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«Per un Gramsci domestico»

«Per un Gramsci domestico»

Eccolo Antonio Gramsci umano. Certo, sempre difensore dei deboli e della democrazia, della classe operaia. Ma dall'innovativo libro di Noemi Ghetti “Gramsci e le donne” – che oggi alle 21 chiude l'und...

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Eccolo Antonio Gramsci umano. Certo, sempre difensore dei deboli e della democrazia, della classe operaia. Ma dall'innovativo libro di Noemi Ghetti “Gramsci e le donne” – che oggi alle 21 chiude l'undicesima edizione di “Sette sere, sette piazze, settelibri” di Perdasdefogu – emerge soprattutto un Gramsci ricco di sentimenti e di pulsioni, innamorato e sorridente, sottratto alle pur valide categorie ideologiche marxiste.

Quel Gramsci che «il suo coraggio, intelligenza e fermezza furono tali da produrre una ferita profonda all’establishement che lo eliminò fisicamente perché era un gigante del pensiero libero. Gramsci credeva e praticava la parità uomo-donna». È una radiografia tracciata oltre Oceano da Mauricio Lucio Maldonado, impiegato e filologo autodidatta di 37 anni, boliviano, studi di diritto, socio di un collettivo che riunisce operai, intellettuali, componente della band multilingue “Viaggio Lontano”. Oggi si collegherà su Facebook col festival foghesino. Ieri ha risposto per email a La Nuova Sardegna dal quartiere El Alto di La Paz, 770 mila abitanti, 3500 metri sul mare. Ha scritto la recensione “Antonio Gramsci desde la perspectiva psico-sexual de Noemi Ghetti”, libro che Ghetti presenterà anche lunedì alle 21 a Ghilarza.

Lei ha anche scritto che Gramsci aggiorna il giudizio sul leninismo. E rende la politica più umana.

«La fortuna e l’impatto che Gramsci ebbe e ancora ha nel mondo, in quanto rivoluzionario comunista, sono legati al suo carattere umano, da lui inscindibile da sempre. Le parole che sgorgano dalla sua attività militante quali “affetti, sensazioni, e pulsioni” sono caratteristiche italiane, molto più accentuate agli inizi del secolo scorso. Per noi è come un padre-fratello, come guida pratica delle proteste attuali dei subalterni, dove ancora c’è la clase operaia ma che ha insieme tanti altri strati di lavoratori per la quistione sociale».

Lei cita il peruviano José Carlos Mariátegui che ebbe l’occasione di conoscere Gramsci.

«Certo. Mariategui conobbe Gramsci ma anche Gobetti e le altre vette del volontarismo rivoluzionario. Lui dava a Gramsci una forza gravitazionale irresistibile. Gramsci era il picco più alto in mezzo a una catena montuosa, una cordigliera di persone e Paesi interi disposti a migliorare e umanizzare il mondo: ciò lo rende ancor più una potente forza di attrazione. Il suo pensiero critico verrà sempre più studiato».

In questa rilettura è stata molto importante, dal punto di vista affettivo, la vita torinese di Gramsci.

«Ghetti ci presenta alcune istantanee – metaforicamente parlando – dello sviluppo affettivo e psicologico di Nino. Lo vediamo con tutte le sue donne, in mezzo alle difficoltà godendo però anche dell’esistenza, della vita, dell'amore e della cultura come se si trattassero di momenti zen, ridendo e vivendo appassionatamente, seguendo spettacoli teatrali o concerti ai quali prese parte innamorandosi giorno dopo giorno della città e di una donna. Pia Carena ricorda che «in quell’uomo vi era un ragazzo che amava l’operetta perché lo divertiva. Aveva momenti di meravigliosa serenità».

Qual è il valore attuale del pensiero gramsciano?

«Illumimante. Il mondo lo sta riscoprendo. Per Gramsci l'atteggiamento umano, l'affettività e il modo di sentire erano del tutto naturali. Li avvertiva come necessità personale di forgiarsi una propria integrità e una sua crescita personale. Applicava in questo modo alla sfera individuale quel ragionamento che il marxismo aveva ereditato dal pensiero sociale. Perché un popolo che opprime un altro popolo non può essere libero, la liberazione da quella oppressione libera in primo luogo lo stesso oppressore. Libera anche i sentimenti. Così si può affermare che un uomo che tiene soggiogato un altro essere non può ritenersi libero e costui non raggiungerà mai la propria libertà fino a che l’altra parte non ottenga quella stessa condizione di parità. Era così anche nel rapporto uomo-donna».

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