Giovanni Floris: «Il giornalismo è verità in equilibrio»

Via a Liquida, il festival del giornalismo a Saccargia

Quello che parte domani alle 21.30 davanti a Saccargia è il festival della letteratura giornalistica. Apre Giovanni Floris, per il sociologo Ilvo Diamanti (università di Urbino) «il più autorevole tra i giornalisti televisivi italiani». Parlando del suo libro "L'alleanza" dialogherà con Antonio Di Rosa, direttore de La Nuova Sardegna, in passato al Corriere della Sera e al Secolo XIX di Genova. Organizza "Liquida" con Liberos, associazione presieduta dal leader dei librai sardi, Aldo Addis. Ci sarà Celestino Tabasso, presidente dell'AssoStampa.

Floris (romano, figlio di Bachisio nuorese doc e di AnnaMaria Pedaccini, docente di Lettere e scrittrice), volto Rai ieri e oggi di La7, va sull'attualità.

I giornalisti sbagliano o c'è una regia occulta?

«Non credo che siano solo i giornalisti a essere nel mirino. Non esiste attività umana che non sia sottoposta a contestazioni. Tanto più in tempi difficili, nervosi e stressanti come quelli che stiamo vivendo».

Le critiche si intensificano...

«Le critiche sono figlie della libertà di giudizio, un mondo in cui non c'è libertà di giudizio non è auspicabile. Bisogna farne buon uso: sia accoglierle come stimolo a correggersi, sia però esprimerle a ragion veduta. Le critiche serie sono figlie della logica, non di un'emozione, di una antipatia. Come in tutte le professioni, ci sono giornalisti che agiscono bene e altri che lo fanno meno bene. Il nostro lavoro, se ben fatto, non rispetta le verità ufficiali, né vuole smontarle per principio. Si basa sul senso dell'equilibrio del professionista, e deve essere trovato tra libertà e responsabilità. La soluzione è lavorare con impegno, coraggio, serietà».

Riprendono i festival. Importante questo con un pubblico maturo che ama incontri reali senza distanziamento fisico. Durerà?

«Spero che lo stare insieme torni presto a essere normalità. Dipende dal covid, ma soprattutto da noi. Perché torni la normalità dobbiamo vaccinarci tutti, e farlo presto. Chi non si vaccina impedisce agli altri di essere liberi, non vaccinarsi è una scelta egoista, di chi pensa solo a sé. La scelta di chi finge, pensando erroneamente di guadagnarci, di non vivere una collettività. Dario Antiseri, mio professore universitario, uno dei più grandi pensatori liberali del nostro tempo, ci spiegava che "la tua libertà di dare pugni finisce dove inizia il mio naso". Ecco: chi non si vaccina pensa di poterci rompere il naso a tutti, solo perché ha voglia di agitare le mani come se il covid non esistesse. Posso aggiungere una cosa?»

Ci mancherebbe...

«È stupefacente che in un'epoca di tali e gravi difficoltà qualcuno si fidi più di dicerie e passaparola che non delle posizioni esplicite della comunità scientifica».

Viviamo la "società dell'incertezza" politica, economica. L'Italia sa dove andare?

«L'incertezza è una grande conquista. Le certezze le vendevano i dittatori, e hanno fatto impazzire la storia. Nell'incertezza si vive liberi, ma è più difficile fare politica, ci si devono prendere maggiori responsabilità. Non solo la classe dirigente deve essere più preparata, ma anche il corpo elettorale deve essere più responsabile. Nell'incertezza si può essere liberi, o finire nelle braccia del populismo. Sta a noi scegliere. Sapere dove andare, azzeccare il Quo vadis dipende da noi. E da nessun altro».

La Sardegna devastata dagli incendi: c'è di mezzo la mano dell'uomo?

«Si pensa sempre che i temi ambientali siano per pensatori sofisticati, radical chic senza senso pratico, staccati dalla realtà. Quello che sta succedendo attorno agli ulivi millenari di Cuglieri, dimostra che così non è. È scaduto il tempo delle parole vuote, della ricerca facile del consenso, del proclama fine a se stesso: lavoro, ambiente, economia. È tempo di metterci tutti al lavoro. Il territorio è la nostra casa dove ogni giorno si fanno le pulizie».

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