La Nuova Sardegna

Occhio al “metamostro” energivoro

di Plinio Innocenzi
Occhio al “metamostro” energivoro

I data center causano enormi emissioni di CO2 mettendo a rischio l’ambiente

3 MINUTI DI LETTURA





La rivoluzione tecnologica dovuta alla diffusione su larga scala del metaverso nei prossimi anni sarà una delle innovazioni che potrebbe cambiare profondamente le nostre abitudini digitali. Vi è una grande aspettativa sull’impatto economico e le potenziali ricadute del metaverso che sono valutate tra i 10 e i 30 trilioni di euro da qui al 2035. Il lavoro a distanza, modalità ampiamente sperimentata durante la quarantena, si modificherebbe fino a includere sistemi virtuali che simulano perfettamente l’ambiente di lavoro reale. Un ufficio con stanze digitali nelle quali trovare i colleghi al lavoro e dove costruire una nuova vita sociale anche se in una modalità differente. Utilizzando un hardware personalizzato potremo vivere nel metamondo avendone una percezione molto simile a quella del mondo reale.

Vi è tuttavia un altro aspetto, soprattutto in tempi in cui l’energia sta divenendo un bene scarso e costoso, che deve essere considerato con attenzione nel valutare costi benefici nella diffusione su vasta scala di una nuova tecnologia, l’impatto ambientale e il costo energetico. Perché il metaverso possa essere utilizzato effettivamente servono imponenti investimenti in infrastrutture, la rete 5G, data center, cloud e un aumento della potenza di calcolo che la stessa Intel ha valutato in circa mille volte. Tutto questo però si rifletterà in un aumento della “carbon fingerprint”, ossia delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. L’equazione è relativamente semplice, più consumo di energia per i potenti sistemi di calcolo e maggiore sarà l’impatto ambientale. Il metaverso richiederà anche di pari passo lo sviluppo delle tecnologie legate alle blockchain, alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale, anch’esse estremamente energivore. Valutare l’impatto ambientale e l’energia necessaria per il metaverso non è tuttavia un calcolo semplice. Uno studio del 2015, aveva mostrato come le emissioni di CO2 prodotte dai data center globali equivaleva a quella dell’intera industria dell’aviazione. Nel frattempo però le grandi aziende come Meta (Facebook), Google e Microsoft si sono imposte obiettivi di raggiungere emissioni zero entro il 2030. L’utilizzo diffuso di computer sempre più potenti per accedere al metaverso produrrà tuttavia una maggiore richiesta di energia ed effetti sui prezzi e sulla disponibilità stessa dell’energia che sono difficili da prevedere. Una transazione con una criptomoneta emette oltre 22 kg di CO2 e l’acquisto di un non fungible token (i famosi Nft) ben 48 kg. L’energia spesa per i bitcoin rappresenta lo 0,40% del consumo totale di elettricità del mondo e lo 0,34% della produzione totale di elettricità del mondo. Una transazione di bitcoin costa in termini di elettricità come centomila transazioni delle carte di credito tradizionali. La trasformazione del metaverso da sogno avveniristico a una realtà virtuale nella quale dovremmo immergerci non è scontata. Le grandi aspettative potranno essere effettivamente soddisfatte solo se nei prossimi anni assisteremo a uno sviluppo e diffusione della potenza di calcolo e di sistemi informatici e hardware di nuova generazione. Lo sforzo mondiale verso la transizione ecologica e il controllo delle emissioni potrebbe però essere in gran parte vanificato se il metamondo si rivelerà un energivoro metamostro che il fragile ecosistema della terra non può permettersi.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Tribunale

Omicidio di Cinzia Pinna: Emanuele Ragnedda chiede la giustizia riparativa, il giudice dice no

Le nostre iniziative