A Torino “La tempesta” di Serra
Il regista premiato per “Macbettu” in sardo rilegge ancora Shakespeare
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TORINO. Oggi Alessandro Serra, regista premiato per il suo “Macbettu” in sardo e autore di un teatro materico e ancestrale, dirige “La tempesta” di William Shakespeare che debutta in prima nazionale oggi alle Fonderie Limone di Moncalieri. La traduzione e l’adattamento del testo shakespeariano sono di Alessandro Serra, che ha curato, oltre alla regia, anche scene, luci, suoni e costumi. Lo spettacolo vede in scena Fabio Barone, Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Jared McNeill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Bruno Stori.
Dopo Torino, lo spettacolo sarà in tournée a Reggio Emilia, al Teatro Valli, il 5 e il 6 aprile 2022 e a Roma, al Teatro Argentina, dal 28 aprile al 15 maggio 2022.
«Nella tempesta il sovrannaturale si inchina al servizio dell’uomo – spiega Serra nelle note di regia –, Prospero è del tutto privo di trascendenza, eppure con la sua rozza magia imprigiona gli spiriti della natura, scatena la tempesta, e resuscita i morti. Ma sarà Ariel, uno spirito dell’aria, ad insegnargli la forza della compassione, e del perdono. Su quest’isola-palcoscenico tutti chiedono perdono e tutti si pentono ad eccezione di Antonio e Sebastiano, non a caso gli unici immuni dalla bellezza e dallo stato di estasi che pervade gli altri. Il fatto che Prospero rinunci alla vendetta proprio quando i suoi nemici sono distesi ai suoi piedi, ecco questo è il suo vero innalzamento spirituale».
Dopo Torino, lo spettacolo sarà in tournée a Reggio Emilia, al Teatro Valli, il 5 e il 6 aprile 2022 e a Roma, al Teatro Argentina, dal 28 aprile al 15 maggio 2022.
«Nella tempesta il sovrannaturale si inchina al servizio dell’uomo – spiega Serra nelle note di regia –, Prospero è del tutto privo di trascendenza, eppure con la sua rozza magia imprigiona gli spiriti della natura, scatena la tempesta, e resuscita i morti. Ma sarà Ariel, uno spirito dell’aria, ad insegnargli la forza della compassione, e del perdono. Su quest’isola-palcoscenico tutti chiedono perdono e tutti si pentono ad eccezione di Antonio e Sebastiano, non a caso gli unici immuni dalla bellezza e dallo stato di estasi che pervade gli altri. Il fatto che Prospero rinunci alla vendetta proprio quando i suoi nemici sono distesi ai suoi piedi, ecco questo è il suo vero innalzamento spirituale».
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