La Nuova Sardegna

Carl Stein: «In quella piazza le idee di Nivola e di mio padre»

Paolo Curreli
Carl Stein: «In quella piazza le idee di Nivola e di mio padre»

Il playground dei cavallini a New York, parla l’architetto che si batte per salvare il progetto

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I colpi di mazza sui cavallini nella grigia e fredda mattina dell’8 marzo scorso, sulla piazza delle Wise Towers a New York, sono risuonati come una lugubre campana un segnale che però ha risvegliato l’attenzione del mondo sul lavoro di Nivola.

Gli operai, impegnati nella ristrutturazione del sito, quel giorno avevano brutalmente staccato i cavallini che l’artista di Orani, newyorchese dal 1939 anno del suo rifugio in fuga dal fascismo con la moglie ebrea Ruth Guggenheim, aveva pensato nel 1964 insieme all’architetto Richard Stein per rendere “parco giochi” e non un freddo monumento la piazza che si apre davanti alle grandi torri di appartamenti. Quel progetto fu il più importante tra quelli rivolti all’arte pubblica che Nivola realizzò con l’architetto Stein negli Usa.

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Luoghi per la gente. Solo due anni dopo, nel 1966, il Comune di Nuoro affidò ai due amici – con un coraggio d’altri tempi ormai dimenticato –, la realizzazione della straordinaria Piazza Satta nel cuore della città. Dietro i due lavori si intuisce la stessa ispirazione mossa dall’ottimismo e dalla speranza che quella generazione dilaniata dalla guerra e dal totalitarismo aveva nei confronti dell’umanità. Le due piazze sfuggono al monumentale, a New York ispirano con i cavallini i giochi dei bambini, accompagnano la vita col rumore soffuso delle fontane, come a Nuoro accolgono le chiacchiere delle persone nelle arrotondate panchine di pietra, omaggiando il poeta senza issarlo su un piedistallo ma inglobando la sua figura nella pietra-madre sarda. Il pensiero di Costantino Nivola, la sua idea della piazza nuorese come un luogo di incontro e di memoria degli uomini è descritta bene dall’epistolario che l’artista tenne in quegli anni col geometra del Comune di Nuoro, che altri non era che il commediografo e poeta Romano Ruju, autore tra l’altro dell’opera teatrale “Su connottu”.

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Un sogno su cui è passato come un bulldozer il cantiere destinato a riqualificare la piazza di New York. Una mancanza di attenzione che non aveva fatto i conti con l’affetto dei residenti per la “loro” piazza – significativo sigillo sul successo dell’idea progettuale di Stein e Nivola – e dall’indignazione dei tantissimi, si è scoperto, che nel mondo amano l’arte di Costantino Nivola e il pensiero architettonico di Richard Stein.

Il Museo Nivola di Orani è stato il catalizzatore della protesta per la salvaguardia del play ground, dalle sue pagine social le voci indignate per il gesto sconsiderato sono rimbalzate nel mondo. La Fondazione intitolata all’artista si è fatta carico di incontrare i responsabili del cantiere, che si sono subito resi disponibili per diversi incontri che hanno visto “sentinella” dello spirito del progetto Carl Stein, architetto figlio di Richard e membro della commissione scientifica della Fondazione Nivola.

Lo stato del progetto. «Attualmente è in fase di progettazione il restauro delle sculture di Nivola nel playground di Stephen Wise – ci spiega lo stato attuale del cantiere l’architetto Carl Stein da New York –. La società di gestione, il loro architetto paesaggista e io abbiamo lavorato su un approccio schematico per mantenere intatti gli elementi principali del design originale, migliorando ed espandendo i servizi. Il design stesso è ancora in fase di sviluppo. Il costruttore ha incaricato un restauratore di studiare le opzioni per ripristinare la qualità della superficie della scultura. Negli anni '60 e '70, queste superfici furono dipinte per coprire i graffiti realizzati con le bombolette spray».

