Rielezione del Presidente un dibattito ancora vivo
Interessanti e “premonitrici” le riflessioni raccolte in un volume curato da Carla Bassu sul convegno di Diritto pubblico tenuto a Sassari a fine 2021
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“Quale Presidente? La scelta del Presidente della Repubblica nelle crisi istituzionali” (Editoriale Scientifica, 102 pagine, 10 euro) raccoglie gli interventi che nove docenti di Diritto hanno tenuto lo scorso ottobre in occasione di un omonimo seminario organizzato dall’Università di Sassari per iniziativa di Carla Bassu, professoressa di Diritto pubblico comparato nell’ateneo cittadino e firma nota ai lettori de La Nuova Sardegna, nonché curatrice del volume insieme ai colleghi Francesco Clementi e Giulio Enea Vigevani. I contributi dati alle stampe rispecchiano in maniera volontaria gli interventi così come sono stati presentati dai relatori: ne consegue che nel libro non c’è traccia di quanto avvenuto dal 23 gennaio in avanti, quando (almeno ufficialmente) sono iniziate le consultazioni per l’elezione del nuovo Presidente, né ovviamente della successiva rielezione di Sergio Mattarella.
Si potrebbe allora ritenere il libro già sorpassato dagli eventi che tutti conosciamo: ed è così. Non fosse che questo, anziché costituire un difetto, del libro costituisce il punto di forza: perché ciò che si sostiene tra un contributo e l’altro getta non di rado una luce forte sulle consultazioni e sulla rielezione stesse, proiettandovi un giudizio. Involontario, certo, ma non per questo meno chiaro. Ed è un giudizio – la cosa non sorprenderà – poco lusinghiero. Valgano per tutte le parole di Francesca Rosa: «Anche in vista della prossima elezione presidenziale, è stata ricorrente l’ipotesi di un secondo mandato di Sergio Mattarella. Come è noto la Costituzione non pone alcune limite, tuttavia, essendovi stata ad oggi una sola rielezione, alcuni autori hanno ritenuto vigente una convenzione costituzionale volta a escluderla. (…) Si può poi ritenere che quella convenzione sia stata interrotta nel 2013, ma ciò non toglie che la seconda elezione di Giorgio Napolitano abbia trovato un ampio consenso in Parlamento. (…) Dunque, paradossalmente, la rielezione di Napolitano a larga maggioranza potrebbe confermare la regola politica della preferenza per la non rielezione. Aggiungerei che l’esclusione convenzionale della rielezione è sorretta da una solida ratio, legata alla lunghezza del mandato, alla posizione occupata dal Presidente della Repubblica nel sistema istituzionale e all’età degli interessati». Già, “solida ratio”: ecco che la realtà dei fatti delle scorse settimane, con il suo contorno di episodi mal digeriti dagli italiani, che in più di un momento hanno avuto la percezione di venir presi in giro, appare inevitabilmente come l’esatto contrario di una qualsiasi forma di “ratio”. Figuriamoci poi se “solida”.
Detto che i diversi testi, seppur provenienti da specialisti della materia, sono lontani dall’accademismo e sono alla portata di ogni lettore, va detto anche che gli spunti di riflessione sono molteplici (estremamente interessanti risultano ad esempio le pagine di Claudio Martinelli). E c’è una questione che ritorna, e che forse al momento è quella centrale: le modalità future di elezione della massima carica dello Stato. Che è questione tutto meno che oziosa, perché un cambiamento orientato, per ipotesi, all’elezione diretta del Presidente da parte dei cittadini modificherebbe quasi certamente lo statuto della sua carica, trasformando il garante imparziale qual è stato finora in un attore politico attivo.
Si potrebbe allora ritenere il libro già sorpassato dagli eventi che tutti conosciamo: ed è così. Non fosse che questo, anziché costituire un difetto, del libro costituisce il punto di forza: perché ciò che si sostiene tra un contributo e l’altro getta non di rado una luce forte sulle consultazioni e sulla rielezione stesse, proiettandovi un giudizio. Involontario, certo, ma non per questo meno chiaro. Ed è un giudizio – la cosa non sorprenderà – poco lusinghiero. Valgano per tutte le parole di Francesca Rosa: «Anche in vista della prossima elezione presidenziale, è stata ricorrente l’ipotesi di un secondo mandato di Sergio Mattarella. Come è noto la Costituzione non pone alcune limite, tuttavia, essendovi stata ad oggi una sola rielezione, alcuni autori hanno ritenuto vigente una convenzione costituzionale volta a escluderla. (…) Si può poi ritenere che quella convenzione sia stata interrotta nel 2013, ma ciò non toglie che la seconda elezione di Giorgio Napolitano abbia trovato un ampio consenso in Parlamento. (…) Dunque, paradossalmente, la rielezione di Napolitano a larga maggioranza potrebbe confermare la regola politica della preferenza per la non rielezione. Aggiungerei che l’esclusione convenzionale della rielezione è sorretta da una solida ratio, legata alla lunghezza del mandato, alla posizione occupata dal Presidente della Repubblica nel sistema istituzionale e all’età degli interessati». Già, “solida ratio”: ecco che la realtà dei fatti delle scorse settimane, con il suo contorno di episodi mal digeriti dagli italiani, che in più di un momento hanno avuto la percezione di venir presi in giro, appare inevitabilmente come l’esatto contrario di una qualsiasi forma di “ratio”. Figuriamoci poi se “solida”.
Detto che i diversi testi, seppur provenienti da specialisti della materia, sono lontani dall’accademismo e sono alla portata di ogni lettore, va detto anche che gli spunti di riflessione sono molteplici (estremamente interessanti risultano ad esempio le pagine di Claudio Martinelli). E c’è una questione che ritorna, e che forse al momento è quella centrale: le modalità future di elezione della massima carica dello Stato. Che è questione tutto meno che oziosa, perché un cambiamento orientato, per ipotesi, all’elezione diretta del Presidente da parte dei cittadini modificherebbe quasi certamente lo statuto della sua carica, trasformando il garante imparziale qual è stato finora in un attore politico attivo.
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