«La Madre e il mio sguardo di pastore diventato regista»
di Monica De Murtas
Ignazio Chessa dirige da oggi a domenica all’Astra lo spettacolo deleddiano della Compagnia Teatro Sassari
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Al Cine Teatro Astra si chiude il sipario sulla stagione “Etnia e teatralità” organizzata dalla Compagnia Teatro Sassari, con il patrocinio del Comune di Sassari e della Regione Sardegna e dedicata al suo ideatore Giampiero Cubeddu. L’ultimo appuntamento in cartellone “La Madre” ispirato all’omonimo romanzo di Grazia Deledda andrà in scena oggi alle 21 (in replica domani sempre alle 21 e domenica alle 19). A curare l’adattamento teatrale e la regia del romanzo è Ignazio Chessa (sul palco nel ruolo di Paulo) attore e fondatore del teatro più piccolo del mondo: “Lo Teatrì’” di Alghero. Protagonista de “La madre” è Teresa Soro (Maria Maddalena) che scopre la relazione del figlio Paulo, parroco di un piccolo paesino, con la giovane Agnese.
«L’idea di lavorare su questo titolo – dice Ignazio Chessa – è nata da una proposta di Teresa Soro. Io sono barbaricino vengo da una tradizione pastorale, rurale, ho fatto il pastore fino all’età di 20 anni. Leggere “La Madre” mi ha riportato alla mente un immaginario a me familiare, mi sono subito identificato nel contesto della vicenda e le mie affinità con quel mondo mi hanno sicuramente aiutato nel lavoro di regia».
Maria Maddalena dentro i suoi silenzi elabora pensieri e sospetti che la portano nelle notti di vento a seguire il figlio e a scoprire la sua relazione clandestina. L’inflessibile rettitudine della madre riuscirà a sostenere Paulo nella giusta scelta da compiere anche a prezzo di un sacrificio dalle drammatiche conseguenze.
In scena accanto a Soro e Chessa gli attori Claudio Dionisi, Eliana Carboni, Andrea Riccio e Margherita Nurra. Le musiche dello spettacolo sono del Coro Logudoro di Usini, di Domenico Fancellu, Dario e Riccardo Pinna, le scene sono curate da Fabio Loi, i costumi da Carla Galleri mentre il disegno luci è di Tony Grandi. «Con questo lavoro chiudiamo una stagione – dice il direttore artistico di teatro Sassari Mario Lubino – che ha potuto riprendere il suo cammino dopo due anni di interruzione a causa della pandemia. Siamo ripartiti con grande entusiasmo nel nuovo teatro Astra confortati da un ottimo riscontro da parte del pubblico. Questo nostro omaggio si inserisce a corollario delle tante manifestazioni organizzate in occasione dell’anno Deleddiano appena concluso. Abbiamo pensato fosse importante inserire un’opera di Grazia Deledda in una stagione teatrale nata con l’obiettivo di divulgare la cultura sarda e le sue tradizioni».
“La madre” è un intenso dramma di coscienza che si risolve in uno spazio temporale breve. Ed è proprio la rapida successione degli eventi che contribuisce a dare ritmo e forza narrativa al racconto. Paulo è un personaggio combattuto tra la vocazione religiosa e il richiamo delle umane passioni. Agnese, la giovane che chiede al parroco aiuto e amore, si rivela una minaccia perché vuole rivelare alla comunità il peccato di cui si è macchiato il sacerdote. La vicenda raggiunge il suo massimo pathos nella cerimonia religiosa officiata da Paulo, spaventato dalle minacce di Agnese ma disposto ad accettare l’umiliazione e lo scandalo come pena da espiare per i suoi errori. Accanto ai singoli personaggi c’è poi la comunità con i suoi granitici valori tradizionali, che vigila sulle digressioni dei suoi abitanti. Il racconto affronta il tema della debolezza degli uomini di fronte alle tentazioni ma parla anche di oscure forze che trascendono la volontà umana. Un fitto gioco di simboli costruisce le ossessioni dei personaggi, immersi in un altrettanto simbolico e sinistro paesaggio, tormentato dal vento.
«L’idea di lavorare su questo titolo – dice Ignazio Chessa – è nata da una proposta di Teresa Soro. Io sono barbaricino vengo da una tradizione pastorale, rurale, ho fatto il pastore fino all’età di 20 anni. Leggere “La Madre” mi ha riportato alla mente un immaginario a me familiare, mi sono subito identificato nel contesto della vicenda e le mie affinità con quel mondo mi hanno sicuramente aiutato nel lavoro di regia».
Maria Maddalena dentro i suoi silenzi elabora pensieri e sospetti che la portano nelle notti di vento a seguire il figlio e a scoprire la sua relazione clandestina. L’inflessibile rettitudine della madre riuscirà a sostenere Paulo nella giusta scelta da compiere anche a prezzo di un sacrificio dalle drammatiche conseguenze.
In scena accanto a Soro e Chessa gli attori Claudio Dionisi, Eliana Carboni, Andrea Riccio e Margherita Nurra. Le musiche dello spettacolo sono del Coro Logudoro di Usini, di Domenico Fancellu, Dario e Riccardo Pinna, le scene sono curate da Fabio Loi, i costumi da Carla Galleri mentre il disegno luci è di Tony Grandi. «Con questo lavoro chiudiamo una stagione – dice il direttore artistico di teatro Sassari Mario Lubino – che ha potuto riprendere il suo cammino dopo due anni di interruzione a causa della pandemia. Siamo ripartiti con grande entusiasmo nel nuovo teatro Astra confortati da un ottimo riscontro da parte del pubblico. Questo nostro omaggio si inserisce a corollario delle tante manifestazioni organizzate in occasione dell’anno Deleddiano appena concluso. Abbiamo pensato fosse importante inserire un’opera di Grazia Deledda in una stagione teatrale nata con l’obiettivo di divulgare la cultura sarda e le sue tradizioni».
“La madre” è un intenso dramma di coscienza che si risolve in uno spazio temporale breve. Ed è proprio la rapida successione degli eventi che contribuisce a dare ritmo e forza narrativa al racconto. Paulo è un personaggio combattuto tra la vocazione religiosa e il richiamo delle umane passioni. Agnese, la giovane che chiede al parroco aiuto e amore, si rivela una minaccia perché vuole rivelare alla comunità il peccato di cui si è macchiato il sacerdote. La vicenda raggiunge il suo massimo pathos nella cerimonia religiosa officiata da Paulo, spaventato dalle minacce di Agnese ma disposto ad accettare l’umiliazione e lo scandalo come pena da espiare per i suoi errori. Accanto ai singoli personaggi c’è poi la comunità con i suoi granitici valori tradizionali, che vigila sulle digressioni dei suoi abitanti. Il racconto affronta il tema della debolezza degli uomini di fronte alle tentazioni ma parla anche di oscure forze che trascendono la volontà umana. Un fitto gioco di simboli costruisce le ossessioni dei personaggi, immersi in un altrettanto simbolico e sinistro paesaggio, tormentato dal vento.
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