Il nuovo disco di Francesca Corrias
Jazz, soul e atmosfere brasil ma con i versi in campidanese
C’è il jazz, c’è il soul, e c’è un’impronta musicale brasiliana ricorrente. Ma a rendere bello e originalissimo il nuovo album di Francesca Corrias & Sunflower – in uscita nei prossimi giorni e...
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C’è il jazz, c’è il soul, e c’è un’impronta musicale brasiliana ricorrente. Ma a rendere bello e originalissimo il nuovo album di Francesca Corrias & Sunflower – in uscita nei prossimi giorni e anticipato dal video del singolo “Pepina” – c’è soprattutto il sardo campidanese, che la cantante diventata una delle più importanti voci del panorama jazz nazionale, utilizza nei brani e sdogana in maniera esaltante facendoci scoprire con un pizzico di stupore quanto si adatti perfettamente a certe atmosfere afroamericane. “De Diora” (così s’intitola il disco, che arriva dopo ben undici anni da “Frattale”, primo fortunato album di Francesca Corrias con il quartetto dei Sunflower) segna la reunion in sala d’incisione tra lei e i suoi vecchi compagni di viaggio, e contemporaneamente ci regala una fresca e affascinante produzione ricca di suoni, melodie e atmosfere della Sardegna, grazie all’idioma utilizzato.
Insomma, come sottolinea anche Michele Palmas, che ha prodotto, registrato e mixato l’opera per l’etichetta S’ardmusic, «era solo una questione di tempo affinché Francesca ritrovasse le sue origini scovando tra i ricordi della sua infanzia quei suoni e quella lingua che rimanevano custoditi nella memoria più recondita. Ricordi che riportano agli usi e alle storie di vita quotidiana delle nostre comunità».
Immagini, consuetudini e parole riemerse dal tempo e trasformate in canzoni grazie alle composizioni dei Sunflower con le loro calde sonorità e le influenze tra il Brasile e il Mediterraneo, tipiche di questo ensemble capitanato dal contrabbassista Filippo Mundula, con Sandro Mura al pianoforte e Pierpaolo Frailis alla batteria. Canzoni in cui da una parte si schiudono le parole, le persone e i profumi di tanto tempo fa, vere radici di ciò che siamo, dall’altra vi è una riflessione sull’importanza di seguire, ripercorrendoli a ritroso, i fili preziosi che ci tengono legati alla nostra terra.
“De Diora” è un progetto ambizioso nel quale nulla sembra lasciato al caso. A partire dalla consulenza poetica e linguistica della scrittrice Maria Gabriela Ledda, che ha guidato Francesca Corrias nella ricerca delle forme più profonde del campidanese. Ma risultano decisivi anche gli arrangiamenti e le partiture per archi e fiati curati da Silvano Lobina, e l’apporto di alcuni ospiti come Marco Argiolas al sax, Matteo Sedda alla tromba, Gianluca Pischedda al violoncello, Olesya Emelyanenko al violino, Luca Faraone alle chitarre e infine Massimo Ferra, chitarra per una sola performance speciale. Il risultato sono dieci brani (nove originali più un omaggio a Djavan) e una sorta di “short movie” formato dalle singole videoclip in sequenza come episodi di un unico film.
Insomma, come sottolinea anche Michele Palmas, che ha prodotto, registrato e mixato l’opera per l’etichetta S’ardmusic, «era solo una questione di tempo affinché Francesca ritrovasse le sue origini scovando tra i ricordi della sua infanzia quei suoni e quella lingua che rimanevano custoditi nella memoria più recondita. Ricordi che riportano agli usi e alle storie di vita quotidiana delle nostre comunità».
Immagini, consuetudini e parole riemerse dal tempo e trasformate in canzoni grazie alle composizioni dei Sunflower con le loro calde sonorità e le influenze tra il Brasile e il Mediterraneo, tipiche di questo ensemble capitanato dal contrabbassista Filippo Mundula, con Sandro Mura al pianoforte e Pierpaolo Frailis alla batteria. Canzoni in cui da una parte si schiudono le parole, le persone e i profumi di tanto tempo fa, vere radici di ciò che siamo, dall’altra vi è una riflessione sull’importanza di seguire, ripercorrendoli a ritroso, i fili preziosi che ci tengono legati alla nostra terra.
“De Diora” è un progetto ambizioso nel quale nulla sembra lasciato al caso. A partire dalla consulenza poetica e linguistica della scrittrice Maria Gabriela Ledda, che ha guidato Francesca Corrias nella ricerca delle forme più profonde del campidanese. Ma risultano decisivi anche gli arrangiamenti e le partiture per archi e fiati curati da Silvano Lobina, e l’apporto di alcuni ospiti come Marco Argiolas al sax, Matteo Sedda alla tromba, Gianluca Pischedda al violoncello, Olesya Emelyanenko al violino, Luca Faraone alle chitarre e infine Massimo Ferra, chitarra per una sola performance speciale. Il risultato sono dieci brani (nove originali più un omaggio a Djavan) e una sorta di “short movie” formato dalle singole videoclip in sequenza come episodi di un unico film.
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