La Nuova Sardegna

La Sardegna di Salvatores all’Expo di Dubai

di Fabio Canessa
La Sardegna di Salvatores all’Expo di Dubai

Tra le proposte del Padiglione Italia anche un filmato del regista premio Oscar dedicato all’arte del fare e alle bellezze paesaggistiche delle regioni italiane 

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Giocando sulle parole si può dire che se il suo film più famoso è «dedicato a quelli che fuggono», il premio Oscar “Mediterraneo”, con questo particolare lavoro Gabriele Salvatores omaggia quelli che restano. Che operano nel territorio. Che portano avanti le tradizioni. È il “Saper fare” italiano che il regista racconta per i visitatori del Padiglione Italia all’Expo 2020 (rimandato l’anno scorso per il Covid) che apre a Dubai: la prima Esposizione Universale nel mondo arabo.

Il progetto vede al centro del percorso espositivo l’unicità delle Regioni, tra le immagini di alcuni degli scenari naturali e architettonici più affascinanti di ogni territorio e il meglio delle arti artigiane, dell’agroalimentare, della meccanica, del design, delle tecnologie più sofisticate. Con tre soggetti diversi per ogni Regione partecipante. Per quanto riguarda la Sardegna la lavorazione del marmo a Orosei, il radiotelescopio di San Basilio e l’arte dolciaria. Tre aspetti per raccontare l’isola con sguardi differenti: uno alla terra con l’estrazione nelle cave oroseine del marmo apprezzato in tutto il mondo per pavimentazioni interne ed esterne, rivestimenti, componenti e finiture architettoniche; uno allo spazio con il Sardinia Radio Telescope, strumento all’avanguardia dal punto di vista tecnologico costruito nella località di Pranu ’e sànguni che si trova nel territorio del comune di San Basilio; uno alla tradizione gastronomica esaltata dall’arte dolciaria, con le creazioni dell’artista-pasticcera Anna Gardu di Oliena.

Oltre la parte sul saper fare, il racconto costruito da Salvatore prevede, tra i contenuti visibili nel Padiglione Italia nei i prossimi mesi sino al 31 marzo 2002, anche una sezione “Belvedere” con proiezioni a 360 gradi di paesaggi italiani altamente suggestivi: per l’isola la scelta è ricaduta su Bosa, sulla Barbagia e suPorto Flavia nell’area mineraria del Sulcis.

«Quando Davide Rampello (direttore artistico del Padiglione Italia) mi ha parlato della sua idea del “Saper fare” italiano – spiega Gabriele Salvatores nella presentazione – mi è venuto subito in mente Pier Paolo Pasolini che nei suoi scritti a proposito dell’Italia e della cultura italiana e delle nostre tradizioni, sulla nostalgia della perdita del lavoro nelle campagne, del saper fare con le mani, parlava spesso di questo, del fatto che il nostro è un Paese che si basa molto sul lavoro con la natura. I suoi asset sono il saper coltivare, il saper cucinare, il saper costruire. Siamo una delle potenze industriali, ma la nostra tradizione secondo me deve rimanere legata a sapere fare il pane, per esempio».

Pasolini, ma non solo. Il regista cita anche “La mano dell’uomo” di Sebastiao Salgado: «Le prime immagini che mi sono venute in mente di questo film, sono proprio le facce, le mani, i particolari del lavoro. Abbiamo quindi deciso di girare privilegiando questo aspetto. Abbiamo cercato di far sentire attraverso le immagini i profumi del grano e della farina, l’atmosfera del lavoro in una fabbrica. Ci siamo ritrovati a girare per il Paese che cambia continuamente secondo la latitudine, nel giro di pochi chilometri è come se ti ritrovassi in un altro posto, addirittura con un’altra cultura, un’altra cucina, a volte con un’altra lingua. Questo che può essere un problema, si rivela un grande vantaggio perché un Paese così non c’è da nessuna altra parte. Con un tale varietà di cose da vedere e da gustare».

Per il suo racconto dell’Italia Salvatores ha adottato una precisa scelta stilistica, utilizzare il bianco e nero: «Ho pensato che girare in bianco e nero – sottolinea il regista – gli avrebbe dato una dimensione più universale, quasi sacrale. Non le immagini che siamo abituati a vedere con i nostri occhi, noi viviamo in un mondo colorato, ma qualcosa che ci costringa a concentrarci su quello che stiamo vedendo e che nello stesso tempo lo ponga fuori dal tempo».


 

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