Con i suoi presepi Maria Lai illumina l’ignoto
di Giacomo Mameli
L’allestimento delle opere in due distinte esposizioni collettive a La Spezia e a Milano
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Spiritualità e poesia, sacro e profano, il mistero dell’ignoto, il fascino del Natale. Con tanti presepi settecenteschi di produzione genovese e lombarda, ci sono anche quelli modernissimi di Maria Lai in compagnia di opere di Michelangelo Pistoletto, Guido Strazza, Roberto Almagno, Marco Lodola e Fausto Melotti. Una galleria d’arte come luogo religioso, forse un eremo, dove tutto è più spirituale. Presepi esposti da qualche giorno e sino al 23 febbraio con la Fondazione Carispezia – nella sede di via Chiodo 36 a La Spezia – con la mostra “Admirabile Signum”, sottotitolo “Il presepe tra arte antica e contemporanea”.
Trovare l’ignoto.
Presepi che si ritroveranno anche a Milano, dal 18 dicembre al 23 febbraio alla Galleria Six di Piazzale Piola in un altro allestimento sul tema “Trovare l’ignoto” in una esposizione sempre con opere di Maria Lai (Ulassai 1919 - Cardedu 2013) Lai e Dadamaino (pseudonimo di Edoarda Emilia Maino (Milano 1930-2004). Il tutto con la firma dei rispettivi archivi delle due grandi artiste e di Walter Baldi, Maria Sofia Pisu, Eva Balzoni con testi di Elena Pontiggia.
Comete e ulivi.
Nei presepi di Maria Lai trovate le statuine bianche quasi protette da piccoli quadrati nero antracite di legno con i personaggi classici e le pecorelle sdraiate, scoprirete anche un presepe tutto rosso-fuoco esposto qui per la seconda volta (l’esordio era stato nel 2018 a Firenze al Museo del Novecento). Un presepio è sotto un cielo stellato, illuminato da una cometa in forma di ramo d’olivo dai frutti d’oro. Ecco una geografia d’oro del 1992, inedita, con la poesia (su striscia a mille colori tenui) dei “Duemila Natali di guerra”. E un’altra geografia del 1990: “Il viaggiatore astrale”.
Linguaggi diversi.
La mostra nella cittadina ligure (a cura di Lara Conte e Alberto Salvadori) è nata da un’idea di Emanuele Martera che ne ha coordinato immagine e allestimento. Per la parte relativa all’arte antica, hanno lavorato alla costruzione del percorso espositivo in dialogo con Simonetta Maione e Giulio Sommariva, con il contributo di Andrea Marmori. «Questo evento d’arte – si legge in una nota stampa – mette in relazione importanti esemplari di presepe di produzione genovese e lombarda del 1700 secolo con un nucleo di opere e installazioni contemporanee, creando un ponte tra presente e passato, tra figurazione ed evocazione. Attraverso media e linguaggi diversi, nel corso del ventesimo secolo e nella contemporaneità gli artisti hanno continuato a confrontarsi con uno dei temi maggiormente rappresentati nella storia dell’arte occidentale, fornendone interpretazioni che vanno oltre l’iconografia e la dimensione figurativa tradizionale».
Spiritualità e poesia.
Il percorso pensato per l’esposizione travalica il rigido ordinamento cronologico e si articola in sale tematiche che tracciano un percorso di rinascita e luce, spiritualità e poesia. Per la mostra milanese, la critica Elena Pontiggia (tra le massime esperte dell’arte di Maria Lai, dalle prime opera dell’artista ogliastrina sino alle più recenti realizzazioni) riferendosi anche alla Dadamaino scrive: «Entrambe, nel loro lungo e originale percorso espressivo, hanno trovato l’ignoto. Cioè, potremmo dire, hanno capito che siamo immerse nel mistero. E ce lo hanno mostrato, quel mistero, non per svelarlo, corsa velleitaria e impossibile, ma per rivelarci che il mistero c’è». E poi si sofferma sulla scrittura di Maria Lai: «Scrittura che rimane più che mai senza risposta, come recita il titolo di un’opera esposta in mostra a Milano. Citando Arthur Rimbaud possiamo dire che anche la poetessa Maria Lai, come la poetessa Dadamaino, ha trovato l’ignoto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Trovare l’ignoto.
Presepi che si ritroveranno anche a Milano, dal 18 dicembre al 23 febbraio alla Galleria Six di Piazzale Piola in un altro allestimento sul tema “Trovare l’ignoto” in una esposizione sempre con opere di Maria Lai (Ulassai 1919 - Cardedu 2013) Lai e Dadamaino (pseudonimo di Edoarda Emilia Maino (Milano 1930-2004). Il tutto con la firma dei rispettivi archivi delle due grandi artiste e di Walter Baldi, Maria Sofia Pisu, Eva Balzoni con testi di Elena Pontiggia.
Comete e ulivi.
Nei presepi di Maria Lai trovate le statuine bianche quasi protette da piccoli quadrati nero antracite di legno con i personaggi classici e le pecorelle sdraiate, scoprirete anche un presepe tutto rosso-fuoco esposto qui per la seconda volta (l’esordio era stato nel 2018 a Firenze al Museo del Novecento). Un presepio è sotto un cielo stellato, illuminato da una cometa in forma di ramo d’olivo dai frutti d’oro. Ecco una geografia d’oro del 1992, inedita, con la poesia (su striscia a mille colori tenui) dei “Duemila Natali di guerra”. E un’altra geografia del 1990: “Il viaggiatore astrale”.
Linguaggi diversi.
La mostra nella cittadina ligure (a cura di Lara Conte e Alberto Salvadori) è nata da un’idea di Emanuele Martera che ne ha coordinato immagine e allestimento. Per la parte relativa all’arte antica, hanno lavorato alla costruzione del percorso espositivo in dialogo con Simonetta Maione e Giulio Sommariva, con il contributo di Andrea Marmori. «Questo evento d’arte – si legge in una nota stampa – mette in relazione importanti esemplari di presepe di produzione genovese e lombarda del 1700 secolo con un nucleo di opere e installazioni contemporanee, creando un ponte tra presente e passato, tra figurazione ed evocazione. Attraverso media e linguaggi diversi, nel corso del ventesimo secolo e nella contemporaneità gli artisti hanno continuato a confrontarsi con uno dei temi maggiormente rappresentati nella storia dell’arte occidentale, fornendone interpretazioni che vanno oltre l’iconografia e la dimensione figurativa tradizionale».
Spiritualità e poesia.
Il percorso pensato per l’esposizione travalica il rigido ordinamento cronologico e si articola in sale tematiche che tracciano un percorso di rinascita e luce, spiritualità e poesia. Per la mostra milanese, la critica Elena Pontiggia (tra le massime esperte dell’arte di Maria Lai, dalle prime opera dell’artista ogliastrina sino alle più recenti realizzazioni) riferendosi anche alla Dadamaino scrive: «Entrambe, nel loro lungo e originale percorso espressivo, hanno trovato l’ignoto. Cioè, potremmo dire, hanno capito che siamo immerse nel mistero. E ce lo hanno mostrato, quel mistero, non per svelarlo, corsa velleitaria e impossibile, ma per rivelarci che il mistero c’è». E poi si sofferma sulla scrittura di Maria Lai: «Scrittura che rimane più che mai senza risposta, come recita il titolo di un’opera esposta in mostra a Milano. Citando Arthur Rimbaud possiamo dire che anche la poetessa Maria Lai, come la poetessa Dadamaino, ha trovato l’ignoto».
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