“Transumanze” di Mura al festival del documentario di Tunisi

SASSARI. Mentre in Italia esplodeva il boom economico, negli anni Sessanta del secolo scorso, e gli uomini dismettevano i panni della campagna per indossare le tute della fabbrica e gli abiti della...

SASSARI. Mentre in Italia esplodeva il boom economico, negli anni Sessanta del secolo scorso, e gli uomini dismettevano i panni della campagna per indossare le tute della fabbrica e gli abiti della modernità i pastori sardi partivano alla volta della Toscana come alla ricerca di una biblica Terra promessa. Quale fu la molla che fece iniziare questa antropica transumanza?

Il regista Andrea Mura – con Nicola Contini, coautore del soggetto – ha provato a rispondere a questa domanda. È nato così il documentario “Transumanze”, prodotto dallo stesso Andrea Mura. “Transumanze” (distribuito dalla società cagliaritana Mommotty) è stato selezionato in concorso al DocuMed-Festival cinéma documentaire méditerranéen, a Tunisi dal 6 al 20 giugno. Il festival propone una panoramica della produzione documentaristica degli ultimi due anni dei paesi Mediterranei e predilige film di creazione che trattino temi sociali, politici e antropologici legati al bacino Mediterraneo.

«Forse per via del fatto che le industrie casearie erano lì, nell’alto Lazio, o forse perché qualche pastore aveva sentito parlare di grandi distese di terra che venivano dismesse dai mezzadri, fatto sta che circa sessant’anni fa cominciò una massiva migrazione verso queste terre», spiega il regista. “Transumanze” descrive la vita di sei famiglie provenienti da sei piccoli paesi sardi, Austis, Busachi, Galtellì, Illorai, Orune e Paulilatino, per metterne in luce la vicenda storica che percorre tre generazioni. A partire da quei primi coloni che imbarcarono mogli e figli, pecore e cani per lasciare l’isola. «La pecora per questi uomini è un animale totemico, ma anche il capitale che racchiude un mondo», dice il regista Andrea Mura, che aggiunge: «Il film attinge anche agli archivi di film di famiglia della Società Umanitaria-Cineteca sarda, dell’associazione livornese 8Mmezzo e dell’Associazione cagliaritana Paesaggi di famiglia». Il risultato è una fusione, romantica ed evocativa, tra passato e presente.



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