Al Colosseo spettacoli in un’arena hi-tech
di Silvia Lambertucci
Ieri il ministro Franceschini ha presentato l’avveniristico progetto: «Si tratta di una sfida dell’Italia»
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ROMA. Un pavimento in legno super tecnologico e green, con un sistema di pannelli dall’anima in fibra di carbonio che, muovendosi e ruotando garantiranno sia la vista dei sotterranei sia la loro ventilazione. Ecco come sarà nel 2023 la nuova arena del Colosseo, la sfida più ambiziosa e contestata del ministro della cultura Franceschini. «Una struttura estremamente leggera e completamente reversibile» assicurano i progettisti di Milan Ingegneria, la società veneziana che ha vinto, in gruppo con altri specialisti, il bando di gara lanciato da Invitalia per la realizzazione dell’intervento, finanziato dal 2015 con 18,5 milioni di euro. «Un progetto ambizioso che aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche recuperando l’immagine originale del Colosseo e restituendogli anche la sua natura di complessa macchina scenica», lo definisce il ministro che questa idea l’ha presa a cuore dal 2014 rilanciando l’input dell’archeologo Daniele Manacorda. E che oggi torna sulla possibilità di sfruttare l’arena ritrovata anche per eventi «di alto spessore», iniziative culturali o di spettacolo di caratura internazionale. «So che le polemiche non mancano – ammette il ministro –, il Colosseo è il nostro monumento simbolo è giusto che si discuta. Ma è una grande sfida dell’Italia». Tant’è, quello che è stato presentato ieri è l’idea, il progetto di massima, ci vorranno altri mesi per mettere a punto quello che architetti e ingegneri definiscono «l’esecutivo» e contemporaneamente dovrà essere lanciato un altro bando di gara per individuare l’impresa che lo costruirà. Ma i tempi a questo punto sono abbastanza contenuti, la nuova arena del Colosseo, anticipa la direttrice del parco archeologico Alfonsina Russo, dovrebbe essere realizzata entro il 2023.
L’annuncio ha provocato reazioni le più diverse, fra le quali anche alcune polemiche. «Ottime professionalità messe al sevizio di un pessimo progetto», ad esempio, è il giudizio lapidario dello storico dell’arte Tomaso Montanari. «Demagogico, populista, antistorico – sostiene Montanari –. Perché ignora che i monumenti sono cose vive, da conoscere e amare in sé e non location per intrattenimento a pagamento. Una politica in cerca di facili consensi lascia andare in malora il patrimonio diffuso e si accanisce sui feticci».
L’annuncio ha provocato reazioni le più diverse, fra le quali anche alcune polemiche. «Ottime professionalità messe al sevizio di un pessimo progetto», ad esempio, è il giudizio lapidario dello storico dell’arte Tomaso Montanari. «Demagogico, populista, antistorico – sostiene Montanari –. Perché ignora che i monumenti sono cose vive, da conoscere e amare in sé e non location per intrattenimento a pagamento. Una politica in cerca di facili consensi lascia andare in malora il patrimonio diffuso e si accanisce sui feticci».
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