le storie
Una generazione persa sul fronte la Torres pagò il tributo più caro
A gloria e memoria dei soci caduti per la patria, la Torres, che della loro luce si illumina, incide ed eterna i nomi immortali”.Di loro si sa assai poco, oggi, ma la lastra di marmo che da un secolo...
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A gloria e memoria dei soci caduti per la patria, la Torres, che della loro luce si illumina, incide ed eterna i nomi immortali”.
Di loro si sa assai poco, oggi, ma la lastra di marmo che da un secolo esatto resiste a tutte le intemperie nel retro della tribuna centrale dello stadio Acquedotto, di certo ha ottenuto l’effetto sperato. I nomi dei diciotto torresini periti durante la Grande guerra sono in effetti arrivati sino a noi grazie a quella incisione e ancora danno lustro a una delle società polisportive più antiche e ricche di storia a livello nazionale.
Luigi Sechi, Giovanni Oggiano, Giuseppe Anfossi, Antonio Oggiano, Manlio Dessì, Mario Satta, Quintino Azzena, Salvator Angelo Solinas, Mario Carboni, Vico Ottonello, Beldo Perno, Mario Foddai, Mario Allegretti, Agostino Cosseddu, Nino Duce, Fiorenzo Pais, Mario Canessa, Giovanni Camboni.
Tra questi la figura di maggiore spicco dal punto di vista sportivo è quella di Antonio Oggiano, nato a Sassari il 24 ottobre 1889, che si ritrovò sul fronte come capitano di complemento del 152° Brigata Sassari. Molto prima di cadere sul Monte Zebio, il 12 giugno 1917, e di venire decorato con la medaglia di bronzo, il suo nome era già assai popolare in Sardegna. Ginnasta, podista e saltatore (in lungo) di buon livello, il minore degli Oggiano (Giovanni, decorato con la medaglia d’argento e di bronzo al valore militare era nato nel 1885), fu uno dei primi atleti di un certo spessore della società sassarese, della quale fu a lungo “caposquadra”. Fu lui, tra l’altro, a guidare l’eroica spedizione in Corsica del 1908, quando sullo sterrato di piazza Diamante, ad Ajaccio, i calciatori torresini sfidarono un gruppo di sportivi corsi in quella che viene considerata la prima sfida internazionale giocata in terra straniera da un team di calcio sardo.
Tra gli altri torresini caduti al fronte c’è Giuseppe Anfossi, detto Peppino, protagonista del torneo calcistico giocato alla Maddalena nel 1912, vinto proprio dalla Torres e successivamente segretario della società. Cadde il 6 dicembre 1916 in territorio sloveno, colpito in un’azione di sorpresa degli austriaci durante un momento di riposo. Decorato con la medaglia d’argento al valore militare, faceva parte del primo reggimento Granatieri di Sardegna.
Singolare anche la figura di Manlio Dessì, fratello maggiore di Aldo Dessì, a sua volta calciatore e velocista. Nel 1911 giocò contro la Torres con i colori del Club Sportivo Sassari nella finale dei campionati sardi disputata in piazza d’Armi, poi passò proprio alla società rossoblù. Componente del 13° reggimento artiglieria da campagna, perse la vita sul fronte ma non a causa dei nemici: come spesso capitava, soprattutto alla fine dell’inverno, venne travolto da una valanga insieme ad altri commilitoni sulle tre cime di Lavaredo. Era il 9 marzo 1916.
Tra i 14 calciatori sardi caduti nella Grande guerra, 9 hanno legato la loro storia a squadre sassaresi: due alla Iosto, 5 alla Torres, 3 al Club Sportivo, con il già citato Manlio Dessì che militò sia nel Club Sportivo che nella Torres. (a.si.)
Di loro si sa assai poco, oggi, ma la lastra di marmo che da un secolo esatto resiste a tutte le intemperie nel retro della tribuna centrale dello stadio Acquedotto, di certo ha ottenuto l’effetto sperato. I nomi dei diciotto torresini periti durante la Grande guerra sono in effetti arrivati sino a noi grazie a quella incisione e ancora danno lustro a una delle società polisportive più antiche e ricche di storia a livello nazionale.
Luigi Sechi, Giovanni Oggiano, Giuseppe Anfossi, Antonio Oggiano, Manlio Dessì, Mario Satta, Quintino Azzena, Salvator Angelo Solinas, Mario Carboni, Vico Ottonello, Beldo Perno, Mario Foddai, Mario Allegretti, Agostino Cosseddu, Nino Duce, Fiorenzo Pais, Mario Canessa, Giovanni Camboni.
Tra questi la figura di maggiore spicco dal punto di vista sportivo è quella di Antonio Oggiano, nato a Sassari il 24 ottobre 1889, che si ritrovò sul fronte come capitano di complemento del 152° Brigata Sassari. Molto prima di cadere sul Monte Zebio, il 12 giugno 1917, e di venire decorato con la medaglia di bronzo, il suo nome era già assai popolare in Sardegna. Ginnasta, podista e saltatore (in lungo) di buon livello, il minore degli Oggiano (Giovanni, decorato con la medaglia d’argento e di bronzo al valore militare era nato nel 1885), fu uno dei primi atleti di un certo spessore della società sassarese, della quale fu a lungo “caposquadra”. Fu lui, tra l’altro, a guidare l’eroica spedizione in Corsica del 1908, quando sullo sterrato di piazza Diamante, ad Ajaccio, i calciatori torresini sfidarono un gruppo di sportivi corsi in quella che viene considerata la prima sfida internazionale giocata in terra straniera da un team di calcio sardo.
Tra gli altri torresini caduti al fronte c’è Giuseppe Anfossi, detto Peppino, protagonista del torneo calcistico giocato alla Maddalena nel 1912, vinto proprio dalla Torres e successivamente segretario della società. Cadde il 6 dicembre 1916 in territorio sloveno, colpito in un’azione di sorpresa degli austriaci durante un momento di riposo. Decorato con la medaglia d’argento al valore militare, faceva parte del primo reggimento Granatieri di Sardegna.
Singolare anche la figura di Manlio Dessì, fratello maggiore di Aldo Dessì, a sua volta calciatore e velocista. Nel 1911 giocò contro la Torres con i colori del Club Sportivo Sassari nella finale dei campionati sardi disputata in piazza d’Armi, poi passò proprio alla società rossoblù. Componente del 13° reggimento artiglieria da campagna, perse la vita sul fronte ma non a causa dei nemici: come spesso capitava, soprattutto alla fine dell’inverno, venne travolto da una valanga insieme ad altri commilitoni sulle tre cime di Lavaredo. Era il 9 marzo 1916.
Tra i 14 calciatori sardi caduti nella Grande guerra, 9 hanno legato la loro storia a squadre sassaresi: due alla Iosto, 5 alla Torres, 3 al Club Sportivo, con il già citato Manlio Dessì che militò sia nel Club Sportivo che nella Torres. (a.si.)
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