Katia Ricciarelli: «La magia del canto per aiutare a trovare la voglia di ripartire»
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Non sappiamo se stasera entrerà sul palcoscenico dell’Anfiteatro Caritas a Tortolì con una rosa rossa in mano, come spesso viene ritratta. Di sicuro charme ed eleganza accompagneranno una voce che l’ha resa celebre in tutto il mondo. Katia Ricciarelli. Sarà lei – insieme al tenore Francesco Zingariello – la protagonista della seconda serata della Pastorale del turismo, rassegna culturale organizzata per il settimo anno dalla Diocesi di Lanusei insieme (da due anni) a quella di Nuoro. Musica e parole nel capoluogo ogliastrino a partire dalle 21.30, quando i due artisti si esibiranno portando in platea le arie più celebri dell’opera italiana e internazionale. Ma anche testimonianza, dal momento che la soprano dialogherà con la giornalista Maria Paola Masala. Una chiesa che riempie di contenuti le vacanze. Sfida importante. «Sono onorata di essere con voi – commenta Ricciarelli – e se con la mia presenza posso essere utile è per me motivo di grande gioia. Trovo l’iniziativa lodevole: è importante essere guidati da qualcuno che ci conduce per la strada giusta».
Lo slogan della kermesse agostana di quest’anno, “Quanto corri! Dove vai?!”, la sorprende, ma non troppo: «È difficile per me dire “dove corro” – sorride Ricciarelli –. Mi verrebbe meglio dire dove ho corso tutta la vita! Ho sempre corso nella mia vita. Un po’ perché è la mia passione: essere in movimento, fare, creare. Sono nata per fare questo lavoro, non c’è dubbio. Non saprei stare a ferma a casa! Il lavoro mi porta a essere in tutto il mondo: dalla recitazione all’Opera, al concerto, all’insegnamento. In più sono stata abbastanza curiosa da affrontare altri panorami, altri settori della cultura. È stressante organizzare, viaggiare, preparare ogni cosa, ma quando si fa con passione è molto meno faticoso».
Via, dunque, fra i maggiori teatri del mondo, spaziando tra le opere di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti; titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, direttore artistico dello “Sferisterio” di Macerata, mentre l’interpretazione ne “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati, le è valso il Nastro d'Argento. Con un segreto: «La notorietà? Si riesce a gestire se non le dai peso. Occorre viverla con naturalezza, come un aspetto della quotidianità. Diversamente è pesante per se stessi e anche per gli altri». Dal conservatorio di Venezia a oggi. Studio, formazione e sacrificio i fondamentali che danno ragione del talento: «Col talento si nasce, ma non basta – sottolinea –. Se non lo sosteniamo, non lo alimentiamo, non porta a nulla. Come lo dimostri il talento se non lo prepari? Non puoi salire sul palcoscenico solo perché hai una bella voce. Devi studiare tantissimo, dopodiché, grazie al tuo talento puoi raggiungere l’obiettivo. Un messaggio che deve passare, oggi sostanzialmente, ai giovani, ma anche a tutti coloro che hanno la pretesa di svolgere una professione per la quale non hanno alcuna competenza».
Soprano, attrice, personaggio tv, Katia Ricciarelli è tante anime racchiuse in un’esplosione di creatività artistica, capace di ritrovarsi e reinventarsi, ancor più in questo tempo complesso dove il mondo, e quello dello spettacolo in particolare, si è fermato in sofferenza: «Partiamo dalla speranza: necessariamente quella di vedere finalmente la luce alla fine di questo tunnel. È fondamentale, se non c’è ottimismo, non se ne esce più. Non si può essere pessimisti a vita. Bisogna avere molte attenzioni, certo, ma occorre assolutamente guardare avanti». E continua: «Ho vissuto il lockdown da sola, in casa, con il mio cagnolino e ho imparato una cosa che non avrei mai immaginato di imparare: convivere con la solitudine, e devo dire convivere anche bene. Guardando più in generale, mi preoccupa che si riesca più a riflettere su tante cose, non esiste più lo spazio e il tempo per pensare, siamo troppo occupati a correre a destra e a sinistra. Non riusciamo a vedere oltre il nostro naso: non riusciamo a gustare un tramonto, notare un germoglio che sboccia, non vediamo la gente intorno a noi. Andiamo avanti come degli automi e questo non va bene. Qualcuno è diventato più cattivo, più pessimista, più individualista. Questo mi preoccupa».
