«Farò rivivere mio nonno Costantino»

Il nipote attore dell’artista di Orani si racconta tra il nuovo film (sulla mafia) e il sogno di una casa in Sardegna

Il sangue sardo ereditato da nonno Costantino c’è tutto. È un testimonial e un supporter della sua arte sia negli Usa che in Europa e in particolare in Sardegna, una terra che sente sempre più sua. Quando parla dell’isola si emoziona come quando si entra nella sfera degli affetti più cari, di quel mondo rassicurante e fiabesco vissuto da bambino e di cui vuole e sente il bisogno di nutrirsi ancora. Presto anche con una casa. Alessandro Nivola, attore di grande levatura, nipote del grande artista di Orani che ha lungo vissuto negli Usa, è il protagonista del film, da una settimana nelle sale, “I molti santi del New Jersey”, pellicola firmata dal regista Alan Taylor. Alessandro interpreta Dick Moltisanti, mafioso che nel corso dello svolgersi degli eventi diventa mentore del giovane Tony Soprano. Questo personaggio è il padre di Christopher, che nella celebre serie tv “I Soprano” appunto ha il volto di Michael Imperioli. “The Many Saints of Newark” è ambientato negli anni Sessanta, precisamente all’epoca dei feroci scontri razziali che ebbero luogo nel New Jersey tra cittadini afro-americani e gli italo-americani che con i loro racket tentavano controllavano la zona. Il film è realizzato da Alan Taylor, cineasta che ha diretto numerosi episodi della serie originale mentre la sceneggiatura è opera del creator de “I Soprano” David Chase insieme a Lawrence Konner. Assieme a Nivola, e a un cast di rilievo eccelle, anche un’altra giovane attrice italiana Michela De Rossi, romana, ma ormai di casa a Hollywood.

Alessandro Nivola, 50 anni, è l’età della maturità per un attore?Nel film che stiamo vedendo in questi giorni in Italia “I molti santi del New Jersey”, interpreti il personaggio principale. Per la tua carriera è forse la ciliegina sulla torta che mancava?

«Ahah (ride). Sono un fioritore tardivo! Tuttavia non direi che questa è la ciliegina sulla torta. Non sembra che io sia destinato ad avere mai un singolo ruolo di “sfondamento”. Invece sono molto contento anche perché la totalità di tutto il mio lavoro nel corso degli anni viene finalmente riconosciuto e comincia a darmi opportunità sempre più grandi e interessanti».

Tuo nonno, Costantino Nivola, era sardo, di Orani. In Sardegna a differenza di altre regioni la mafia e la cultura mafiosa non hanno mai attecchito. Hanno dato la loro spiegazione gli storici e i sociologi. Tu che idea ti sei fatto?E come ti sei preparato per interpretare Dick Moltisanti?

«Credo sia perché le montagne della Barbagia sono troppo difficili da percorrere per i malavitosi napoletani e siciliani. Solo i banditi locali potevano sopravvivere lì. Per quanto riguarda la mia preparazione, è stata molto lunga (6 mesi) e ha comportato la lettura di molti libri (“Honor the father” di Gay Telese, “For the sins of my father" di Albert DeMeo tra molti altri), l’incontro con piccoli criminali, il tour tra i vecchi quartieri italiani di Newark, e ho imparato lo specifico accento italo-americano di quel tempo e luogo».

La tua età comporta anche i primi bilanci. Cosa vedi se ti guardi indietro e cosa scorgi invece all’orizzonte a livello personale o familiare?

«Beh, non sento alcun senso di equilibrio. Sono ancora un artista freelance fuori controllo, che va alla deriva come un vagabondo. Non ho passato e futuro che posso discernere o a cui dare un senso».

Rimaniamo sul cinema. Cosa vedi e cosa segui del cinema italiano? Sappiamo che hai percorso anche la strada del produttore. Cosa ti piacerebbe produrre? Quali storie vorresti raccontare e chi sono i personaggi che ti affascinano?

«Non ho visto molto cose nuove del cinema italiano anche se sono consapevole che al momento è sano. Comunque accetto consigli su produzioni e film e li vedrò molto volentieri. Per quanto riguarda la produzione, per me il regista è tutto. Troppi film in cui ho recitato (come protagonista) non hanno avuto grandi registi. Un film è buono quanto il suo regista. Quindi li sto cercando per trarne anche io tutti i benefici del caso».

Il tuo sangue italiano ti ha portato ad amare il calcio più che altri sport più americani.

«Gli eroi piacciono a tutti. In Sardegna l’eroe romantico per eccellenza è Gigi Riva, bandiera del Cagliari che con lui ha vinto lo scudetto e della nazionale. La sua storia è incredibile e mi affascina. Ma ultimamente sono ossessionato dal tennis. Non riesco a smettere di guardarlo. Gli italiani sono incredibili in questo momento, tanti. Matteo Berettini, Jannik Sinner, Sonego, Musetti, ecc. ecc. L’organizzatore degli US Open mi ha detto che Matteo è un mio fan, quindi spero di incrociarci presto da qualche parte».

In Sardegna vieni regolarmente. Ti piacerebbe avere una casa da frequentare almeno per qualche settimana l’anno?

«Una casa in Sardegna è la cosa che desidero più di ogni altra cosa al mondo. Se ne trovate una bella ed economica fatemolo sapere. Sono pronto ad investire. Non in Costa Smeralda, forse vicino a Cala Gonone. Sto per ottenere anche la mia cittadinanza italiana, così dovrebbe essere tutto più facile».

Qui si parla di italianità e sardità, quel è la tua percentuale e cosa intendi?

«Quando sono in Italia sono sardo. Quando sono fuori dall’Italia sono italiano. Perché solo gli italiani capiscono la differenza...».

La tua pagina Instagram un po’ ti racconta tra lavoro, affetti e viaggi. Dalla foto con il grande Robert De Niro alle spiagge sarde. Bello per noi vedere che c’è sempre anche un po’ di Sardegna.

«Il mio cuore è in Sardegna. Più invecchio, più mi sento richiamato al luogo delle mie radici. Non riesco a spiegarlo, ma la sensazione è reale».

Un film su tuo nonno. Avrebbe un senso per te?

«Mi piacerebbe molto raccontare la sua storia. Ma dovrebbe essere parlato in sardo. Quindi, anche se parlo italiano abbastanza bene, devo trovare qualcuno molto piccolo e scuro che parli perfettamente in nuorese per interpretarlo».

Recentemente come famiglia siete intervenuti per salvaguardare le sculture di vostro nonno a New York. Trattate non proprio con i guanti. Sappiamo che continuerete a vigilare con attenzione, come è ora la situazione?

«Ci viene detto che quando la piazza sarà ricostruita le sue sculture saranno restaurate e restituite al sito. Speriamo che sia vero. L’unica cosa buona è che il suo profilo è cresciuto negli ultimi anni qui in America e quell’incidente ha portato molta attenzione e interesse sulla sua figura qui a New York. Attualmente c’è una straordinaria mostra dei suoi bassorilievi nel Magazzino Italian Art Museum di Cold Spring, fondato da Giorgio Spanu, guarda caso, un sardo».

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