La Nuova Sardegna

Il dolore della pandemia nelle parole “spaesate”

Il dolore della pandemia nelle parole “spaesate”

Esce pubblicata da Mimesis una raccolta di poesie di Nicla Vassallo Versi in ordine sparso per dire dello smarrimento ma anche della speranza 

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Pareva un inizio d’anno come gli altri: un sospiro di sollievo per essere sopravvissuti al tour de force imposto più o meno collettivamente dalle festività, la ripresa del lavoro, la programmazione degli impegni a venire, per qualcuno anche delle vacanze. E invece a oggi, maggio 2021, il gennaio e il febbraio del 2020 sono gli ultimi mesi cui possiamo associare il termine “normalità”. È passato appena più di un anno, ma pare un’era geologica.

Nicla Vassallo, filosofa di fama internazionale, pochi giorni fa ha raccontato al sito “Ama Nutri Cresci”, di cui è responsabile per il settore cultura, che stava organizzando il lavoro per le settimane successive, contemporaneamente intenta a scrivere un nuovo saggio e già pregustando il ritorno «nella amata campagna gallurese» in estate, quando il Covid ha fatto la sua comparsa e cambiato la vita sua e di chiunque altro. «La pandemia mi ha sorpresa, abbastanza sconvolta, ad ogni modo screpolata» ha rivelato la Vassallo; la quale però ha trovato «rifugio» in un’antica frequentazione: la poesia. L’esito è “Pandemia amorosa dolorosa. Spring 2020 & go on”, arrivato in libreria per Mimesis (150 pagine, 10 euro), casa editrice per cui erano usciti anche i suoi precedenti versi, quelli contenuti in “Orlando in ordine sparso” e “Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti”. Così come la malattia ha travolto la nostra esistenza, in sé e per la portata dei suoi, a volerli chiamare in questo modo, effetti collaterali – l’insicurezza generata dalla comunicazione non sempre appropriata di istituzioni, stampa ed esperti veri o presunti; il ciclo ininterrotto di informazioni su ogni possibile mezzo e canale; i rapporti e i contatti fisici azzerati –, così il lettore viene travolto dal susseguirsi dei versi del libro, sempre posti al centro esatto della pagina e quasi tutti costituiti di un’unica parola. Sembra di leggere il resoconto scritto di una associazione libera di idee: che però libera non è stata, ma semmai vincolata, orientata, costretta nel suo sviluppo dalla pandemia. «Vita/ frustrata/ mutata/ incapricciata/ edulcorata»: ne abbiamo purtroppo fatto tutti esperienza.

Ha ragione Ginevra Bompiani, nel suo commento in quarta di copertina, quando afferma che si può «non entrare in contatto» con queste poesie: è infatti una eventualità, dovuta alla loro natura «monofamigliare», alla scelta dell’autrice «di fare a meno della frase, del paese, della città». Ma non si tratta forse di un diretto riflesso della situazione collettiva, dell’aver dovuto fare a meno di quanto ci è consueto vicino caro, dell’essere sparsi e, appunto, spaesati? Talvolta il senso appare immediatamente chiaro («la/ Pietà/ in/ rete/ quale/ pietà/ !») e talvolta bisogna invece indagarlo, ma è proprio questo che permette a ognuno di costruire o ricostruire un percorso individuale nel mondo al tempo della pandemia. E se è impossibile negare che l’aspetto principale legato al Covid è quello del dolore, un dolore che dovremo affrontare a lungo in futuro («Tremendo/ Momento/ Tormento/ Memento»), è pur vero che lo scorrere delle giornate, delle emozioni, delle riflessioni non si è arrestato, e che non è venuta meno la speranza. Magari riadattata alla situazione («si uscirà/ senza normalità»), ma non sconfitta: «e ti bacerò/ amata/ incandescente/ coniugalmente/ abbronzata».

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