La Nuova Sardegna

La rivoluzione di Angelica Grivel diventa film

di Giacomo Mameli
La rivoluzione di Angelica Grivel diventa film

Ispirato all’opera prima della giovane scrittrice, sarà girato tra la Sardegna e il Lazio

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Il libro - opera prima - di Angelica Grivel Serra “L’estate della mia rivoluzione” (Mondadori, pagine 283, euro 10) diventerà un film. Lo ha annunciato ieri a La Nuova Sardegna Alessandro Risuleo, romano, 50 anni, titolare della casa di produzione, la Mad Rocket Entertainment. «Abbiamo già acquisito i diritti. Il film verrà affidato alla regia di una giovane, Giulia Grandinetti e anche per lei si tratterà di un’opera prima dopo aver realizzato alcuni lungometraggi. Il lavoro è già avviato. Quasi tutte le scene verranno girate tra la Sardegna e il Lazio con molti scorsi di Roma e molti ambienti cagliaritani». C’è da chiedersi perché questa scelta ad appena un anno dall’uscita del libro. «Per la storia raccontata in modo impeccabile, originale dalla prima pagina all’ultima – dice il produttore –, per il linguaggio usato che è molto personale nella descrizione, talora perfino barocca, degli ambienti. Un linguaggio moderno ma con tratti di piacevole arcaicità. Originale, appunto, che ci ha colpito».

Una scrittrice giovane, la Grivel, ancora tra i banchi dell’università. «Eppure è padrona di una forma narrativa che non ti aspetti da una ventenne. Sa indagare e interpretare il suo mondo, quello di una bellissima Luce che ha 17 anni e quello della madre Valeria. In un momento di incertezze diffuse, la Grivel propone temi originali mai trattati in questa forma che imprime già un senso marcato della maturazione di una giovane e brillante scrittrice. Letta l’opera, abbiamo deciso di investirci. Dopo aver regolato i diritti, possiamo confermare il nostro impegno a realizzare l’opera».

Uscito lo scorso anno, presentato in diversi festival letterari prima dell’attenzione rivoltale dal mondo del cinema, “L’estate della mia rivoluzione” si caratterizza per la descrizione intima, dal di dentro, del mondo giovanile e femminile in particolare. La critica letteraria Teresa Ciabatti lo ha paragonato a “Le vergini suicide”, romanzo del 1993 di Jeffrey Eugenides centrato sui tormenti adolescenziali. In questo libro della Grivel si potrebbe parlare di una lingua adulta e consapevole che però sa rendere gli interessi, gli spaesamenti, i dubbi di chi si avvia titubante verso l’età della maturazione. Si coglie, pagina dopo pagina, la struttura quasi filosofica dell’intreccio, a sancire la profondità degli studi che la scrittrice cagliaritana, di origini ogliastrine, sta compiendo. È lei a vedere in Luce «una crisalide, un personaggio abbozzolato che vive in un tempo sospeso» e che, «senza la madre, qualunque sia il rapporto, si ritrova senza la bussola». Scorrono le immagini della prima pagina con «l’idea di un corpo astratto» per ritrovare, quasi in conclusione, «un assalto di dignità interiore» che «intima almeno un tocco per nascondere gli occhi spogli».

Ieri Angelica Grivel è tornata a Ulassai, a trovare alcune zie con le quali «condividiamo il tempo con il caos delle pagine dei libri». E ha confermato che il suo romanzo sta per diventare un audiolibro. «L’uscita è stata annunciata per il 21 giugno. Sì, il giorno d’avvio dell’estate». Un’opera, la sua che ha attirato l’attenzione del mondo del cinema. «Sì, e questo significa bellezza e lavoro – dice la scrittrice –. La Mad Rocket Entertainment si innamorò del libro non appena uscì. Sarà davvero interessante scoprire l’affacciarsi di una traduzione delle mie pagine in un linguaggio del tutto nuovo, tanto diverso da quello scrittorio». La sua “rivoluzione” intanto continua. «Certo, persiste. La rivoluzione, per me, non risiede solo nella nozione grandiosa di rivolgimento. Personalmente, la intendo come rivelazione, o la graduale scoperta che ciascuno opera su se stesso, praticandola nel quotidiano. Io la faccio scrivendo, studiando filosofia, essendo fieramente sarda. Sua madre «non si vuole innamorare della bellezza delle cose rare». Perché? «Perché il loro pregio consiste proprio nel loro essere così rare. L’abituarcisi strenuamente è, per il personaggio di Valeria (per mia madre, e per me) un rischio maggiore di quanto possa esserlo smarrirle». Il prossimo libro, quando? «Ci sto lavorando».

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