“Sulle orme di Clemente” : le emozioni di Antonio Marras per riaprire il Museo Sanna
Lo stilista ripropone la collezione del padiglione dedicato al mecenate. «Vi accompagno in un viaggio dentro un luogo che deve tornare alla città»
SASSARI. Il 21 maggio il Museo Giovanni Antonio Sanna riapre. La più importante istituzione museale della Sardegna settentrionale torna alla città dopo quasi 4 anni di chiusura e lo fa col botto, anzi con un’esplosione che spariglia cronologie ed etichette, spalanca le teche e ripropone le sale della Collezione Clemente attraverso una mostra intitolata “Sulle tracce di Clemente”, nata dalla mente visionaria di Antonio Marras.
«Era il 2018 quando l’allora direttrice Giovanna Damiani mi contattò per chiedermi di pensare a un progetto espositivo per queste sale del museo – racconta Antonio Marras –. Io e mia moglie Patrizia abbiamo cominciato a lavorarci con un certo timore, avevo paura che la mia incoscienza mi avrebbe portato verso un progetto difficile da accettare; ma non è andata così». Sullo sfondo la figura di Gavino Clemente, ebanista e designer, esponente di quella Sassari che dalla fine dell’Ottocento alla metà del secolo scorso, fu capace di legare la creatività all’impresa con straordinari risultati.
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Guidato dall’istinto. «Gavino Clemente regalò la sua eclettica collezione al museo cittadino nel 1947 – ha ricordato ieri durante la conferenza stampa di presentazione Elisabetta Grassi direttrice del Sanna – seguendo le orme dell’imprenditore Giovanni Antonio Sanna che donò la raccolta che diede vita negli anni Trenta, per volere della nipote, al museo. Due gesti di mecenatismo importanti. La collezione Clemente è composta da una serie di interessanti reperti archeologici e rari oggetti etnografici. Un arco temporale che arriva fino all’arte moderna. Un tesoro particolarmente fragile, per sua natura, che per questo motivo è sempre stato difficile esporre».
Impresa e creatività, arte e storia, sembra un passaggio di testimone naturale nelle mani dello stilista-artista Marras, che nel suo palmares ha svariate mostre e allestimenti di grande successo. Tra tutte da citare la grande mostra che Marras realizzò per la Triennale di Milano nel 2016. «Ho voluto seguire l’istinto, e l’istinto mi ha suggerito che un museo deve creare emozioni – spiega Marras – il luogo nel cuore più vivo della città, circondato da un meraviglioso giardino, non può essere solo la destinazione della gita scolastica. Esperienza che ho vissuto anche io ed è stata una delle poche volte in cui avevo visitato il museo. Ho lavorato proprio con questo obiettivo. Abbiamo costruito un tavolo di metallo lungo 25 metri che accoglie tutta una serie di oggetti che ho scelto perché mi hanno sorpreso e stimolato, non seguendo un percorso cronologico. Io non so nemmeno che giorno sia oggi, e devo dire che nemmeno mi interessa. In questo mi sono riconosciuto nell’approccio con gli oggetti di Gavino Clemente, un accumulatore come me, che ha raccolto che le cose più disparate seguendo un suo filo del tutto personale. Ancora una volta il mio cuore da rigattiere ha avuto il sopravvento».
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Dialogo tra epoche. Addio quindi a cronologie ed etichette, le cose, centinaia di reperti dialogano tra di loro seguendo la traccia dell’emozione nella mente di Antonio Marras. «Voglio accompagnare in un percorso che si snoda attraverso dei varchi, una soglia bianca verso un altrove nero, un tunnel dove gli oggetti e il racconto della loro memoria, galleggiano in uno spazio senza tempo. “Ballu tundu”, il totem di gonne tradizionali dell’abito sardo e 26 manichini vestiti di camicie bianche danno il benvenuto – spiega lo stilista –. Il percorso si snoda su due sentieri: il maschile, con gli strumenti del lavoro dell’uomo e quello femminile, l’universo della casa matriarcale. E poi il recupero di oggetti, la giustapposizione di abiti spaiati della collezione per creare qualcosa di completamente nuovo». Un mondo di incroci fertili come nella storia creativa di Marras.
«La nostra attività si svolge qui dove sono nato e cresciuto, che conserva ancora il fascino che nasce dalla mescolanza – spiega lo stilista –. Un miscuglio di lingue, culture, contaminazioni, stratificazioni, rendono questa isola così particolare. Da sempre il lavoro del poeta mi affascina, rifiuta le regole, viola i codici e dà voce all’inesprimibile. Tessuto e testo rimandano entrambi a una origine comune: tessere, intrecciare. Entrambi sono il risultato di intrecci: il tessuto, di fili di lana o cotone; la poesia, di parole».
Scrittori e storie. «Sento molto vicino lo scarto dalla norma grammaticale, l’uso libero e personale delle parole – aggiunge Marras –. In modo da creare giochi insospettati. Ed è questo l’approccio verso l’allestimento del padiglione Clemente. Ogni cosa si porta addosso una storia, e ho voluto affidare questi racconti a degli autori sardi. Antonella Anedda ha scritto una poesia ispirata al rarissimo Tappinu ’e mortu, il tappeto su cui si deponeva il corpo del defunto. Bianca Pitzorno ha dedicato un racconto a una tovaglia ricamata, una conversazione con se stessa che ha stimolato l’idea del suo ultimo libro. Francesco Abate ha scritto sulla maschera apotropaica; Flavio Soriga sul pugnale nuragico a elsa gammata, Marcello Fois ha creato un poemetto sul cranio trapanato ed Elvira Serra è stata ispirata dalla stele funeraria a specchio. Racconti ed emozioni che vengono accompagnati dalla musica che Paolo Fresu ha composto per l’occasione. Il mio sogno è emozionare – ripete Marras – creare empatia tra museo e città. Vorrei che fosse un luogo dove trovare la cultura ma anche incontrarsi per bere un caffè, come succede in tutto il mondo. Immagino che questa mostra susciterà discussioni, approvazione e critiche. Ma io penso che sia meglio essere turbati piuttosto che indifferenti».
Fondamentale il contributo della Fondazione di Sardegna: «Abbiamo stanziato 600mila euro 250mila sono andati a questa iniziativa e abbiamo lavorato a un protocollo d’intesa su un settore che consideriamo strategico: quello della riapertura dei musei» ha detto ieri Salvatore Rubino, vicepresidente della Fondazione.
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