Paolo Fresu: cinema, che passione

Il trombettista ad Alghero ha presentato “Parla con lei”. A Venezia sarà nei documentari su Vanoni e Bosso

Gli impegni in giro per il mondo gli impediscono di avere con il cinema un rapporto costante, una frequentazione più assidua, ma quello che Paolo Fresu prova per la settima arte è amore puro. Da musicista e da spettatore. Ed è proprio in questa doppia veste che venerdì sera alle 21.30 ad Alghero, nella nuova Arena Terragona in via Giovanni XXIII, il trombettista di Berchidda ha presentato al pubblico il suo film del cuore. Terzo e ultimo appuntamento in cui degli artisti - nelle scorse settimane è toccato alla pubblicitaria Annamaria Testa e allo stilista Antonio Marras - raccontano la loro pellicola preferita. Fresu ha scelto "Parla con lei" di Pedro Almodovar con Javier Camara, Dario Grandinetti e Geraldine Chaplin, Oscar per la miglior sceneggiatura originale, Golden globe per il miglior film straniero e Bafta per il miglior film. Il film-capolavoro del regista spagnolo sarà proiettato in lingua originale e sottotitolato in italiano. L'iniziativa è inserita nel festival "Pensieri e parole: libri e film all'Asinara". Prima dell’inizio della proiezione Paolo Fresu ha spiegato al pubblico il perché della sua scelta, cosa l’ha spinto a indicare la pellicola di Almodovar come film del cuore.

Perché “Parla con lei”?

«Erano due o tre anni che Sante Maurizi (direttore artistico di “Pensieri e parole”, ndr) mi invitava per prendere parte a questa iniziativa, ma per me era sempre molto difficile riuscire a essere presente, perché dopo il Time in jazz sono solito prendermi un periodo di vacanza. Quest’anno, invece, visto che non si è lavorato tanto, non mi sono fermato e così sono riuscito a ritagliare qualche giorno. Ho scelto “Parla con lei”, perché è un film che avevo visto e mi era piaciuto tantissimo, ma anche perché ha una storia musicale molto importante. Non solo per le bellissime musiche di Alberto Iglesias, con cui collaboro da anni e per il quale provo stima e amicizia. Ma anche per quel meraviglioso cameo di Caetano Veloso che fa “Cucurrucucú paloma”. Al pubblico parlerò di queste cose».

Qual è il rapporto di Paolo Fresu con il cinema?
«Un rapporto molto appassionato ma difficile. Uno dei miei sogni era scrivere musiche per il cinema. Ho lavorato agli ultimi due film di Ermanno Olmi. In “Centochiodi” faccio anche una rivisitazione di “Non ti scordar di me” con Antonello Salis. Diversi lavori anche con Ferdinando Vicentini Orgnani, tra cui “Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni”, con la sceneggiatura di Marcello Fois, e “Vinodentro”, che vanta anche la fotografia di Dante Spinotti, ma che purtroppo in Italia pochi spettatori hanno visto. Insomma, sono un compositore di musiche da film della domenica, ma a pensarci bene qualche film l’ho fatto. E ho anche vinto un Nastro d’argento, oltre a diverse nomination ai David di Donatello».

Le piace, dunque, scrivere musiche per il cinema?
«Non sono un compositore tradizionale, ma la cosa mi affascina molto. Quando scrivi la musica per un film c’è sempre un grande mistero, perché di fatto lavori a casa e quando poi vai a inserirla non sai se aderisce bene alla storia o al personaggio. Nel film su Ilaria Alpi, per esempio, avevo scritto un requiem per un momento specifico, che però funzionava meglio in un’altra scena».

E il suo rapporto da spettatore?
«Grande passione, ma con il tipo di vita che faccio ho davvero poco tempo. In questo ultimo anno e mezzo sono riuscito a vedere qualche cosa in più, ma di solito di sera suono e di giorno non riesco ad andare al cinema. E dunque resta un po’ di tempo a casa e soprattutto sugli aerei. Insomma, verso il cinema nutro molta passione ma ho poco tempo. Anche perché non amo guardare i film sul computer, a meno che non mi serva per lavoro. Io sono un grande sostenitore della sala, che resta uno dei pochi posti in cui piangere senza vergognarsi. Io sono per la condivisione delle emozioni con altri in sala o con la famiglia a casa, come nella musica. Ho ancora questa visione romantica».

Il 1° settembre Pedro Almodovar inaugura il festival di Venezia, dove lei sarà presente in due lavori.
«Sì, purtroppo non potrò essere presente fisicamente. Ho fatto un cameo in “Senza fine” di Elisa Fuksas su Ornella (Vanoni, ndr). E poi sono nel docu-film su Ezio Bosso di Giorgio Verdelli. Io ed Ezio ci eravamo conosciuti più di vent’anni fa a Bologna a un festival di cinema, a cui partecipavano diversi compositori di musica da film: De Scalzi, Simonetti, Buonvino. In quella occasione alla Cantina Bentivoglio fu organizzata un’improbabilissima jam session. Ezio suonò il contrabbasso in maniera strepitosa: era un bassista incredibile con una tecnica virtuosa. Nel film che andrà a Venezia c’è un pezzettino di quel momento in cui suonammo insieme».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes