La Nuova Sardegna

Marino Bartoletti: «Che bella l’Italia emersa alle Olimpiadi Boccio il calcio in tv»

Alessandro Pirina
Marino Bartoletti: «Che bella l’Italia emersa alle Olimpiadi Boccio il calcio in tv»

Il giornalista si racconta: l'esordio come scrittore, l'addio ai social e il campionato di serie A

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Non sono bastati il suo modo gentile, la sua pacatezza nell’affrontare qualsiasi argomento. Marino Bartoletti si è dovuto arrendere alla inciviltà diffusa sui social. Dopo 5 anni il giornalista ha chiuso la sua pagina pubblica che aveva ribattezzato Bar Toletti. Una resa inevitabile alla barbarie del web. Unica nota stonata in un anno da incorniciare. Il suo romanzo d’esordio, “La cena degli dei”, edito da Gallucci, è un successo di pubblico e critica. Medaglia d’argento al Premio Bancarella.

Bartoletti, come nasce l’idea di questo romanzo?

«Me lo ha chiesto l’editore. E da lì è partita l’idea di dare una risposta a una domanda che spesso si fanno i bambini quando si chiedono dove vanno a finire i nostri campioni, i nostri eroi dopo la morte. E così ho provato a immaginare una situazione di fantasia in cui racconto fatti veri. Un grande vecchio allestisce una cena - una cena molto terrena, a base di cotechino e lambrusco - a cui prendono parte personaggi che ha conosciuto in vita, o comunque che hanno attinenza con lui, con la Ferrari...».

Perché il grande vecchio è Enzo Ferrari: che ricordo ha di questo grande italiano?

«È l’italiano più amato al mondo. Ha perpetuato nel Novecento la genialità di Leonardo. Ferrari era un personaggio apparentemente scontroso, duro, forse anche cinico. Ma quella era una forma di difesa dai dolori della vita, su tutti la morte del figlio di 24 anni. Era anche un uomo dal grande calore umano, a cui piaceva stare insieme agli altri».

Chi sono gli dei?

«Tutte persone che Ferrari ha incrociato direttamente o indirettamente in vita. Penso a Marco Pantani, ero dello sport che ci ha dato grandi emozioni purtroppo rimaste incompiute. Come anche Ayrton Senna, che lui ha sempre sperato di avere nella sua scuderia, e lo stesso Senna sognava di andare alla Ferrari. O Luciano Pavarotti, suo grande amico con cui condivideva l’amore per la lirica. O Francesco Baracca, l’asso della aviazione della prima guerra mondiale, ucciso in un combattimento: colui che indirettamente ha regalato a Ferrari il cavallino. Glielo consegnò la madre di Baracca: “metta sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio, le porterà fortuna”».

Se dovesse esserci un seguito chi immagina di fare accomodare alla nuova cena degli dei?

«Temo che dovrò farlo a furor di popolo (ride). Nel primo non ci sono calciatori, dovrò rimediare. Alcuni sono andati via recentemente, andranno sicuramente presi in considerazione. Ricevo suggerimenti quotidiani».

Il più gettonato?

«Maradona».

Alle Olimpiadi l’Italia sembra avere scoperto nuovi dei.

«Al di là delle medaglie d’oro, dei Jacobs e dei Tamberi, sono stati tutti degli eroi. Non solo l’atletica, penso ai lottatori, ai sollevatori di pesi, alle arti marziali. La Sardegna ha fatto la sua parte, ma è tutta Italia ad averlo fatto. È venuta fuori un’Italia bella, nuova, integrata, con voglia di guardare avanti».

Nello stesso momento però ha chiuso il suo Bar Toletti.

«Ho lasciato la pagina pubblica, mi ero stufato di fare la sentinella di notte. Resta il mio profilo privato, dove continuerò a scrivere le mie riflessioni».

Riflessioni che sono diventate un altro libro, il Bar Toletti numero 5.

«È il racconto dell’ultimo anno, molto complesso anche perché molte persone ci hanno lasciato. Maradona e Paolo Rossi prima che campioni per me erano grandi amici. Un anno difficile culminato nelle Olimpiadi. Un vero raggio di sole».

Chi vincerà il campionato?

«Come ogni anno ho fatto un sondaggio tra i follower. Azzeccano sempre e mi attengo a quanto sostengono loro: prima la Juventus, seguita dall’Inter. Ma credo sarà il campionato più aperto degli ultimi tempi».

E il Cagliari?

«Lo amo da sempre, sono cresciuto con il mito dell’Amiscora. Ha le carte in regola per vivere tranquillamente almeno per una stagione. Speriamo siano le basi per ottenere qualcosa di più nelle prossime».

Lei ha condotto la Domenica sportiva, il Processo del lunedì, Pressing, Quelli che il calcio: come le sembra oggi il calcio in tv?

«Non mi sono abbonato a Dazn, la mia è una resistenza civile. È un calcio usa e getta su cui nessuno si sforza a livello autoriale di costruire qualcosa di diverso da moviole e urlatori. Siamo ai confini della bocciatura».

Accanto allo sport, ha un’altra grande passione: la musica. Chi è il vincitore dell’estate 2021?

«Forse i Maneskin, a cui nessuno ha regalato nulla. Sono stato contento per Sanremo e l’Eurovision. Ma per il resto è tutto un po’ omologato, tutto già visto. Insomma, se ci guardiamo intorno non c’è Lucio Battisti. E nemmeno Andrea Parodi».

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