“Il padrino”, i 50 anni di un capolavoro
di Fabio Canessa
Il 15 l’anniversario dell’uscita. Una delle più grandi saghe della storia del cinema
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Non tutti forse ricordano che nel secondo capitolo della saga, sequel e prequel allo stesso tempo per la divisione della storia in due linee temporali, è presente anche lei: Maria Carta. Alla sua prima prova come attrice, la cantante di Siligo viene scelta da Francis Ford Coppola per interpretare la madre del futuro boss Don Vito nei ripetuti flashback che raccontano la nascita dell’impero dei Corleone.
Il film è meraviglioso. Forse anche migliore del primo “Padrino”, del cui successo è figlio, che nel 1972 sbancava il botteghino (il secondo non replicò gli stessi incassi) e ancora oggi resta il più amato del pubblico.
A cinquant’anni dall’uscita, il 15 marzo sarà mezzo secolo esatto dal debutto al cinema, si può dire che “Il padrino” abbia ormai raggiunto anche anagraficamente quella classicità ricercata nello stile di regia e immediatamente attribuita al film per l’impatto avuto a livello cinematografico.
Ha riscritto le regole dei gangster movie diventando pietra di paragone per tutte le successive opere del genere, ma anche culturalmente, per aver portato nell’immaginario collettivo il mondo della mafia siciliana. Arrivando, paradossalmente, a influenzare anche certa criminalità spinta a emulare gli atteggiamenti della famiglia protagonista del film di Coppola.
Per il cinquantesimo anniversario il lungometraggio è stato restaurato, riavvicinandolo allo splendore originale con una correzione del colore rispettosa dello straordinario lavoro di mezze luci e chiaroscuri fatto dal direttore della fotografia Gordon Willis, ed è stato riportato nelle sale.
Una bellissima occasione, «un’offerta che non si poteva rifiutare» parafrasando la più celebre battuta del film, per apprezzarlo ancora di più su grande schermo e godere dello strepitoso cast che il doppiaggio non permette di valutare (tra l’altro la nuova versione con le voci italiane sfigura nettamente con quella degli anni Settanta).
Dal vecchio leone Marlon Brando, il cui mito viene rilanciato proprio da questo ruolo a cui segue poco dopo quello in “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, ad Al Pacino, agli inizi della sua folgorante carriera. Senza dimenticare il contributo di altri grandi interpreti come Robert Duvall, James Caan, John Cazale, Diane Keaton. Cast perfetto che è sicuramente uno dei segreti del film reso immortale anche dalla colonna sonora di Nino Rota, così evocativa dell’opera firmata da un Coppola allora semisconosciuto. Uno dei giovani rampanti che hanno segnato il periodo della cosiddetta Nuova Hollywood di cui “Il padrino”, riuscita sintesi tra il sistema degli Studios e ricerca autoriale nello spirito degli anni ’70, risulta il titolo di maggiore successo. E dire che il film, ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo, non sembrava nascere sotto i migliori auspici. Non lo voleva dirigere nessuno.
La Paramount, che aveva acquistato i diritti del libro, si era vista rifiutare il progetto da Leone, Bogdanovich, Kazan, Penn. Da qui la scelta del trentenne Coppola che si rivelerà vincente. Tale da spingere la produzione, nonostante le resistenze dello stesso regista, all’immediata realizzazione di una seconda parte e molti anni dopo, nel 1990, di un terzo capitolo, decisamente meno riuscito dei precedenti, a completare la più importante saga della storia del cinema.
Il film è meraviglioso. Forse anche migliore del primo “Padrino”, del cui successo è figlio, che nel 1972 sbancava il botteghino (il secondo non replicò gli stessi incassi) e ancora oggi resta il più amato del pubblico.
A cinquant’anni dall’uscita, il 15 marzo sarà mezzo secolo esatto dal debutto al cinema, si può dire che “Il padrino” abbia ormai raggiunto anche anagraficamente quella classicità ricercata nello stile di regia e immediatamente attribuita al film per l’impatto avuto a livello cinematografico.
Ha riscritto le regole dei gangster movie diventando pietra di paragone per tutte le successive opere del genere, ma anche culturalmente, per aver portato nell’immaginario collettivo il mondo della mafia siciliana. Arrivando, paradossalmente, a influenzare anche certa criminalità spinta a emulare gli atteggiamenti della famiglia protagonista del film di Coppola.
Per il cinquantesimo anniversario il lungometraggio è stato restaurato, riavvicinandolo allo splendore originale con una correzione del colore rispettosa dello straordinario lavoro di mezze luci e chiaroscuri fatto dal direttore della fotografia Gordon Willis, ed è stato riportato nelle sale.
Una bellissima occasione, «un’offerta che non si poteva rifiutare» parafrasando la più celebre battuta del film, per apprezzarlo ancora di più su grande schermo e godere dello strepitoso cast che il doppiaggio non permette di valutare (tra l’altro la nuova versione con le voci italiane sfigura nettamente con quella degli anni Settanta).
Dal vecchio leone Marlon Brando, il cui mito viene rilanciato proprio da questo ruolo a cui segue poco dopo quello in “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, ad Al Pacino, agli inizi della sua folgorante carriera. Senza dimenticare il contributo di altri grandi interpreti come Robert Duvall, James Caan, John Cazale, Diane Keaton. Cast perfetto che è sicuramente uno dei segreti del film reso immortale anche dalla colonna sonora di Nino Rota, così evocativa dell’opera firmata da un Coppola allora semisconosciuto. Uno dei giovani rampanti che hanno segnato il periodo della cosiddetta Nuova Hollywood di cui “Il padrino”, riuscita sintesi tra il sistema degli Studios e ricerca autoriale nello spirito degli anni ’70, risulta il titolo di maggiore successo. E dire che il film, ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo, non sembrava nascere sotto i migliori auspici. Non lo voleva dirigere nessuno.
La Paramount, che aveva acquistato i diritti del libro, si era vista rifiutare il progetto da Leone, Bogdanovich, Kazan, Penn. Da qui la scelta del trentenne Coppola che si rivelerà vincente. Tale da spingere la produzione, nonostante le resistenze dello stesso regista, all’immediata realizzazione di una seconda parte e molti anni dopo, nel 1990, di un terzo capitolo, decisamente meno riuscito dei precedenti, a completare la più importante saga della storia del cinema.
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