Mereu alla Mostra di Venezia
Il regista sardo con “Bentu” alle Giornate degli autori Lunghi applausi, dal 15 settembre la pellicola nelle sale.
di Fabio Canessa
Venezia si tinge dei colori della Trexenta. Del giallo ocra dei campi di grano bruciati dal sole, in estate, presenti nelle dolci colline di quella zona della Sardegna già utilizzata per la coltivazione dagli antichi romani. Un paesaggio che, insieme ai due personaggi attorno ai quali ruota la storia, è il terzo grande protagonista di “Bentu” di Salvatore Mereu presentato nelle Giornate degli Autori. Unico italiano nel concorso della sezione, il film è nato nell’ambito di una sinergia del regista con il corso di laurea magistrale in Produzione Multimediale dell’Università di Cagliari ed è prodotto dalla società Viacolvento con il supporto dell’Isre e della Sardegna Film Commission. Un piccolo lungometraggio, se si guarda l’aspetto produttivo e la durata (70 minuti), ma di grande impatto. Lo testimonia anche il lungo applauso al termine dell’anteprima ieri al Lido, buon viatico per la sfida che “Bentu” si prepara ad affrontare dalla prossima settimana: quella dell’uscita in sala. Già dal 15 settembre il film sarà infatti al cinema. Ed è su grande schermo che si riesce ad apprezzare completamente un film così. Soprattutto l’atmosfera “sospesa”che lo contraddistingue.
Al centro del racconto un vecchio e un bambino. Il primo è Peppeddu Cuccu, che il cinema lo ha conosciuto da piccolo partecipando a “Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta. Il secondo si chiama Giovanni Porcu e il regista dorgalese lo ha trovato con dei casting. Nel film è Angelino, 10 anni come lui, che va a trovare in campagna il vecchio Raffaele. L’uomo ha appena raccolto il suo piccolo mucchio di grano che sarà la provvista di un anno intero. Per non farsi trovare impreparato, da giorni dorme in campagna in attesa che il vento arrivi e lo aiuti a separare finalmente i chicchi dalla paglia. Ma il vento non ne vuole sapere di farsi vedere. Questa la trama di “Bentu”, film liberamente tratto da “Il vento e altri racconti” di Antonio Cossu. Ancora una volta Mereu parte così dalla letteratura. «Quando si comincia a lavorare a un progetto – ha sottolineato il regista durante l’incontro con il pubblico dopo la proiezione – ci si concentra sulla suggestione iniziale che ti ha fatto cadere l’attenzione proprio su quella storia. E cominci un viaggio di cui non sai ancora la destinazione. Un viaggio che in questo caso è iniziato nell’Università di Cagliari con gli allievi del corso che cerchiamo di avvicinare al mondo delle immagini. Non avevamo la certezza di fare un film però, insieme, abbiamo cominciato a credere nel progetto e arrivati sul set ci siamo quasi dimenticati la sceneggiatura. Rapiti dai personaggi e dal paesaggio».
Un gruppo di studenti e studentesse del corso di produzione multimediale coordinato da Antioco Floris ha partecipato attivamente alle varie fasi di realizzazione del film. Dalla didattica alla voglia di fare un lungometraggio vero e proprio, con la soddisfazione di arrivare a Venezia. Un piccolo miracolo considerato il punto di partenza e i mezzi a disposizione: «Il limite produttivo – ha evidenziato ancora Mereu – è stato superato grazie al sostegno delle istituzioni. È difficile portare sul tavolo di qualche produttore una storia così, dove apparentemente succede poco e nulla». Dentro la semplicità del racconto si trovano però temi importanti e cari a Mereu, a cominciare dal contrasto tra cultura tradizionale e modernità. Non a caso l’ambientazione negli anni Cinquanta, un momento in cui la modernizzazione inizia a farsi strada velocemente. Con le mietitrebbie che soppiantano le leggi della natura, il ruolo del vento nella raccolta del grano. Ben orchestrati, con il contributo importante del direttore della fotografia Francesco Piras, avvolgono con armonia i personaggi di questo piccolo, grande film.
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