La fede? «Aiuta tanto: racconta il buono che hai dentro, ti fa vedere ciò che ti circonda, ciò che accade, gli altri, con occhi diversi». La Sardegna resta sinonimo di “terra meravigliosa” e di “quindici anni di belle vacanze”: «Ci si mette un po’ a entrare nella testa dei sardi, ma quando si aprono, sono di una grandiosa generosità».
Lo slogan della kermesse agostana di quest’anno, “Quanto corri! Dove vai?!”, la sorprende, ma non troppo: «È difficile per me dire “dove corro” – sorride Ricciarelli –. Mi verrebbe meglio dire dove ho corso tutta la vita! Ho sempre corso nella mia vita. Un po’ perché è la mia passione: essere in movimento, fare, creare. Sono nata per fare questo lavoro, non c’è dubbio. Non saprei stare a ferma a casa! Il lavoro mi porta a essere in tutto il mondo: dalla recitazione all’Opera, al concerto, all’insegnamento. In più sono stata abbastanza curiosa da affrontare altri panorami, altri settori della cultura. È stressante organizzare, viaggiare, preparare ogni cosa, ma quando si fa con passione è molto meno faticoso».
Via, dunque, fra i maggiori teatri del mondo, spaziando tra le opere di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti; titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, direttore artistico dello “Sferisterio” di Macerata, mentre l’interpretazione ne “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati, le è valso il Nastro d'Argento. Con un segreto: «La notorietà? Si riesce a gestire se non le dai peso. Occorre viverla con naturalezza, come un aspetto della quotidianità. Diversamente è pesante per se stessi e anche per gli altri». Dal conservatorio di Venezia a oggi. Studio, formazione e sacrificio i fondamentali che danno ragione del talento: «Col talento si nasce, ma non basta – sottolinea –. Se non lo sosteniamo, non lo alimentiamo, non porta a nulla. Come lo dimostri il talento se non lo prepari? Non puoi salire sul palcoscenico solo perché hai una bella voce. Devi studiare tantissimo, dopodiché, grazie al tuo talento puoi raggiungere l’obiettivo. Un messaggio che deve passare, oggi sostanzialmente, ai giovani, ma anche a tutti coloro che hanno la pretesa di svolgere una professione per la quale non hanno alcuna competenza».
Soprano, attrice, personaggio tv, Katia Ricciarelli è tante anime racchiuse in un’esplosione di creatività artistica, capace di ritrovarsi e reinventarsi, ancor più in questo tempo complesso dove il mondo, e quello dello spettacolo in particolare, si è fermato in sofferenza: «Partiamo dalla speranza: necessariamente quella di vedere finalmente la luce alla fine di questo tunnel. È fondamentale, se non c’è ottimismo, non se ne esce più. Non si può essere pessimisti a vita. Bisogna avere molte attenzioni, certo, ma occorre assolutamente guardare avanti». E continua: «Ho vissuto il lockdown da sola, in casa, con il mio cagnolino e ho imparato una cosa che non avrei mai immaginato di imparare: convivere con la solitudine, e devo dire convivere anche bene. Guardando più in generale, mi preoccupa che si riesca più a riflettere su tante cose, non esiste più lo spazio e il tempo per pensare, siamo troppo occupati a correre a destra e a sinistra. Non riusciamo a vedere oltre il nostro naso: non riusciamo a gustare un tramonto, notare un germoglio che sboccia, non vediamo la gente intorno a noi. Andiamo avanti come degli automi e questo non va bene. Qualcuno è diventato più cattivo, più pessimista, più individualista. Questo mi preoccupa».
La fede? «Aiuta tanto: racconta il buono che hai dentro, ti fa vedere ciò che ti circonda, ciò che accade, gli altri, con occhi diversi». La Sardegna resta sinonimo di “terra meravigliosa” e di “quindici anni di belle vacanze”: «Ci si mette un po’ a entrare nella testa dei sardi, ma quando si aprono, sono di una grandiosa generosità».
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