La Nuova Sardegna

Cinema

Blanchett musicista magistrale alla Mostra di Venezia

Alessandro Pirina
Blanchett musicista magistrale alla Mostra di Venezia

Pubblico e critica applaudono la performance dell'attrice in "Tar"

5 MINUTI DI LETTURA





Un’altra diva conquista Venezia dopo Catherine Deneuve. Un’altra vecchia conoscenza della Mostra torna da protagonista al Lido dopo avere guidato la giuria nella edizione di due anni fa nel segno nel Covid. Ma ieri Cate Blanchett e il suo “Tar “ hanno dovuto dividere il palco con uno dei film più attesi di questa 79esima edizione, “Bardo”, che ha segnato il ritorno dietro la macchina da presa di Alejandro G. Iñárritu 7 anni dopo “Revenant - Redivivo”. Una doppietta di film che ha entusiasmato pubblico e critica.

Blanchett direttrice

L’attrice australiana è sbarcata al Lido con tutto il cast al femminile di “Tar”, diretto da Todd Field, che è in concorso nella principale sezione della Mostra. Ambientato nel mondo internazionale della musica classica, il film è incentrato sulla figura della prima donna della storia a divenire direttrice di una delle importanti orchestre tedesche. A prestarle il voto è appunto Cate Blanchett. «Non lo ho scritto pensando a Cate, ma lo ho scritto per Cate», ha tenuto a sottolineare il regista. «Non era per Kate Winslet?», ha chiesto l’attrice durante la conferenza stampa. «No, per la Cate con la C. Ho trascorso diversi a scrivere la sceneggiatura quando lei non lo sapeva», ha chiuso lo scambio di battute Field, che con questo film è tornato a dirigere dopo 16 anni da “Little children”, quello sì con Kate Winslet. Una pellicola tutta incentrata sulla figura di Lydia Tar, universalmente considerata una delle più grandi compositrici e direttrici d'orchestra viventi e la prima donna direttrice principale di una orchestra in Germania.

«È una donna complicata – spiega Blanchett –. Nel suo passato c’è qualcosa che la tormenta, e lei ha cercato di reinventarsi attraverso la musica. Todd è stato molto bravo a presentare questi due volti e noi ci siamo fatte guidare da lui. Fin dalla prima sillaba della sceneggiatura sapevo che si trattava di un personaggio complesso. È un film di trasformazione e infatti anche il personaggio si è evoluto, è cambiato. Lydia non conosce più se stessa, vive di contraddizioni». Nel cast anche Noémie Merlant, Nina Hoss e Sophie Kauer. Quest’ultima, musicista prestata alla recitazione. «Ho guardato su youtube Michael Caine che in dieci lezioni insegna come diventare attori – ha raccontato –. I coach mi hanno aiutato tantissimo a lavorare con Todd e Cate». Tutte le colleghe hanno sottolineato la gioia per avere diviso il set con Blanchett. «All’inizio ero timorosa – ha detto Merlant – ma Cate ha fatto in modo che tutti fossimo a nostro agio».

Il Messico di Iñárritu

Il viaggio intimo e commovente di Silverio, giornalista messicano trapiantato a Los Angeles, è al centro di “Bardo - La cronaca falsa di alcune verità”. Un viaggio sospeso tra memorie e vissuto del documentarista che sta per ricevere, primo messicano e latinoamericano, un prestigioso premio in America e per questo viene festeggiato anche in patria dove fa ritorno dopo anni. «Proprio il 1 settembre di ventuno anni fa io e la mia famiglia abbiamo lasciato il Messico per gli Stati Uniti. Pensavamo di partire per un anno, ne sono passati ventuno. Da questo ha origine il film, che però è più un viaggio emozionale che un racconto autobiografico – ha subito messo le mani avanti Iñárritu –. Quando uno lascia il proprio Paese quell’assenza ti rincorre ogni giorno. Ormai il Messico per me è diventato uno stato mentale, il Messico sono le storie che ci raccontano, le storie che ci raccontiamo, ma con il passare degli anni gli stati mentali si dissolvono».

Dunque, come il protagonista del film anche il regista ammette di vivere in una sorta di bardo, di limbo. «Sono in un territorio di mezzo, in America sono messicano, in Messico sono americano». Ma il film, in qualche modo, non è solo la storia di Silverio (o forse Alejandro), ma è la storia del Messico, dei migranti che cercano di oltrepassare il confine alla ricerca di una vita migliore e di quelli che invece si trovano già in America, ma difficilmente hanno trovato l’Eldorado che sognavano. «Questo film, a differenza di tutti gli altri – ha detto ancora Iñárritu – non è stato fatto con la testa ma con il cuore». Una pellicola in cui realtà e immaginazione si confondono, come in un sogno. «Perché la realtà non esiste, piuttosto è il senso che dai a eventi che vivi, è tutto finzione, anzi auto-finzione». E proprio il sogno è stata l’occasione per l’omaggio al Maestro del cinema italiano. «Fellini è un santo protettore, come Buñuel, Roy Anderson, Jodorowsky. Non c'è un cineasta che non sia stato infettato da Fellini così come nessun musicista può prescindere da Mozart o da Bach. Il suo cinema è il mezzo più simile ai sogni. E spero che santo Fellini mi abbia protetto anche questa volta». Infine, anche due parole su Netflix, che ha permesso la realizzazione di questo kolossal dal cast eccezionale, su tutti il protagonista Daniel Giménez Cacho. «Ringrazio moltissimo Netflix perché mi ha dato libertà assoluta – ancora le parole del regista –. Io ho scoperto tutto il cinema d’autore, da Fellini a Buñuel, attraverso la tv e le videocassette. Magari fra dieci anni avremo le schermo invisibile, ma quello che sopravviverà saranno le idee».

Italia in campo

Oggi primo film italiano in concorso. “Bones and All”, di Luca Guadagnino, con protagonista Thimotée Chalamet, per il quale si prevede un assalto dei fan al Lido. Gli altri quattro italiani in concorso sono “L’immensità” di Emanuele Crialese con Penelope Cruz, “Il signore delle formiche” di Gianni Amelio con Elio Germano, Luigi Lo Cascio e Sara Serraiocco, “Chiara” di Susanna Nicchiarelli e “Monica” di Andrea Pallaoro.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Commercio

Bufera nell’ex Carrefour – gruppo Gs, il presidente attacca i dipendenti: «Il cattivo andamento è anche colpa loro»

Le nostre iniziative