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garau, l’autore della scultura invisibile 

«Inquinano, non li farò mai»

«Inquinano, non li farò mai»

Dopo che Times Square a New York è diventata una galleria a cielo aperto di crypto art, l’artista Salvatore Garau, balzato all’attenzione sui media di tutto il mondo per la vendita all’asta a diverse...

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Dopo che Times Square a New York è diventata una galleria a cielo aperto di crypto art, l’artista Salvatore Garau, balzato all’attenzione sui media di tutto il mondo per la vendita all’asta a diverse migliaia di euro di due sculture immateriali, dice la sua anche sugli Nft. Presa di posizione pubblicata dalla Nuova a luglio e ribadita questa settimana su Rai 1 nella trasmissione ItaliaSì condotta da Marco Liorni:

«Finché non si trova una soluzione meno impattante per l’ambiente a causa della produzione di Nft dovremmo fermarci e prendere una pausa di riflessione in questa corsa devastante chiedendo agli stessi artisti di fare un’azione rivoluzionaria e provocatoria, rinunciare a produrre Nft perché hanno un impatto ambientale enorme» afferma Garau, artista di Santa Giusta, con un curriculum di tutto rispetto di pittore e scultore “materiale”.

«È una questione etica. L’arte è il territorio dove l’artista non può avere limiti alla libertà di espressione: questo è certo! Senza entrare nel merito della qualità artistica o speculativa degli Nft, una domanda comunque io la pongo: perché anche gli artisti contribuiscono all’inquinamento del pianeta con la produzione di milioni di Nft? Le tante ricerche effettuate, tra cui quella dell’artista computazionale, ingegnere e ricercatore Memo Akten, hanno rivelato che il “carbon footprint” (cioè la traccia inquinante) di un solo Nft sul sito di scambi SuperRare produce un consumo pari a 211 kg di Co2, ovvero l’equivalente di un viaggio in macchina per mille chilometri. L’arte dovrebbe educare a scelte sostenibili – insiste Garau, da oltre quarant’anni scultore e pittore –. Il mercato degli Nft è un mercato energivoro che contribuisce a mandare l’ecosistema al collasso. Continuerò sempre a dipingere, ovviamente, ma tra i tanti motivi che durante la pandemia hanno ispirato le mie opere immateriali c’è anche la volontà di prendere una posizione netta contro gli Nft. La mia etica me lo impone. Ecco perché non ne produrrò mai uno. Una decisione drastica, oltre che poetica, contro la follia che si sta mettendo in atto».

Efisio Carbone, storico dell’arte nel direttivo delle Gallerie Comunali di Cagliari e direttore del Macc di Calasetta ha visitato in questi giorni le principali fiere d’arte: «Le avanguardie del XX secolo erano concentrate sul tema della riproducibilità dell’arte e la sua perdita dell’aura, il trasferimento del valore sull’idea e non sulla realizzazione, rovesciando il paradigma della progressiva meccanizzazione della vita e del lavoro dell’uomo – sostiene Carbone –. La differenza che gli Nft, invece, sono una fuga dal mercato globale, una smaterializzazione dell’opera d’arte non per decretarne l’estinzione fisica ma come trasferimento su metamondi tramite transustanziazione.

L’allegoria è sostenuta dalla fede sul mercato. La dottrina capitalista assicura la veridicità dell’essere: se ho un valore esisto. L’arte, quindi, si comporta come una criptomoneta, merce di scambio in un mondo virtuale. Eppure, mentre il mercato si interroga sui valori (non esiste un solo valore) del Non Fungible Token, dentro le fiere internazionali dell’arte contemporanea che stanno ripartendo (non senza fatica e velato ottimismo) trionfa la pittura in tutte le sue forme: dalla figurazione all’astrazione, con prudente scelta di artisti già consolidati, se non addirittura storici, o comunque dal curriculum importante. La pittura come bene rifugio per i collezionisti e garanzia di recupero finanziario per le gallerie. L’Nft sorvola questo mondo, lo salta, raramente lo considera. Bisogna chiedersi quale futuro ci aspetta...intanto godiamoci, finché possibile, l’odore dei colori». (p.cu)

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