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Le nuove destre estreme, una convivenza subdola

Le nuove destre estreme, una convivenza subdola

Nel saggio “Neofascismo in grigio” Claudio Vercelli analizza i movimenti italiani ed europei che si insinuano nella società in modi e forme diverse

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Nella premessa e nel primo capitolo del suo “Neofascismo in grigio. La destra radicale tra l’Italia e l’Europa” (Einaudi, 110 pagine, 15 euro), Claudio Vercelli si sofferma su una distinzione, dalla quale discende poi una porzione consistente delle speculazioni successive, riguardante il passato e il presente. Meglio: il modo in cui il neofascismo è davvero in rapporto con il fascismo storico, quello che ad esempio in Italia richiamiamo con la parola “Ventennio”. Scrive l’autore che, esaurite le manifestazioni più evidenti di quel fascismo che avevano portato alla nascita e allo sviluppo di partiti e regimi totalitari, oggi esso «non si presenta come potere bensì come esercizio di contropotere». Dismessa la divisa nera dell’inquietudine che il fascismo seppe tragicamente suscitare e che usò per imporsi e opprimere, ha indossato l’abito grigio della rassicurazione. In un’epoca i cui repentini cambiamenti rendono difficile capire la realtà, spesso la stessa quotidianità più elementare, il neofascismo offre «un lessico della contemporaneità», un insieme di parole che provano a dar forma a ciò che forma pare non avere più.

Un alleato gli viene dall’innegabile debolezza delle democrazie liberali e sociali, che è il terreno in cui nasce e prolifera un sentire comune, molto trasversale, fatto di insoddisfazione, rabbia, percezione di marginalità o perfino esclusione, e teorie complottiste che aggiornano i vecchi schemi di sempre, a partire dall’antisemitismo. Quel sentire a cui si abbevera di frequente anche la destra «non fascista, ma senz’altro populista e identitaria». E infatti, siamo ora nel capitolo “La colonizzazione nell’età del web”: «Sia la raffigurazione demoniaca di George Soros, in quanto mente dietro le trame finanziarie planetarie, sia la demenziale rielaborazione dei processi migratori come effetto di un disegno universale di “push forward”, nascono e prendono forma dentro gli ambienti della destra radicale europea meno di una ventina di anni fa. Tuttavia, da quel recinto, sono ben presto fuoriuscite, per diventare patrimonio di un complesso di forze politiche e culturali più ampio e accreditato».

Una controprova, tra le tante possibili? Il ministro degli Interni italiano Matteo Salvini che nel 2018 dichiara: «Chi finanzia le Organizzazioni non governative? C’è l’Open Society Foudantions di Soros che ha un chiaro disegno, quello di un’immigrazione di massa per cancellare quella che è un’identità che può piacere o meno ma che mi dispiacerebbe venisse distrutta».

Ma se certe tangenze sono facili da comprendere, spiazzanti risultano, almeno sulle prime, quelle tra destre radicali e «cellule di una sinistra oltranzista (…) alla ricerca di una nuova partitura». Che, per Vercelli, hanno due punti di convergenza ben concreti: l’ideologia del primitivismo (l’individuo che ha fondamento nell’istinto e non nella cultura; il rapporto con la natura) e la denuncia, moralistica e insistita, della “perdita di valori”. Non di immediata ricezione, e non esente da passaggi di una certa oscurità, “Neofascismo in grigio” merita comunque d’essere letto per il contributo che fornisce a descrivere un fenomeno ormai innegabile, la penetrazione del neofascismo e della destra radicale nelle nostre società: una penetrazione che potremmo dire sottocutanea, e che per questo può risultare estremamente pericolosa.

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