La Nuova Sardegna

«Il teatro? Mi ha regalato la libertà»

di Maria Grazia Marilotti
«Il teatro? Mi ha regalato la libertà»

Franco Branciaroli in tournée con Umberto Orsini, il 1° marzo a Sassari

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CAGLIARI. «Al teatro devo tutto – dice Franco Branciaroli, tra i grandi interpreti italiani – è il luogo dove ho trascorso 50 anni della mia vita, tutti i giorni, tranne il lunedì. Mi ha regalato una cultura, la conoscenza dei classici e anche una sorprendente libertà. Nella mia testa sono passati i capolavori di Molière, Shakespeare, Calderón de la Barca, i tragici greci, i drammaturghi del Novecento, recitati a memoria centinaia di volte». Un confronto continuo con i maestri della cultura occidentale, e non solo. E poi «una quantità di ozio immenso, il tempo oltre che per studiare, per leggere e rileggere romanzi come “Guerra e Pace”, l’Ulisse di Joyce, “Auto da fé” di Canetti». Una vita sulla scena, dagli esordi con Aldo Trionfo all’incontro con Luca Ronconi, gli spettacoli con Carmelo Bene e la collaborazione con registi come Maurizio Scaparro, Luigi Squarzina, Gabriele Lavia. È protagonista con Umberto Orsini di “Pour un oui ou pour un non” di Nathalie Sarraute, per la regia di Pier Luigi Pizzi. Franco Branciaroli racconta la divertente e raffinata commedia sull’amicizia e sul significato nascosto delle parole, in cartellone il 1° marzo alle 21 al Teatro Comunale di Sassari e dal 2 al 6 marzo al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione di Prosa del Cedac. “Pour un oui ou pour un non” della scrittrice francese Nathalie Sarraute «nasce come un radiodramma – spiega Branciaroli – e tratta di una problematica abbastanza diffusa, e che ha una profonda radice filosofica: il rapporto tra la parola e le cose. I protagonisti sono due amici di vecchia data, uno si accorge che l’altro si allontana, non capisce, va a trovarlo, lo interroga e scopre che la causa di tutto è stata un’intonazione, magari fraintesa: un “nonnulla” che mette a repentaglio la loro amicizia». Una piéce incentrata sulle parole e i silenzi. «Credevamo che questa commedia così sofisticata avrebbe interessato un pubblico ristretto. E invece – svela l’attore – è stato un successo inaspettato, la gente si riconosce, perché nella realtà è successo a tutti di cadere in un equivoco o di non essere compresi».

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