Workshop a Olbia
Da “Alfredino” al “Trono” a lezione con Carpineta il mago della fotografia
Alfredino – Una storia italiana, il film in quattro puntate trasmesso da Sky Cinema, ha riportato alla luce dalle tenebre della memoria la vicenda del piccolo Alfredino Rampi, caduto in un pozzo a...
3 MINUTI DI LETTURA
Alfredino – Una storia italiana, il film in quattro puntate trasmesso da Sky Cinema, ha riportato alla luce dalle tenebre della memoria la vicenda del piccolo Alfredino Rampi, caduto in un pozzo a Vermicino il 10 giugno del 1981. La pellicola diretta da Marco Pontecorvo ripercorre una vicenda che ebbe un notevole impatto sulla stampa e nell'opinione pubblica italiana. Il direttore della fotografia della miniserie, Vincenzo Carpineta, è stato a Olbia per un workshop, invitato al “Politecnico Argonauti” da Marco Navone, nell’ambito del Festival del cinema di Tavolara. Il tema della lezione di un vero fuoriclasse della fotografia per il cinema era “Modellare la luce”, dedicato alla fotografia di scena e al ruolo del direttore della fotografia. Un prezioso approfondimento tenuto insieme ad Angelo Turetta, altro grandissimo e famoso fotografo di scena, già vincitore del prestigioso Word Press Photo. Carpineta ha lavorato su set di grandi serie internazionali, dal “Trono di Spade” a “Rome”. «Il set di Alfredino è stato come quello di un film in costume, abbiamo fatto con Pontecorvo una ricostruzione storica particolare, con interventi da materiale d’archivio preso dai musei dei Vigili del fuoco – spiega Carpineta –. Abbiamo usato vecchie lampade, torce fotoelettriche, una grande opera di preparazione. Umanamente è stato poi un lavoro complesso, abbiamo incontrato gli speleologi che parteciparono ai tentativi di salvataggio del bambino. Persone che portano sulla loro pelle le ferite di quella tragedia». La famiglia Rampi non aveva mai concesso l’autorizzazione a trattare una storia lacerante, per questo dietro il lavoro della serie c’è stato quell’ulteriore carico di attenzione per trattare questa storia con responsabilità e rispetto. «Da un punto di vista tecnico non è stato semplice, tenendo conto che Alfredino non si vede mai – racconta Carpineta –. Sono state costruite delle attrezzature particolari per far riprendere dentro un pozzo che fosse stretto come quello in cui cadde Alfredino, abbiamo girato in un diametro interno di circa 40 centimetri, muovendoci in verticale. Devo dire che è stata una serie che ha richiesto un impegno produttivo importante, sia dal punto di vista economico che morale». Dopo Alfredino c’è già in cantiere, però, un nuovo progetto, che dalla vicenda del bambino di Vermicino prende in qualche modo le fila. «Sì, c’è in progetto una serie televisiva su Rai 1, sempre per la regia di Pontecorvo, sulla nascita della Protezione civile nel nostro Paese – racconta il direttore della fotografia –. La vicenda drammatica di Alfredino, quindi anche il film, finisce con la creazione di un budget adeguato per quella organizzazione che sarà proprio l’attuale Protezione Civile. Una cosa che volle fortemente il presidente Pertini».
Olbia, Tavolara e la Sardegna. Per ora un workshop, ma l’idea è quella di tornare presto. «Con Angelo Turetta, straordinario fotografo, condividiamo la passione per la fotografia e così insieme a Marco Navone è nata l’idea di questo progetto in cui ai nostri alunni abbiamo fatto un racconto che mettesse insieme fotografia statica e cinematografica – sottolinea Carpineta –. La prima è ispiratrice delle ambientazioni del cinema, ma la tecnica cinematografica è diversa. Ho vissuto la Sardegna, avendo collaborato spesso con Gianfranco Cabiddu. La Sardegna ha potenzialità enormi come ambientazioni per il cinema, set naturali e luoghi incontaminati. Il cinema, però, è un’industria e ha bisogno di strutture, attrezzature e competenze per poter accogliere le troupe e farle lavorare sui set senza ledere il patrimonio naturale. Per questo è necessario fare degli investimenti».
Olbia, Tavolara e la Sardegna. Per ora un workshop, ma l’idea è quella di tornare presto. «Con Angelo Turetta, straordinario fotografo, condividiamo la passione per la fotografia e così insieme a Marco Navone è nata l’idea di questo progetto in cui ai nostri alunni abbiamo fatto un racconto che mettesse insieme fotografia statica e cinematografica – sottolinea Carpineta –. La prima è ispiratrice delle ambientazioni del cinema, ma la tecnica cinematografica è diversa. Ho vissuto la Sardegna, avendo collaborato spesso con Gianfranco Cabiddu. La Sardegna ha potenzialità enormi come ambientazioni per il cinema, set naturali e luoghi incontaminati. Il cinema, però, è un’industria e ha bisogno di strutture, attrezzature e competenze per poter accogliere le troupe e farle lavorare sui set senza ledere il patrimonio naturale. Per questo è necessario fare degli investimenti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
