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Cinema

Piera Detassis, 30 anni di Tavolara: «Più che un festival un’esperienza»

Alessandro Pirina
Tavolara 2015: Piera Detassis seduta, dietro di lei da sinistra Luca Argentiero, Geppi Cucciari, Chiara Francini ed Edoardo Leo
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Tavolara 2015: Piera Detassis seduta, dietro di lei da sinistra Luca Argentiero, Geppi Cucciari, Chiara Francini ed Edoardo Leo

La direttrice artistica della rassegna: «Felice del ritorno di Orlando»

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Era il 25 aprile di trent’anni fa quando mise piede per la prima volta a Tavolara. Fu un colpo di fulmine, di quelli eterni. Trent’anni dopo Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del cinema italiano David di Donatello, è ancora lì, pronta a varare la nuova edizione del festival di Tavolara. La numero 32 di “Una notte in Italia”, perché lei arrivò come direttrice artistica l’anno dopo la prima, su suggerimento di Fabrizio Bentivoglio, che fece il suo nome a Marco e Augusto Navone. Un festival, quello di quest’anno, che segna il ritorno alla normalità dopo due edizioni in formato mini sotto il segno della pandemia. E proprio per questo sarà un’edizione maxi con grandi ospiti che vanno da Silvio Orlando, reduce dal set con Nanni Moretti, a Barbara Ronchi, protagonista dei nuovi film di Marco Bellocchio e Maria Sole Tognazzi, ma anche Thony, Francesco Di Leva, Bonifacio Angius, Domenico Procacci, Ivan Cotroneo, Carlotta Natoli e Thomas Trabacchi.

Come si fa a guidare un festival per trent’anni?

«Più che un festival Tavolara è una esperienza. È l’atmosfera che siamo riusciti a creare io, Marco Navone, Viviana Gandini, Claudia Panzica. Ogni tanto ci chiediamo come abbia fatto a entrare così tanto nell’immaginario del pubblico. Io credo la risposta sia quel senso di antico e contemporaneo insieme che caratterizza il festival. Abbiamo anticipato la tendenza green, a consumare la cultura in quei luoghi depurati che promettevano l’arrivo di un mondo nuovo. Anche se, visto ciò che stiamo vivendo, non è mai arrivato. Io credo sia questo il segreto di Tavolara».

Senza contare che ogni anno sull’isola sbarcano attori, registi, gente di cinema.

«Mi piace sottolineare il senso di comunità. Tavolara è un detonatore di creatività. È un luogo in cui ti trovi libero a pensare, chiacchierare. Voglio sottolineare anche quanto sono importanti i due storici conduttori del festival, Neri Marcorè e Geppi Cucciari. Loro vivono Tavolara con lo stesso sentimento nostro. L’unico rimpianto è che vorrei fossimo un po’ più ricchi, ma i due anni di pandemia hanno inciso anche su di noi».

Il 25 aprile 1992 avrebbe mai immaginato che trent’anni dopo sarebbe stata ancora qui a Tavolara?

«Assolutamente no, ma ricordo che feci un album con delle foto scattate con una macchinetta di quelle che si usavano allora. Rimasi talmente impressionata da Tavolara che mandai alcune foto ad alcuni amici per fare vedere che cosa era. Io, nata in montagna, sempre vissuta in città e mai stata in Sardegna, rimasi scioccata dalla flora dell’isola. E poi ricordo la mia sfida a dimostrare che ero una donna e ce la potevo fare. Allora era veramente dura. Ma Tavolara sono anche una serie di eventi affettivi. Molte coppie che sono venute a Tavolara si sono poi separate e sono poi ritornate con i nuovi compagni. Ci pensavo proprio in questi giorni. Quest’anno arriveranno Procacci con Kasia Smutniak, Silvio Orlando con Maria Laura Rondanini, Thomas Trabacchi e Carlotta Natoli. Trent’anni fa eravamo tutti degli scavezzacollo, il dato di quest’anno è che arrivano tutte famiglie artistiche».

Che edizione sarà?

«Ci sarà una bellissima apertura sarda con “I giganti” di Bonifacio Angius. Ma sarà anche un festival molto napoletano con Silvio Orlando e Ivan Cotroneo. E attori che ho fortemente voluto come Di Leva, Ronchi, Thony. E poi avremo l’anteprima assoluta di “14 giorni”, un grande regalo fatto a Tavolara».

Silvio Orlando mancava dai tempi di Salvatores e Luchetti.

«È un grande ritorno, e sono felicissima mi abbia detto sì. Oggi è tra gli attori più in vista e merita tutto quanto ha avuto in questi anni. E dopo un po’ di tempo torna pure Procacci, uno dei fondatori di Tavolara».

Un tempo la Sardegna era un riempitivo dei cartelloni, oggi ha un ruolo da protagonista.

«Ho voluto “I giganti” che ho trovato strepitoso. Poi avremo le prime immagini del film di Paola Sini, una storia magnifica sulle streghe sarde. E “Ariaferma” che è girato a Sassari».

Golino, Sorrentino, Salvatores, Verdone, Favino, Virzì, Muti, Bova, Argentero. L’elenco degli ospiti di Tavolara è lunghissimo: il sì che non ha ottenuto?

«Toni Servillo. O stava girando, o era in altri festival. Sono riuscita a portare tutti, anche Nanni Moretti, ma lui ancora no».
 

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