasserenava ogni animo mesto, e con le parole volgeva al sì et al no ogni indurata intenzione».

RITRATTO IMPRECISO

Purtroppo la fiction ci trasmette un’immagine molto diversa. Un lato del carattere di Leonardo viene inoltre sottolineato con grande enfasi, ossia la sua supposta omosessualità. In una scena molto cruda Leonardo bacia un altro uomo in pubblico, addirittura sotto lo sguardo di Ludovico il Moro. Niente di più improbabile, considerando che l’accusa di sodomia poteva costare molto cara, pure in un’epoca di grande libertà sessuale come il Rinascimento. Leonardo viene inoltre incarcerato a Firenze sempre per sodomia.

ABILE MIX

Anche in questo caso si tratta di un abile mix di realtà e invenzione. Leonardo, assieme ad altri giovani, tra cui un nipote di Lorenzo il Magnifico, venne in effetti accusato in una denuncia anonima di sodomia. Si trattava però probabilmente di una denuncia strumentale volta a colpire politicamente la famiglia Medici e per questo fu subito archiviata senza conseguenze per Leonardo. Leonardo non si sposò, non ebbe figli e non ci sono tracce di sue relazioni sentimentali, anche se è stata trovata tra le sue carte una nota con le spese per una prostituta. Una personalità molto complessa e difficilissima da decifrare, e proprio questa è una delle ragioni del grande fascino che ancora esercita a distanza di cinque secoli. Un’ambiguità con la quale Leonardo sembra voler giocare e non solo con il sorriso della Gioconda; in Leonardo anche il dipinto di un santo, come San Sebastiano, sembra divenire un gioco iconico dove sfumare non solo i colori ma anche il senso della realtà stessa.

LA STORIA E L’AUDIENCE

Raccontare tutto questo in uno sceneggiato è ovviamente quasi impossibile, ci si domanda però fino a che punto un’operazione di riscrittura della storia per seguire i supposti gusti del pubblico internazionale sia accettabile. Al di là della riscrittura degli eventi, opinabile ma commercialmente giustificabile, restano però gli errori grossolani che purtroppo costellano lo sceneggiato. Quando Andrea Verrocchio descrive nella sua bottega la palla dorata che andrà a suggellare la fine della costruzione della cupola del Brunelleschi ne parla come di un oggetto di 2,5 metri di diametro e 18 tonnellate. L’effetto è abbastanza esilarante, visto che Verrocchio anticipa di qualche secolo l’introduzione del sistema metrico decimale.

LUDOVICO IL MORO

Un Leonardo “teso come una corda di violino”, quando i violini non erano ancora in uso è pure un’altra stranezza. Le falsificazioni storiche sono moltissime, ad esempio il padre di Ginevra de Benci, alla quale Leonardo farà uno dei più straordinari ritratti femminili della storia, è già morto quando consegnerà il quadro e quindi non avrebbe potuto insultarlo per questo. Giangaleazzo Sforza, viene fatto morire adolescente avvelenato dallo zio, Ludovico il Moro, morirà in realtà a venticinque anni, in circostanze mai chiarite ma lasciando una moglie, la principessa Isabella d’Aragona, e figli. A proposito della principessa Isabella, secondo una studiosa tedesca sarebbe stata l’amante e poi la sposa segreta di Leonardo dal quale avrebbe avuto ben cinque figli. Peccato non abbiano usato questa storia come trama per la fiction su Leonardo, sicuramente si sarebbe almeno in parte riscattata della pecca maggiore: una grande noia.

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