1949. Un mucchio selvaggio di trenta rapinatori: imboscata e massacro in Ogliastra

La prima pagina della Nuova Sardegna del 14 agosto 1949

La strage di Monte Maore. Cassiere derubato di 8 milioni, ammazzati quattro carabinieri. La Nuova: omaggio agli "eroi oscuri", ma servono i carri armati

LANUSEI, 13 notte. – Stamattina verso le 10 un camioncino della Società del Flumendosa, nel quale si trovava il cassiere della società, con altre due persone, con il denaro della paga degli operai del secondo e terzo salto dei lavori del bacino, procedeva lungo la strada Tortolì-Villanova Strisaili. Aveva oltrepassato il bivio per circa 5 km, e si trovava in prossimità della cantoniera ferroviaria sulle falde del monte Orrù (ma negli annali del banditismo sardo l’episodio sarà ricordato come “la strage di Monte Maore), quando trovò la strada sbarrata dai soliti macigni. Subito dopo alcuni malviventi mascherati ed armati di mitra e bombe a mano saltavano sulla strada ai cui margini stavano appostati e depredavano senza altro il cassiere dei valori che portava seco, e cioè della somma di oltre 8 milioni e mezzo, destinata alle paghe degli operai.

IL TRAGICO SCONTRO

Le vittime dalla rapina, che sapevano di essere seguite a breve distanza da una forte scorta armata, speravano di esserne raggiunte, e di vedere così il colpo fallire. Purtroppo però i banditi si erano organizzati militarmente per l’impresa criminosa. Sopraggiunge infatti il secondo camioncino, che portava una scorta armata di nove carabinieri, al comando di un brigadiere. Ma una seconda squadra di malfattori affrontava senza altro la scorta, da appostamenti al ciglio della strada, ad un centinaio di metri prima che essa giungesse sul luogo della rapina. Le prime raffiche di mitra colpirono il conducente dello autocarro, ed il veicolo sbandò subito andando a finire in cunetta. I carabinieri, saltati prontamente a terra, si disposero ad affrontare il fuoco che i banditi, ben trincerati in posizioni dominanti, concentravano su di loro. Purtroppo le scariche dei mitra da parte dei malfattori, che erano in numero non inferiore a trenta, ebbero ragione dell’eroismo dei militi. Tre di essi giacquero uccisi sulla strada: erano i carabinieri Landisio, Gallittu e Di Pietro, della Legione di Napoli, distaccati in Sardegna in servizio contro il banditismo. Altri sei carabinieri giacevano feriti, dei quali due gravissimi. Uno di essi è deceduto poco dopo, durante il trasporto all’ospedale di Nuoro.

Il brigadiere comandante la scorta, che era riuscito ad assicurarsi una posizione protetta dentro la cunetta, continuava nel frattempo il fuoco mantenendo impegnati gli assalitori. Intanto sopravveniva un terzo autocarro modello settantasei, di proprietà della Società del Flumendosa. I banditi lo fermarono, impadronendosi delle persone che vi si trovavano a guisa di ostaggio. Mandarono quindi il conducente Melis verso il brigadiere che continuava a sparare per dichiarargli che se non avesse desistito, gli ostaggi sarebbero stati uccisi. Ma quasi nello stesso momento il bravo brigadiere doveva cessare il fuoco, avendo esaurito le munizioni, e la banda dei malfattori riusciva a dileguarsi, recando seco il bottino.

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Ed ecco il commento al termine dell’articolo di cronaca

La gravità dell’episodio del Monte Orrù è senza precedenti. Non solo, i banditi della strada hanno osato operare nello stesso punto dove già un anno prima era avvenuta altra ingente rapina, con una vittima. Essi hanno dimostrato organizzazione e preparazione militare, affrontando in numero preponderante una scorta armata di dieci carabinieri, e riuscendo ad annientarla. Speriamo che almeno questa volta gli organi del ministero dell’Interno non pretendano minimizzare il fenomeno del banditismo stradale in Sardegna.

È dimostrato adesso che il terrorismo dei malviventi non si limita alla minaccia contro viaggiatori inermi e sbigottiti, ma affronta, e purtroppo con successo, forze di polizia considerevoli. Da queste colonne era stata già prospettata la opportunità di affidare la vigilanza sulle strade e la scorta degli automezzi a carri armati. La triste sorte dei carabinieri caduti nel combattimento di ieri dimostra che contro tanto criminosa audacia occorre l’impiego di mezzi adeguati. (...) La Nuova Sardegna, e con noi tutti gli onesti da ogni parte dell’Isola, saluta con commosso omaggio la memoria dei carabinieri caduti nel combattimento del loro periglioso dovere; ed augura per i feriti una rapida guarigione. Agli eroi oscuri, che quotidianamente si cimentano con il banditismo, va la simpatia e la riconoscenza dei sardi.

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