Un’apertura al dialogo molto importante e una attenzione nuova per l’integrità del progetto da parte dell’azienda che si occupa della ristrutturazione ma senza, pare, ancora garanzie chiare sulla realizzazione finale. «La mia speranza è che le sculture siano restaurate e ricollocate nelle loro posizioni originali con abbastanza spazio aperto per apprezzarle – confessa Carl Stein, che della restituzione integrale della piazza ha fatto la sua bandiera –. Per i cavallini, che furono gravemente danneggiati poco dopo l'apertura del parco giochi nel 1964, l’opzione migliore potrebbe essere quella di rifarli. Che siano restaurati o ricreati, l’intenzione è, comunque, di riposizionarli nella loro posizione originale. Un’ulteriore indagine affronterà la possibile riattivazione della scultura- fontana. Saranno introdotte ulteriori attrezzature da gioco e altri servizi per interagire con i pezzi di Nivola senza comprometterne l'integrità visiva».

Lavoro e amicizia. Forti idee comuni, intensa collaborazione, che rapporto esisteva, oltre il tavolo da disegno, tra Richard e Costantino? «Costantino (Tino come lo chiamavano tutti) Nivola e Richard Stein, mio padre, hanno collaborato alla progettazione di diversi locali pubblici a New York City oltre a Piazza Satta a Nuoro – racconta Carl Stein –. L’intenzione era quella di creare eventi che incoraggiassero i visitatori a interagire con l’arte. Ciò includeva non solo le sculture e gli affreschi, ma anche gli spazi formati da edifici, strade, muri e altri oggetti urbani. Erano profondamente consapevoli delle esperienze dinamiche risultanti dal movimento dei visitatori di queste creazioni».

Cibo e vino. Una comunione di intenti e condi visione della vita. «Oltre ad essere colleghi professionisti, Tino e mio padre erano amici intimi – conferma l’architetto, con la soddisfazione di essere stato testimone di un’amicizia davvero speciale –. I loro progetti insieme hanno coinvolto centinaia di ore di discussioni, spesso con schizzi condivisi e spesso in contesti informali. Tino credeva fermamente in un ambiente di lavoro ricco di cibo e vino. La creazione artistica era un processo vitale essenziale. Le famiglie Nivola e Stein trascorrevano molto tempo insieme. Oltre alle collaborazioni di Tino e mio padre, Ruth Nivola, una straordinaria designer di gioielli e mia madre, Ethel Stein, una tessitrice a mano di fama internazionale, erano amiche per tutta la vita, condividendo idee sulle proprie forme d’arte. Fin dai miei primi ricordi, i figli di Nivola, Claire e Pietro, furono tra i miei compagni». Nel racconto pieno di affetto di Carl Stein traspare un’atmosfera di condivisione, il lavoro inteso come scambio, collaborazione, l’amicizia come empatia, idee che ben si sposano con l’arte pubblica. Come se la maniera di lavorare dei due fosse già un anticipo di dell’arte per tutti. «L’arte per gli spazi pubblici è speciale in quanto è completamente integrata nella vita quotidiana – spiega a proposito Carl Stein –. Cioè, viene sperimentata nel corso delle attività quotidiane ed evita la disconnessione insita nelle esposizioni di musei o gallerie. L’arte pubblica si confronta con un’ulteriore sfida: dover mantenere la sua chiara identità in mezzo a distrazioni complesse».

Spirito comunitario. Forse Nivola riportava uno stile di vita e una maniera di abitare gli spazi condivisi tipica del Mediterraneo. «Come ho notato prima, Tino vedeva l’arte come una componente essenziale della vita che, al suo meglio, era inseparabile da tutto il resto – sostiene l’architetto statunitense –. Se si pensa allo “spirito di comunità dei paesi del Mediterraneo” come implicante l’esperienza di gran parte della vita in luoghi aperti e condivisi, allora tutti i suoi progetti pubblici promuovono questa visione. Ad esempio, i cavallini del parco giochi Stephen Wise invitano i bambini a giocare sull’arte. Questa intimità tra le opere e gli spettatori, che rende l’arte accessibile in modo univoco, forma una comprensione che l’arte è parte integrante della vita, qui in tenera età. Allo stesso modo, le installazioni di Tino in Piazza Satta offrono incontri a sorpresa con le figure di bronzo infilate nei massi – conclude l’architetto Stein –. Non so se si possa dire che questo appartenga solamente al Mediterraneo, ma è uno stile di vita che certamente si ritrova in questa cultura».

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