Marisa Laurito: «Da Eduardo a Renzo la mia vita scapricciata accanto ai più grandi»

L’attrice napoletana compie 70 anni e si racconta in un libro «Con De Filippo ho fatto la stalker. Guardo poco la tv di oggi»

Sognare e sudare per fare in modo che i sogni si realizzino. È sempre stato questo il motto di Marisa Laurito. Un mix di desideri e fatica che le ha permesso di fare teatro con Eduardo, tv con Arbore e Celentano, cinema con Banderas. E a 70 anni l’attrice napoletana continua a portare avanti la sua filosofia di vita. «Una vita scapricciata», la sua, per citare il titolo del suo libro edito da Rizzoli.

Il 19 aprile ha compiuto 70 anni: qual è stato il suo primo pensiero?

«Veramente non ci ho pensato. Io ritengo che il tempo non esista. La cosa importante è quanto ancora il cuore possa palpitare e la mente progettare. Quello è il tempo reale. Non ho mai dato peso all’età, non so neanche quanti anni hanno le persone che mi stanno accanto. Non me ne frega nulla».

Quindi l’uscita del libro a ridosso del suo compleanno è del tutto casuale?

«Sì, doveva uscire a dicembre, ma non ce l’ho fatta a finirlo. Ma io adoro tutte le cose fatte in primavera, sarà che ci sono nata».

Perché una vita scapricciata?

«Perché nella mia vita ho sempre tentato di fare quello che ho voluto. Volevo fare l’attrice e l’ho fatto. I compromessi ci sono, minimi, ma ci sono. Bisogna avere molto ottimismo nel richiedere le cose, ma occorre anche lavorare per ottenerle».

Nel libro racconta di essersi sottoposta a sedute di ipnosi regressiva e ha scoperto di avere avuto più vite.

«Non è che io nell’ipnosi ci creda fortemente, ma diciamo che spero nelle vite precedenti e in quelle future. Fare la regressione è una cosa molto utile perché aiuta, è come fare una grande autoanalisi. Che ci si creda o meno, farlo è stato molto interessante, mi ha aiutato a sciogliere i nodi di questa vita».

Lei crede in Dio?

«Non sono cattolica e considero la religione l’oppio dei popoli. Ma ognuno di noi ha diritto al proprio misticismo. Io credo nell’energia dell’amore e basta».

Voleva fare l’attrice e ha debuttato con Eduardo.

«L’ho inseguito, spiato. Se fosse esistito lo stalking sarei stata una stalker. L’ho fatto con tenacia e timidezza. Non lo disturbavo, lo scrutavo. Io credo nella legge d’attrazione: se uno crede in una cosa e la porta avanti con forza riesce a realizzarla».

Com’era Eduardo?

«Un grande personaggio che amava il suo lavoro. Lo faceva con molta tenacia, aveva una grande disciplina e la richiedeva. Era severo: in compagnia si lavorava come in fabbrica».

L’incontro della sua vita è quello con Renzo Arbore.

«Avevo fatto “La mazzetta” con Luciano De Crescenzo. Tra noi fu amore a prima vista, ma sempre amicale. Abbiamo iniziato a vederci con frequenza. Lui era molto amico di Renzo, anche io l’ho conosciuto ed è nata un’amicizia. Lui stava preparando “Quelli della notte”, mentre io ero stata appena presa come primadonna del Bagaglino, che si diceva portasse molto bene. Ma accettai la proposta di Renzo, lasciando un ruolo da protagonista faticosamente guadagnato negli anni per una cosa di cui nessuno sapeva nulla».

“Quelli della notte” fu un successo di cui ancora si parla: che clima c’era tra di voi?

«Assoluto cazzeggio. Ci divertivamo moltissimo insieme e riuscivamo a divertire gli altri. Quello è stato il nostro segreto».

Fantastico: fu difficile lavorare con Celentano ?

«È stato facilissimo. Adriano è un personaggio straordinario, pieno di vita, di brio. Uno che vuole fare tutto quello che vuole e fortunatamente per lui ci riesce. Adriano - come anche Claudia - è una persona speciale».

In quel Fantastico c’era anche Massimo Boldi, che recentemente ha detto che Fedez è il nuovo Celentano, perché può dire e fare quello che vuole.

«Celentano è un artista allo stato puro. È vero, anche Fedez racconta cose sul sociale, ma non so quanto ci creda».

È stata anche in gara a Sanremo.

«Non mi sentivo una cantante, ero lì per divertirmi. E la canzone mi piaceva moltissimo».

Era “Il babà è una cosa seria”. Che ruolo ha la cucina nella sua vita?

«Rappresenta la socialità. Non tanto per la cucina in sé, ma perché intorno a un tavolo ci si ritrova a parlare, a divertirsi. La cucina è un mezzo per accogliere, stare bene insieme, creare, discutere. In questo periodo di Covid mi manca moltissimo».

Nella sua carriera c’è anche il cinema. E nel 1991 un film con Antonio Banderas.

«Il produttore esecutivo viveva fuori dall’Italia, mi vide sulla copertina di un giornale e mi venne a trovare. Accettai di fare il film e gli dissi che Banderas sarebbe stato perfetto per il ruolo di mio fratello. Andai io a trovarlo in Spagna e lui disse sì. Banderas è una persona stupenda, spiritosissimo, pieno di vita e creatività, molto alla mano».

Dopo un decennio tra Rai e Mediaset dirada i suoi impegni in tv: una sua scelta?

«È cambiata la tv e io non mi sono più ritrovata in un ambiente e in una situazione che mi piaceva tantissimo».

Cosa guarda oggi in tv?

«Film, fiction e la poca tv bella che c’è. Fazio, Gomez, Piazza pulita, la Gruber. Purtroppo non ci sono trasmissioni interessanti date alle donne».

È vero che Bud Spencer le salvò la vita?

«In qualche modo forse sì. Volevo andare a volare con il deltaplano, ma lui mi ha praticamente proibito di prendere la prima lezione. Mi ha portata a pranzo e mi ha elencato tutti i modi in cui sarei potuta morire. Appena finito di mangiare gli dissi: avverto il maestro che non vado più. E lui: l’ho già avvisato io».

Frequenta la Sardegna?

«La amo molto. Ma non vado nei posti vip, meglio le zone in cui c’è meno gente: l’isola di Santa Maria, Arbatax, Piscinas».

Cosa è Napoli per lei?

«Nel libro dedico a Napoli 10 capitoli. È la terra in cui sono cresciuta e in cui vorrei rivivere se avrò altre vite. È una città vitale, piena di creatività. E poi ha una montagna sacra, il Vesuvio, che può esplodere da un momento all’altro. A Napoli camminiamo su una terra energetica, pronta a combinarne di tutti i colori. I napoletani sono un popolo destinato a vivere ogni giorno come fosse l’ultimo».



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