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Sydney Sibilia 

«Bene le piattaforme ma dopo il Covid ritorneremo in sala»

«Bene le piattaforme ma dopo il Covid ritorneremo in sala»

Sette anni senza vedere Tavolara possono essere un tempo lunghissimo. Soprattutto se dopo aver presentato al Festival “Una notte in Italia” il tuo film d’esordio, con l’incredibile successo di...

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Sette anni senza vedere Tavolara possono essere un tempo lunghissimo. Soprattutto se dopo aver presentato al Festival “Una notte in Italia” il tuo film d’esordio, con l’incredibile successo di “Smetto quando voglio”, non vedi l’ora di replicare con la grande conferma de “L’incredibile storia dell’isola delle rose”. Sydney Sibilia, regista, sceneggiatore, produttore, uno degli elementi di punta della nuova generazione, non sarà materialmente sull’isola. Ma ci sarà certamente con lo spirito. E ci sarà il suo film, “L’incredibile storia dell'Isola delle Rose”, la piattaforma artificiale creata dall'ingegnere Giorgio Rosa, divenuta micro Nazione il Primo maggio 1968 e demolita nel febbraio del 1969. «Devo essere sincero, sto un po’ rosicando perché dopo tutti questi anni avevo voglia di tornare a Tavolara, respirare cinema – racconta Sibilia –. L’ultima volta, che era stata anche la prima, sette anni fa con “Smetto quando voglio”, mi ero trovato benissimo. Questa volta ne sentivo proprio la necessità, stare vicino ai colleghi, mi manca proprio questo tipo di rapporto. Poi a Tavolara verrà proiettata una versione del film praticamente inedita, visto che è quella che era destinata alle sale prima del lockdown. L’altra è quella che è andata su Netflix».

Una evoluzione palese in un autore e regista che ha voluto cambiare totalmente genere. Se nel primo film raccontava, nella sceneggiatura scritta con Valerio Attanasio, la storia di un gruppo di brillanti ricercatori universitari che tentano di uscire dall'impasse lavorativa ed esistenziale della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs, ne “L’incredibile storia dell’isola delle rose” segue un percorso diverso, più maturo. «La genesi del film è stata un po’ casuale, io generalmente cerco di captare delle storie che possano essere congeniali al mio modo di raccontare – spiega il regista salernitano –. Mi sono quindi imbattuto per caso in questa storia, su cui ho lavorato per due anni e mezzo. Solo dopo che ho conosciuto il vero Giorgio Rosa, però, ho capito cosa volevo raccontare». Un’evoluzione e una crescita professionale? «Non mi piace replicare, i film devono essere diversi, ma allo stesso tempo non ho pianificato nulla – conferma Sibilia –. Mi piace sempre essere sincero nei confronti del pubblico, girare e scegliere le storie a me più congeniali. Posso dire che grazie a Netflix, che ha prodotto il film, ho potuto alzare il livello di spettacolarità, d’altronde loro applicano il sistema americano, che ci concede grandi opportunità a livello produttivo».

Alcuni ritengono che lo streaming possa nuocere alla sala. Mentre Sydney Sibilia, da inguaribile ottimista quale dichiara di essere, prova a trovare una chiave positiva nell’evoluzione tecnologica applicata al cinema. «Le piattaforme streaming, a mio parere, sono solo uno strumento in più, consentono di produrre più cose, concedono libertà e opportunità ai giovani autori ed interpreti – sottolinea –. Il mio film è nato per il cinema, poi è andato in streaming, un sistema che moltiplica le possibilità di scelta, consentendo quindi maggiore libertà. Non esiste, a mio avviso, una contrapposizione, il cinema resta un evento collettivo. Il Covid in questo momento ha spostato l’equilibrio, ma si tornerà in sala, come si continueranno a produrre serie bellissime sulle piattaforme di streaming«. Sibilia, poi, sprizza amore artistico per i suoi due interpreti: Elio Germano e Matilda De Angelis. «Attori straordinari, è stato davvero un grande privilegio lavorare con loro. E non è una frase fatta. Mi emoziona vedere le loro prove, in comune hanno una profondità infinita. Il film è merito loro, noi in fondo siamo come gli allenatori che hanno i grandi giocatori. In campo ci vanno loro, il film lo fanno gli attori». Progetti? «In autunno andrò sul mio nuovo set, ma ancora non possiamo annunciare nulla di ufficiale. Poi continuo a produrre nuove cose. L’ultima è stato il film tv su Carosone. Un’esperienza bellissima, con le musiche di Bollani e la regia di Lucio Pellegrini». Premiata con due Nastri d’Argento.

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