Gli 80 anni del Menestrello
Una vignetta dei Peanuts datata 1971 riffigura Linus e Charlie Brown mentre, con le braccia appoggiate su un muretto, si scambiano riflessioni esistenziali. «Bob Dylan questo mese compie trent’anni»,...
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Una vignetta dei Peanuts datata 1971 riffigura Linus e Charlie Brown mentre, con le braccia appoggiate su un muretto, si scambiano riflessioni esistenziali. «Bob Dylan questo mese compie trent’anni», dice il primo. «È la cosa più deprimente che io abbia mai sentito», gli risponde sospirando l’amico con la testa tonda, a significare che un eroe rivoluzionario non dovrebbe mai invecchiare. Gli eroi son tutti giovani e belli, del resto. E invece il menestrello del Minnesota che inventò il folk-rock regalandoci poesie musicate degne di un Nobel, esattamente domani spegnerà ottanta candeline. Così ti vengono in mente gli ultimi versi di uno dei suoi tanti capolavori, “Forever young”: «Quando i venti del cambiamento soffieranno possa il tuo cuore essere sempre gioioso, possa la tua canzone essere sempre cantata. Che tu possa restare sempre un ragazzo».
Con Suze Rotolo
E poi pensi a quella meravigliosa copertina dell’album “The Freewheelin” (da tradurre più o meno “a ruota libera”) con l’immagine del ventiduenne Bob infreddolito e a passeggio sottobraccio con Suze Rotolo, la sua fidanzata dell’epoca. La foto venne scattata nel febbraio 1963 – qualche settimana dopo il ritorno della Rotolo dal suo viaggio in Italia – dal fotografo Don Hunstein all’angolo tra Jones Street e la West 4th Street nel Greenwich Village, a New York, vicino all’appartamento dove ai tempi viveva la coppia. Brividi. Anche perché quello stesso disco si apre con “Blowin’ in the wind”, il brano manifesto degli anni Sessanta capace di cambiare per sempre la percezione che il pubblico aveva di Dylan: non più uno dei tanti folksinger statunitensi, bensì un artista internazionale portavoce della gioventù disillusa. Non è dato sapere dove, come e con chi Mister Tamburine trascorrerà questo specialissimo compleanno, ma è certo che – pandemia permettendo – i suoi innumerevoli fan lo celebreranno in tutto il mondo con tributi che ne ripercorreranno la strepitosa carriera artistica.
Gli esordi
Bob Dylan (il cui vero nome è Robert Allen Zimmermann) nasce nel 1941 a Duluth, in Minnesota, da una famiglia di origini ebraiche. Il giovane Bob sviluppa un’autentica passione per la musica rurale americana, country e blues, e per il nascente rock’n'roll. Studente universitario a Minneapolis, per esibirsi nei locali folk e rock cittadini sceglie il nome di Bob Dylan mutuandolo, si dice, da quello del poeta Dylan Thomas. Attratto dai fermenti culturali della New York di inizio anni Sessanta, vi si trasferisce sulle orme del suo idolo Woody Guthrie, il maggiore interprete della canzone folk di protesta tra gli anni Trenta e Cinquanta.
Greenwich Village
La fama che si crea attorno al giovane Bob al Greenwich Village lo porta a registrare nel 1961 l'album “Bob Dylan”, che ancora lo vede legato alla tradizione popolare di cui ripropone alcuni classici. L'anno successivo, tuttavia, mette a fuoco le proprie ambizioni di cantautore e pubblica quello che viene considerato il suo gioiello, “The Freewheelin’ Bob Dylan”, album che contiene brani divenuti veri e propri inni generazionali (oltre a “Blowin’ in the wind” anche “Masters of war”, “A hard rain's a-gonna fall”, fortemente influenzati dalla tensione politica e sociale scatenata dalla guerra fredda e dal conflitto del Vietnam. Sono anni d’oro per il cantautore, che nel 1963 dà alle stampe “The times they are a-changin”, culmine della popolarità negli ambienti progressisti americani. La solidarietà e la comunanza di valori con la cantautrice e attivista Joan Baez, con la quale ebbe una relazione, sottolineano l’impegno per i diritti civili.
Poco tempo dopo, per fuggire l'etichetta di cantautore politico, compone “Another side of Bob Dylan” (1964), dove l’approccio si fa più letterario e ricco di metafore, e “Bringing it all back home” (1965), in cui prende le distanze dal passato folk a favore di scelte più orientate verso il rock elettrico. Poesia ricca di humor e uno sguardo trasognato e talvolta surreale, accompagnati da una nuova consapevolezza rock’n'roll caratterizzano sia “Highway 61 revisited” (1965), trainato da uno dei singoli di maggiore successo di Dylan, “Like a rolling stone”, sia il seguente “Blonde on blonde” (1966), primo doppio album della storia del rock.
