1899. Orgosolo, la feroce battaglia di Morgogliai: sconfitti cinque latitanti

Un murale a Orgosolo

Nuoro, 10 ore 17,55 ( Recapitatoci alle ore 20,7) - In seguito alle disposizioni delle autorità di Nuoro, 150 carabinieri e 60 soldati del 10. e 67. Fanteria, comandati dal capitano dei carabinieri cav. Petella, circondarono i latitanti fratelli Serra Sanna, Virdis, Pau e Lovicu sul territorio di Orgosolo. Sorto un conflitto, restarono uccisi i latitanti Serra Sanna Giacomo e Virdis, e ferito gravemente o, secondo taluni, morto, il Lovicu Giuseppe. Gli altri due latitanti riuscirono a nascondersi nella foltissima boscaglia. Si mantiene il cordone, formato dai carabinieri e dai distaccamenti di fanteria, e sperasi nella caduta degli altri due che si ritengono disarmati, avendo lasciato sul posto i fucili. Dei carabinieri cadde il valoroso Moretti e rimase ferito il bravo vice brigadiere Gasco. Mi reco sul posto, donde telegraferò altri particolari.

Orgosolo 11 ore 10 - Il conflitto avvenne nella regione Morgogliai, a trenta chilometri da Orgosolo. Disposto l'accerchiamento, il capitano Petella, col brigadiere Cau Lussano, con Moretti, Gasco, Tino ed altri sette valorosi, penetrava nel bosco. Ad un certo punto, da una capanna sbucarono i cinque latitanti e cominciò il fuoco. Cadde primo il Virdis, poi il vice brigadiere Gasco ferito al collo gravemente, poi Giacomo Serra Sanna ed infine il Moretti. Il valoroso carabiniere cadde fra le braccia del capitano Petella, che gli era vicino.

Orgosolo 11 ore 10,20 - Verso le tre e mezzo del pomeriggio di ieri venne ripreso l'attacco contro i banditi scampati la mattina. Pau ed Elia Serra Sanna, scalzi, strisciando per terra, tentarono oltrepassare il cordone militare. Scelsero il punto guardato dal soldato Giuseppe Amato, del 67. fanteria, il quale, deposto il fucile, si era avvicinato a una sorgente per dissetarsi. I due latitanti gli tirarono due fucilate alle spalle, uccidendolo. Le detonazioni delle fucilate fecero accorrere i carabinieri, fra i quali il Cau Lussorio brigadiere ed altri soldati ed i due feroci furono immediatamente uccisi. Ignorasi la sorte del Lovicu, che si trova senza fucile. Vi è chi lo crede morto, altri lo credono ferito nascosto in qualche macchione. È attivamente ricercato. L'epilogo del dramma sanguinoso, che da anni terrorizzava il circondario di Nuoro, è stato accolto con giubilo. Il capitano Petella ed il brigadiere Cau, impavidi, affrontarono la morte, dirigendo il servizio e dando nobile esempio di abnegazione e di sagrifizio. Le autorità, i rappresentanti della stampa, alcuni fotografi, parecchi cittadini si trovano sul posto.

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I latitanti caduti ed il Lovicu erano veramente fra i dodici o quindici che più terrorizzavano il circondario di Nuoro.
I Serra Sanna si erano resi tristemente famosi con bandi proibenti il lavoro nei campi e nei vigneti di taluni proprietari. L'Elia era il più feroce. Doveva rispondere di parecchi omicidi, compresi due o tre mancati in persona di carabinieri. Chi conobbe a Nuoro il Giacomo nel tempo in cui egli era soltanto ammonito, previde la triste fine, per quanto non avesse provato l'impressione di un uomo veramente terribile.

Il Virdis e il Lovicu contavano anche essi bruttissimi precedenti. Il Lovicu più svelto di tutti, non è difficile, come si suppone, che siasi internato in qualche macchione, ovvero che sia riuscito ad aprirsi un varco, può darsi che siasi rifugiato in qualche nascondiglio e che ivi sia morto in seguito a ferite.

Il Giuseppe Pau era il socio di tutti i malandrini che più si distinguevano. D'anni 30 da Oliena, erasi dato alla latitanza per un furto di capre. Egli per precauzione si era dato alla campagna, ma nel frattempo tentava un accomodamento con la parte lesa. Unitosi, durante il periodo di trattative coi pastori dorgalesi, proprietari delle capre, col latitante Castangia, si trovò in un conflitto nel quale rimaneva ucciso il carabiniere Laconi. Dopo questo, compromesso vieppiù, si unì al Castangia, morto questo al Corbeddu e al Mulas, poi al Berrina e ai latitanti nuoresi. Doveva rispondere di cinque omicidi, a quanto si diceva non era un ladro, assassinava per vendetta. Dicesi che si trovasse all'assassinio dell'appuntato Sini, insieme al Lovicu ed ai Serra Sanna.
Il suo salvataggio in tutti i conflitti formava un punto interrogativo. Ieri, finalmente, venne la sua ora.

Da molto tempo si lavorava per la distruzione dei cinque latitanti ora unitisi. E sarebbe avvenuta prima di ieri, se non fossero prevalsi a Roma criteri che oggi non è il caso di illustrare.

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