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ASINCRONIE FESTIVAL ALL’ARGENTIERA 

Boscani, storie dai margini

Boscani, storie dai margini

In tempi di sussidi, reddito di cittadinanza, sostegno alle famiglie, e in generale di assistenzialismo diffuso che riempie il piatto e rischia di svuotare la dignità, c’è anche chi decide di...

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In tempi di sussidi, reddito di cittadinanza, sostegno alle famiglie, e in generale di assistenzialismo diffuso che riempie il piatto e rischia di svuotare la dignità, c’è anche chi decide di arrangiarsi da solo. Con una “giornata in campagna” per raccogliere lumache, finocchietti selvatici, funghi da rivendere agli angoli delle strade. Oppure ricorrendo all’agricoltura fai da te, e coltivando una decina di piantine di canapa indiana per scopi “ricreativi”, col cui ricavato tirare avanti un anno intero. È il sottoproletariato ai limiti della legalità descritto da Leonardo Boscani nel progetto fotografico “Lumpenproletariat 02 Illegal farmers and collectors of Sardinia”, che oggi alle 18.30 l’artista sassarese presenta all’Argentiera durante il festival di cinema documentario e fotografia “Asincronie” dell’associazione culturale 4Caniperstra.

Evitando accuratamente le tentazioni del pittoresco e del moralismo – da sempre estranei alla sua visione estetica – Boscani, che dagli anni Novanta mette al centro del suo lavoro esposto in Italia e all’estero le contraddizioni sociali e politico-economiche della civiltà occidentale, ha girato la Nurra con la fotocamera di un telefonino e l’intenzione di dare voce, senza giudicare, «a un nuovo sottoproletariato urbano, una nuova versione di quello che Marx chiamava Lumpenproletariat, il “proletariato degli stracci”, e che nei prossimi anni sarà sempre più diffuso perché il divario tra ricchi e poverissimi sta diventando sempre più forte». Nel suo “censimento” fotografico, Boscani ha parlato con i «raccoglitori di lumache, asparagi, funghi, che vediamo agli angoli delle strade e che per sopravvivere vanno a cercarsi qualcosa da rivendere, entrando spesso nelle campagne private, che ormai in gran parte sono in stato di abbandono. Mi hanno raccontato le loro storie personali, che però non ho nessuna intenzione di divulgare, anche perché mi interessa molto di più far emergere le dinamiche collettive. Mi affascina il fatto che queste persone rivendichino il proprio stato, il proprio rendersi indipendenti dal sistema».

Durante il viaggio nella Nurra, l’artista è entrato in contatto anche con i piccoli coltivatori illegali di canapa indiana per uso non terapeutico. «Raccoglitori e coltivatori sono due mondi che si intersecano e che si trovano spesso in contrasto tra loro» spiega. «C’è una guerra tra sottoproletari. Capita, per esempio, che chi va a raccogliere lumache, trovi le piantagioni di canapa a poi torni per saccheggiarle, così si innescano dei conflitti e degli scontri, c’è tutto un mondo sommerso, che non appare».

Un mondo che, per ovvie ragioni, tiene un profilo basso e non dà troppo nell’occhio. Boscani, però, è riuscito a conquistarne la fiducia e a diventare un mezzo per esprimere anche qualche rivendicazione. Questa per esempio: «In Sardegna c’è stata un’inflazione di canapa illegale, con grandi piantagioni costate decine di migliaia di euro e con decine di migliaia di piante, finanziate da organizzazioni probabilmente legate alla camorra. I prezzi sono crollati, e i piccoli coltivatori che prima riuscivano a vivere un intero anno con una decine di piantine, e vendendo intorno ai 6 o 7 euro al grammo, ora sono rovinati. I coltivatori rivendicano anche il fatto che la loro erba è molto più sana. E soprattutto che non hanno intenzione di diventare narcotrafficanti: a loro basta coltivare poco, ma giusto. Però è chiaro che se la loro canapa non rende più, le alternative che restano sono poche: mi adeguo, entro in una grande banda, rubo, o chiedo il reddito di cittadinanza».

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