La svolta mistica
In seguito all’incidente stradale che nel 1966 mette a rischio la sua vita, Dylan abbraccia una visione più spirituale. L'album country “Nashville skyline” (1969) chiude il decennio della sua gloria e ne apre uno dove la sua produzione a detta dei critici si fa altalenante. Da ricordare l’album “Desire” (1976), trainato da “Hurricane”, una canzone di protesta sul caso del pugile di colore Rubin “Hurricane” Carter ingiustamente accusato di un omicidio. Ma dopo un'intensa attività dal vivo, a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, si assiste alla sua conversione alla religione dei Cristiani rinati, parentesi spirituale testimoniata da una manciata di album e poi contraddetta dall'uscita del significativo “Infidels” (1983). Gli anni Ottanta e Novanta vedono poi Dylan attraversare il momento del riflusso culturale, che si fa sentire negli Stati Uniti come in Europa, mantenendo sempre un livello qualitativo importante.
Il premio Nobel
Insomma, inizialmente portavoce delle esigenze di una generazione di fine anni Sessanta, l’artista ha saputo emanciparsi dai limiti della canzone di protesta per creare un nuovo linguaggio denso di riferimenti letterari, riportando il verso poetico al centro dell'attenzione del grande pubblico e confermandosi come uno dei più grandi narratori del Novecento. Anche per questo tra gli incalcolabili riconoscimenti che gli sono stati conferiti ci sono dieci Grammy Award, l’ Oscar nel 2001 per la canzone “Things have changed”, dalla colonna sonora del film “Wonder boys”, il Pulitzer nel 2008, la Legione d’Onore francese nel 2013 e il 13 ottobre 2016 persino il Premio Nobel per la letteratura.
Il concerto a Cagliari
Bob Dylan ha suonato davvero in ogni angolo del pianeta. E il 2 giugno del 2000 si esibì anche al molo Ichnusa di Cagliari davanti a diecimila spettatori entusiasti. L’artista sul palco sfoderò una grinta con un set intenso capace di lasciarsi alle spalle gli ultimi vent’anni della sua vita musicale e culturale per fare rotta decisa, indietro, verso la giovinezza. «Non un ripiegamento, semmai il desiderio di andare incontro al futuro con gli occhi del passato», scrisse l’inviato della Nuova Sardegna Walter Porcedda. «Pur di portarlo in Sardegna – racconta Massimo Palmas, organizzatore del live – noleggiammo un aereo privato. Al termine del concerto si chiuse nel suo camerino confermando la fama di personaggio schivo e scorbutico. Ma poi a sorpresa ne uscì sorridente e cominciò a scattare foto a tutte le persone che incontrava nel backstage, al pubblico e al mare che ci circondava».
Con Suze Rotolo
E poi pensi a quella meravigliosa copertina dell’album “The Freewheelin” (da tradurre più o meno “a ruota libera”) con l’immagine del ventiduenne Bob infreddolito e a passeggio sottobraccio con Suze Rotolo, la sua fidanzata dell’epoca. La foto venne scattata nel febbraio 1963 – qualche settimana dopo il ritorno della Rotolo dal suo viaggio in Italia – dal fotografo Don Hunstein all’angolo tra Jones Street e la West 4th Street nel Greenwich Village, a New York, vicino all’appartamento dove ai tempi viveva la coppia. Brividi. Anche perché quello stesso disco si apre con “Blowin’ in the wind”, il brano manifesto degli anni Sessanta capace di cambiare per sempre la percezione che il pubblico aveva di Dylan: non più uno dei tanti folksinger statunitensi, bensì un artista internazionale portavoce della gioventù disillusa. Non è dato sapere dove, come e con chi Mister Tamburine trascorrerà questo specialissimo compleanno, ma è certo che – pandemia permettendo – i suoi innumerevoli fan lo celebreranno in tutto il mondo con tributi che ne ripercorreranno la strepitosa carriera artistica.
Gli esordi
Bob Dylan (il cui vero nome è Robert Allen Zimmermann) nasce nel 1941 a Duluth, in Minnesota, da una famiglia di origini ebraiche. Il giovane Bob sviluppa un’autentica passione per la musica rurale americana, country e blues, e per il nascente rock’n'roll. Studente universitario a Minneapolis, per esibirsi nei locali folk e rock cittadini sceglie il nome di Bob Dylan mutuandolo, si dice, da quello del poeta Dylan Thomas. Attratto dai fermenti culturali della New York di inizio anni Sessanta, vi si trasferisce sulle orme del suo idolo Woody Guthrie, il maggiore interprete della canzone folk di protesta tra gli anni Trenta e Cinquanta.
Greenwich Village
La fama che si crea attorno al giovane Bob al Greenwich Village lo porta a registrare nel 1961 l'album “Bob Dylan”, che ancora lo vede legato alla tradizione popolare di cui ripropone alcuni classici. L'anno successivo, tuttavia, mette a fuoco le proprie ambizioni di cantautore e pubblica quello che viene considerato il suo gioiello, “The Freewheelin’ Bob Dylan”, album che contiene brani divenuti veri e propri inni generazionali (oltre a “Blowin’ in the wind” anche “Masters of war”, “A hard rain's a-gonna fall”, fortemente influenzati dalla tensione politica e sociale scatenata dalla guerra fredda e dal conflitto del Vietnam. Sono anni d’oro per il cantautore, che nel 1963 dà alle stampe “The times they are a-changin”, culmine della popolarità negli ambienti progressisti americani. La solidarietà e la comunanza di valori con la cantautrice e attivista Joan Baez, con la quale ebbe una relazione, sottolineano l’impegno per i diritti civili.
Poco tempo dopo, per fuggire l'etichetta di cantautore politico, compone “Another side of Bob Dylan” (1964), dove l’approccio si fa più letterario e ricco di metafore, e “Bringing it all back home” (1965), in cui prende le distanze dal passato folk a favore di scelte più orientate verso il rock elettrico. Poesia ricca di humor e uno sguardo trasognato e talvolta surreale, accompagnati da una nuova consapevolezza rock’n'roll caratterizzano sia “Highway 61 revisited” (1965), trainato da uno dei singoli di maggiore successo di Dylan, “Like a rolling stone”, sia il seguente “Blonde on blonde” (1966), primo doppio album della storia del rock.
La svolta mistica
In seguito all’incidente stradale che nel 1966 mette a rischio la sua vita, Dylan abbraccia una visione più spirituale. L'album country “Nashville skyline” (1969) chiude il decennio della sua gloria e ne apre uno dove la sua produzione a detta dei critici si fa altalenante. Da ricordare l’album “Desire” (1976), trainato da “Hurricane”, una canzone di protesta sul caso del pugile di colore Rubin “Hurricane” Carter ingiustamente accusato di un omicidio. Ma dopo un'intensa attività dal vivo, a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta, si assiste alla sua conversione alla religione dei Cristiani rinati, parentesi spirituale testimoniata da una manciata di album e poi contraddetta dall'uscita del significativo “Infidels” (1983). Gli anni Ottanta e Novanta vedono poi Dylan attraversare il momento del riflusso culturale, che si fa sentire negli Stati Uniti come in Europa, mantenendo sempre un livello qualitativo importante.
Il premio Nobel
Insomma, inizialmente portavoce delle esigenze di una generazione di fine anni Sessanta, l’artista ha saputo emanciparsi dai limiti della canzone di protesta per creare un nuovo linguaggio denso di riferimenti letterari, riportando il verso poetico al centro dell'attenzione del grande pubblico e confermandosi come uno dei più grandi narratori del Novecento. Anche per questo tra gli incalcolabili riconoscimenti che gli sono stati conferiti ci sono dieci Grammy Award, l’ Oscar nel 2001 per la canzone “Things have changed”, dalla colonna sonora del film “Wonder boys”, il Pulitzer nel 2008, la Legione d’Onore francese nel 2013 e il 13 ottobre 2016 persino il Premio Nobel per la letteratura.
Il concerto a Cagliari
Bob Dylan ha suonato davvero in ogni angolo del pianeta. E il 2 giugno del 2000 si esibì anche al molo Ichnusa di Cagliari davanti a diecimila spettatori entusiasti. L’artista sul palco sfoderò una grinta con un set intenso capace di lasciarsi alle spalle gli ultimi vent’anni della sua vita musicale e culturale per fare rotta decisa, indietro, verso la giovinezza. «Non un ripiegamento, semmai il desiderio di andare incontro al futuro con gli occhi del passato», scrisse l’inviato della Nuova Sardegna Walter Porcedda. «Pur di portarlo in Sardegna – racconta Massimo Palmas, organizzatore del live – noleggiammo un aereo privato. Al termine del concerto si chiuse nel suo camerino confermando la fama di personaggio schivo e scorbutico. Ma poi a sorpresa ne uscì sorridente e cominciò a scattare foto a tutte le persone che incontrava nel backstage, al pubblico e al mare che ci circondava».
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