La Nuova Sardegna

Gaetano Ranieri la vita dell’uomo che vede sottoterra

di Paolo Curreli
Gaetano Ranieri la vita dell’uomo che vede sottoterra

“Sulle ali del Jumbo”: viaggi, scoperte e incontri intorno al mondo dello scienziato col georadar

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Vita, avventure, scoperte e tanti viaggi di una personalità che ha legato il suo nome per sempre, non solo alla ricerca scientifica, ma anche all’archeologia della Sardegna e al modo di porsi dei sardi nei confronti della loro storia, un ingegnere che ha rivoluzionato col georadar – capace di vedere l’invisibile sepolto – l’approccio allo scavo archeologico.

Gaetano Ranieri, nato a Napoli 75 anni fa ma arrivato da ragazzino di 9 anni a Cagliari, ha tirato le fila di un’esistenza, di uomo, docente e ricercatore ricchissima di successi e riconoscimenti nella autobiografia “Sulle ali del Jumbo” (Editrice Giorgio Ariu, 450 pagine, 24 euro). Il diario di una vita attiva con ancora tante cose da scoprire. «Ho voluto raccontare gli incontri che mi hanno segnato, dal punto di vista professionale ma anche da quello umano. Il titolo di ogni capitolo è il nome di una persona che mi ha lasciato un ricordo» spiega Ranieri. Luoghi, avventure e persone, le ali del Jumbo hanno volato da Pechino a Wuhan, da Milano a Bangkok, Sud Africa e Cuba, sono centinaia di pagine di viaggi intorno al mondo e naturalmente ricerche dove protagonista importante è, naturalmente, la geofisica, materia che Ranieri ha insegnato, docente più giovane d’Italia, al Politecnico di Torino e all’Università di Cagliari, scienza che ha avuto degli sviluppi enormi negli ultimi decenni, con applicazioni in ogni settore, e di cui Gaetano Ranieri non solo è un luminare riconosciuto nel mondo, ma anche un pioniere assoluto.

Nel libro il racconto della “scoperta” della geofisica applicata è descritto in dettagli spesso avventurosi, mentre l’applicazione di questa tecnica nella più importante scoperta archeologica degli ultimi decenni nel Mediterraneo viene solo accennata: «Tutto il lavoro di Mont’e Prama sarà l’argomento di un prossimo lavoro – chiarisce Gaetano Ranieri –. I Giganti li ho raccontati in incontri e convegni in giro per il mondo. Mi ha affascinato la contemporanea scoperta in Cina, dove sono stato, dell’esercito di terracotta, anche se da noi le cose sono andate in maniera molto diversa. Penso, che i Giganti meritino un approfondimento tutto per loro. Importante per me è stato l’incontro con l’archeologo Momo Zucca in Marocco, una persona con cui ho vissuto dei momenti veramente elettrizzanti. Lo scopo del libro, cresciuto durante il lockdown, è quello di condividere un viaggio attraverso le cose, far sentire tutti ricercatori, perché dentro ognuno di noi c’è un Ulisse impegnato a scoprire l’ignoto. Io ho viaggiato prima di tutto per imparare». L’uomo e lo scienziato sono descritti nell’autobiografia attraverso numerosi aneddoti, ne viene fuori l’autoritratto di un uomo che, prima di tutto, è affascinato e incuriosito dagli altri uomini con una capacità empatica di comprensione poco comune e un senso dell’ironia che denota intelligenza e distacco dalle piccolezze e delusioni che la vita ci offre.

«Sono convinto che ogni aspetto della ricerca debba essere divulgato il più possibile – sostiene Ranieri – naturalmente prima in convegni e conferenze per gli addetti ai lavori ma tenendo presente, e lavorando per questo scopo: il Sapere, mi raccomando maiuscolo, deve appartenere a tutti, soprattutto quando racconta la storia dei popoli e ancora di più quando le scoperte scientifiche sono importanti e coinvolgono la vita di tutti noi. La ricerca non si ferma mai ma arriva a un grado di maturità i cui risultati devono passare alle nuove generazioni. Giorni fa prima di una conferenza mi chiesero come il coordinatore avrebbe potuto definirmi per presentarmi – conclude il geofisico –. Dalla sala qualcuno gridò: “un poeta della scienza!” Dissi che era vero. Se ci pensiamo bene la Poesia è sublime. È musicale, ritmica, coglie l’essenza delle persone e delle cose, è concisa e concreta, è un disegno, fotografa i sentimenti, descrive la vita, è amore e passione, è melanconia e gioia che non finisce mai come la Scienza, rielaborata, spiegata alle nuove generazioni che avranno il petto che brucia dal sacro fuoco della veritá».



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