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Da De Seta ad Antonioni, la Sardegna alla mostra di Venezia

Fabio Canessa
Da De Seta ad Antonioni, la Sardegna alla mostra di Venezia

In 79 edizioni l’isola spesso protagonista al festival. Il più assiduo Mereu, quest’anno alle Giornate degli autori

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La Mostra del Cinema di Venezia compie 90 anni. Quelli effettivi sono in realtà 79, per via di alcune edizioni saltate, ma la data di nascita riporta le lancette del tempo nel 1932. Iniziava allora una lunga storia fatta di capolavori che hanno segnato l’evoluzione della settima arte e di star passate in quello che è il più antico festival cinematografico internazionale. Una storia di cui fa parte anche la Sardegna. Il contributo numericamente più importante, da questo punto di vista, è dato da Salvatore Mereu che quest’anno torna ancora una volta a Venezia: con “Bentu”, unico italiano in concorso nelle Giornate degli Autori. Liberamente tratto da “Il vento e altri racconti” di Antonio Cossu, il film è nato nell’ambito di una sinergia del regista dorgalese con il corso di laurea magistrale in Produzione Multimediale dell’Università di Cagliari, ed è prodotto dalla società Viacolvento con il supporto della Sardegna Film Commission. Per Mereu si tratta della settima volta che viene selezionato per portare una sua opera in anteprima, tra lungometraggi e corti. Indimenticabile la prima, nel 2003, quando vinse la Settimana Internazionale della Critica con “Ballo a tre passi” strutturato in quattro episodi che scandiscono il passaggio delle stagioni e rappresentano anche le età della vita. Sette anni dopo torna al Lido con “Tajabone”, nato come progetto didattico e arrivato nella sezione Controcampo Italiano (che ora non c’è più), e nel 2012 con “Bellas mariposas”, tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni e presentato in Orizzonti. L’anno successivo il regista sardo ha l’onore di far parte insieme ad altri importanti colleghi di tutto il mondo dell’omaggio Venezia 70 con il corto “Transumanza”. Torna poi nel 2017 con il breve film “Futuro prossimo”, sempre frutto di un’esperienza didattica e inserito nella sezione Orizzonti, e due anni fa, Fuori Concorso, con il lungometraggio “Assandira” basato sul libro di Giulio Angioni e con protagonista Gavino Ledda che a Venezia era già stato, e in Concorso, come autore di “Ybris” nel 1984.

La presenza al Lido di Mereu, così come di altri registi sardi, si è fatta più continua negli ultimi dieci anni. Non a caso dalla nascita, proprio nel 2012, della Sardegna Film Commission che ha dato sicuramente una forte spinta allo sviluppo del cinema nell’isola. Quasi un habitué delle Giornate degli Autori è Peter Marcias che nel 2020 aveva portato, come evento speciale, il docufilm “Nilde Iotti, il tempo delle donne”. Dieci anni dopo essere stato a Venezia la prima volta, con il documentario “Liliana Cavani. Una donna nel cinema”, ed essere presente anche nel 2018 con il cortometraggio “L’unica lezione” realizzato con gli studenti dell’Università di Cagliari. Il programma di quella che all’interno della Mostra del Cinema si caratterizza come una rassegna autonoma, sul modello della Quinzaine des Realisateurs di Cannes, ha visto passare anche altri registi sardi. Come Paolo Zucca che nel 2013 ha presentato la sua opera prima per quanto riguarda i lungometraggi: “L’arbitro” con protagonista Stefano Accorsi e nel cast principale Jacopo Cullin, Geppi Cucciari e Benito Urgu.

Nel 2019 è toccato a Igort esordire al Lido, nella stessa sezione, con “5 è il numero perfetto”. Nell’adattamento cinematografico della sua stessa graphic novel, con riprese soltanto per pochi giorni in Sardegna, interpreti d’eccezione come Toni Servillo, Carlo Buccirosso e Valeria Golino. Con film più brevi, dei corti, sono passati in edizioni recenti della Settimana della Critica Bonifacio Angius con “Destino” e Bepi Vigna con il lavoro d’animazione “Nausicaa, l’altra Odissea”. Nelle Notti Veneziane, parte delle Giornate degli Autori, l’anno scorso era invece presente Stefania Muresu con il mediometraggio dal taglio sperimentale “Princesa”.

In un rapido excursus sulla storia che lega la Sardegna alla Mostra di Venezia è obbligatorio ricordare anche lavori di registi non sardi, ma girati completamente o in parte nell’isola. A cominciare da uno dei film simbolo quando si pensa al cinema e al nostro territorio: “Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta che nel 1961 vinse il premio miglior opera prima nella 22esima edizione del festival. Tre anni dopo “Deserto rosso” di Michelangelo Antonioni, che al suo interno prevede una sequenza ambientata sulla spiaggia rosa di Budelli, conquistò il Leone d’Oro. Con un bel salto temporale in avanti si può menzionare tra i film girati in Sardegna, in questo caso a Su Pallosu, “Le ragioni dell’aragosta” diretto da Sabina Guzzanti e passato nel 2007 per le Giornate degli Autori. Mentre pensando all’anno scorso da citare “Ariaferma” di Leonardo Di Costanzo con riprese effettuate all’interno dell’ex carcere di San Sebastiano a Sassari che hanno coinvolto attori del calibro di Silvio Orlando e Toni Servillo. Uno dei film più apprezzati dell’ultima edizione della Mostra di Venezia, anche se presentato Fuori Concorso. Ora è il momento di pensare alla prossima edizione, ormai alle porte. Mercoledì si alza il sipario e si srotola il tappetto rosso.
 

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