Ogni città ha dei templi laici che ne definiscono l’identità. Questi posti difficilmente vengono sponsorizzati. Li devi trovare da solo. Il segreto è aguzzare vista e udito e seguire i veri indigeni della città che vuoi conoscere, perché prima o poi ogni autoctono si reca in pellegrinaggio in uno di questi templi. Un po’ per rinsaldare il senso di appartenenza. Un po’ perché in questi santuari il tempo non scorre. È cristallizzato. Varcarne la soglia significa entrare in un’altra dimensione. E ogni persona ogni tanto ha bisogno di tornare indietro nel tempo, in un’epoca in cui si è stati felici.
Chi volesse cogliere lo spirito di Cagliari non potrebbe prescindere da alcune delle sue “chiese” sconsacrate. I mercati del pesce e dell’ortofrutta. L’antica cappelleria Martello in via Sassari. I mercatini dell’usato. Il Caffè Tramer 1857. Sono vari i luoghi dell’anima di questa città. Ma solo uno ha saputo trasformarsi in leggenda. Per trovarlo, vista e udito sono sensi superflui. Meglio affidarsi all’olfatto. Una volta che ci si lascia il porto e via Roma alle spalle, basta seguire il profumo del fritto misto e, come un fedele guidato dall’aroma dell’incenso, troverete uno dei più rinomati templi della Cagliaritanità: il ristorante Stella Marina di Montecristo. Giacomo Deiana, il gran sacerdote, non è soltanto un oste bonario e sorridente, ma il custode dell’impresa che rese Cagliari famosa nel mondo.
Quel mito lo si trova impresso alle pareti grazie a tante fotografie, soprattutto in bianco e nero. Oppure nelle sciarpe, nei disegni, negli articoli incorniciati dei quotidiani che celebrano quell’eroe che a Cagliari gode della stessa devozione di Sant’Efisio. Come ogni sacerdote che si rispetti, Deiana conosce la via per il Paradiso. Solo che non si limita a indicarla. L’Eden lo imbandisce in ogni tavolo, dimentico dei peccati di gola, con un rosario di triglie alla brace, capesante gratinate, seppie ripiene, guazzetto di cozze, linguine allo scoglio… Il secondo tempo è tutto in salita: scabecciu e burrida cagliaritana, filetti di orata in crosta di carasau, fritto misto, gamberoni e spigole alla griglia. Un’intera via crucis di delizie innaffiate da un fresco Vermentino. Alla fine del pasto l’estasi religiosa è assicurata.
E per i rari bomber della tavola che riescono ad arrivare ai tempi supplementari del mirto e del limoncello, a volte si iniziano ad avere delle visioni mistiche. Per esempio, ci si potrebbe convincere di avere per vicini di tavola gli eroi del Cagliari dello scudetto. O addirittura la Leggenda in persona. Il consiglio è sempre quello di verificare che si tratti di allucinazioni date dall’iperglicemia. Perché alla Stella di Montecristo può accadere di tutto. Anche di cenare a fianco del Re di Cagliari.