La Nuova Sardegna

Si fa strada un nuovo liberalismo “inclusivo”

di Antonio Calabrò
Si fa strada un nuovo liberalismo “inclusivo”

Saggio sull’economia del prossimo futuro nella pubblicazione di Michele Salvati e Norberto Dilmore

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Nel tempo della crisi, tra pandemia che lentamente si smorza e difficoltà economiche che si aggravano per i timori di inflazione e squilibri globali più che sperare in un impossibile ritorno al “come eravamo”, vale la pena costruire nuovi pensieri economici e sociali. “Liberalismo inclusivo”, scrivono Michele Salvati e Norberto Dilmore, per Feltrinelli, cercando di delineare «un futuro possibile per il nostro angolo di mondo». Salvati è uno dei più lucidi studiosi di politica, impegnato a ragionare su come coniugare libertà e migliori equilibri sociali. Dilmore è lo pseudonimo scelto da un esponente del mondo politico, che accompagna un nome evocativo, Norberto (come Bobbio), per ricordare la figura di uno dei più autorevoli intellettuali, interprete lungimirante dei tentativi di coniugare la cultura liberale (Piero Gobetti, i fratelli Rosselli) con il miglior socialismo riformista. Con una prospettiva: andare oltre la tradizionale contrapposizione tra Keynes e Friedman e individuare originali strade di interpretazione e governo delle nuove dimensioni della “società digitale”.

Ecco il punto di riferimento: ripercorrere il pensiero politico europeo e ragionare di sostenibilità, riforme, lotta alle diseguaglianze di genere, demografiche e culturali, ma anche di nuove opportunità di sviluppo soprattutto per le nuove generazioni. Dinamismo imprenditoriale e inclusione sociale. Competitività e solidarietà. Tutti valori che si ritrovano nelle pagine del libro di Salvati e Dilmore e appartengono all’originale cultura di fondo dell’Europa: democrazia liberale e welfare, promozione dei diritti individuali e responsabilità sociale. Una strada che proprio adesso ha una straordinaria forza di attualità.

Proprio nel contesto di migliori equilibri all’interno di una contraddittoria contemporaneità, è necessario ragionare anche di «competenze, diritti e regole per vivere in rete», come fa bene Giovanni Pascuzzi, professore all’università di Trento, in “La cittadinanza digitale”, Il Mulino. La Ue ha indicato nel 2030 la frontiera temporale per l’accesso dei cittadini alle tecnologie, nel segno di una piena e consapevole titolarità di diritti e doveri. «Una sfida che il progresso tecnologico pone al diritto e alla politica», dice Pascuzzi. Sfida essenziale, proprio per la compiutezza della democrazia.

Serve avere pure uno sguardo storico. Come mostra Guido Formigoni, professore allo Iulm, in “Storia essenziale dell’Italia repubblicana”, Il Mulino. Un volume breve (poco più di 200 pagine) e chiaro, ritocco di connessioni tra storia politica, economia, cultura e società. Emerge il ritratto di un’Italia tutto sommato ricca di un buon capitale sociale e di istituzioni in grado di reggere le sfide del tempo.



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