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«Ho dato la parola ai protagonisti»

«Ho dato la parola ai protagonisti»

L’autore spiega il metodo della sua ricerca, tra analisi e partecipazione

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OTTANA. «I miei genitori sono di Ottana, ma io non conoscevo bene il paese non avendoci mai vissuto. Sono partito dalla curiosità figlia del fatto che il problema del lascito dell’industria è sempre stato sulla bocca di tutti e che l’opinione pubblica ha sempre associato a quella fase storica solo aspetti negativi», spiega l’antropologo Andrea Francesco Zedda. Sarebbe stato facile adagiarsi sulla vulgata, ma uno sguardo antropologico e la voglia di apprendere l’hanno portato a esaminare in maniera scientifica racconti e documenti, tanto che l’esito a cui arriva il suo lavoro è completamente opposto: «In realtà sia le evidenze storiche che i ricordi delle tante persone che mi hanno raccontato quel periodo evidenziano che l’avvento dell’industria ha significato prima di tutto l’uscita dalla povertà, fatto che mai è emerso nei dibattiti politici che, per decenni, hanno fatto del “Caso Ottana” l’oggetto di una strumentalizzazione. L’antropologia, partendo proprio dai racconti, arriva a una chiave di lettura diversa. È per questo che è stato fondamentale dare ampio spazio alle parole dei protagonisti per poi rileggerle scientificamente».

E allora, ecco che quello stato che a parole viene tutt’oggi maledetto, perché piombato sulla piana di Ottana per portarvi un’illusione che non ha avuto futuro e ha lasciato dietro di sé macerie, è ancora oggi atteso. Del resto, tanti anni dopo la chiusura, aiuti economici e assistenziali di vario tipo hanno consentito al paese e ai suoi abitanti di non ripiombare in quella povertà, accompagnata da gravissimi problemi sanitari, che avevano conosciuto sino a qualche decennio prima.

Se lo Stato è allo stesso tempo considerato come nemico e come supporto, il tessuto sociale ha sentito l’esigenza di creare un’identità attorno a qualcosa che cancellasse la «brutta faccia» dell’industria. E l’ha trovato nel carnevale e nelle sue maschere. Riscoprendo la tradizione, forse nemmeno troppo radicata, il paese riesce a offrire un volto buono, capace persino di generare economia e di consentire a tutti di indicare quelle ciminiere come un successo effimero e una scomoda eredità da cui affrancarsi. (e.carta)

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