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Musica classica

Stefano Garau: «Abbiamo affrontato la pandemia con uno tsunami di lirica stellare»

Stefano Garau: «Abbiamo affrontato la pandemia con uno tsunami di lirica stellare»

Intervista con il direttore dell’Ente concerti De Carolis di Sassari

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i Antonio Ligios

Compositore, docente di Conservatorio, organizzatore di eventi musicali: Stefano Garau, classe 1961, è da sei anni il direttore artistico dell’Ente concerti De Carolis. In questo periodo ha gestito la non facile fase della pandemia e il ritorno alla normalità. «È stata la sfida più impegnativa – spiega –, gestita con una programmazione ad hoc che ha permesso al nostro teatro di essere tra i pochi ad avere tutelato pubblico, lavoratori e artisti andando in scena a porte chiuse, in streaming, e facendo guadagnare a Sassari l’apprezzamento della stampa nazionale, da Repubblica al Corriere della Sera».

Quali sono stati gli indirizzi seguiti in questi anni?

«La ricerca dell’equilibrio, nella gestione dell’ambiente e nelle scelte di titoli, allestimenti e artisti. Ho contribuito a riportare a teatro un numero sempre maggiore di spettatori, a riguadagnarne la fiducia. Dall’apertura del Comunale, nel 2012, non si era mai registrato un tutto esaurito: al mio primo anno di direzione artistica, nel 2017, ne abbiamo conquistato tre con Turandot, Tosca e Il barbiere di Siviglia. Ho prediletto i capolavori italiani, scelta necessaria per recuperare coloro che negli anni si erano allontanati ma anche rischiosa perché più esposta ai giudizi del pubblico».

Si ha l’impressione che il pubblico della lirica sia sempre meno giovane.

«Certo, il pubblico dei giovani va coltivato con momenti di formazione: col progetto Il teatro a scuola divulghiamo i grandi titoli. E poi le presentazioni delle opere al Conservatorio e nelle scuole con la partecipazione di ospiti prestigiosi».

La figura del direttore artistico è spesso oggetto di critiche per la sovrapposizione dell’attività professionale personale con quella della direzione artistica.

«È un ruolo di grande responsabilità e di servizio. Capita che direttori, compositori o registi investiti di tale ruolo nei teatri del nostro Paese confondano il proprio tornaconto con quello del teatro. Il conflitto d’interessi è una delle piaghe dei teatri italiani».

I suoi 40 anni di attività svolta a vario titolo all’Ente hanno costituito – immagino – un valore aggiunto nell’esercizio della direzione artistica.

«Sono cresciuto al Verdi e poi al Comunale con ruoli diversi e ho un legame particolare con la realtà cittadina. Come primo sardo e sassarese con questo incarico ho collaborato con le istituzioni del territorio: Conservatorio, Liceo Musicale, Accademia. Tra le produzioni originali recenti citerei Il trovatore del 2018 e il Don Giovanni appena andato in scena che sarà ripreso dal Teatro Lirico di Milano. E poi la grande visibilità delle produzioni firmate dalla mia direzione artistica: Rigoletto, Pagliacci, Il tabarro trasmessi su Sky Classica HD e Carmen e Tragedie d’amour sulla Rai. Il Teatro di Sassari sui principali media nazionali: non era mai successo prima».

L’appartenenza al Conservatorio ha costituito un elemento importante nello svolgimento della sua attività?

«Sì, l’inserimento nel mondo del lavoro degli studenti più volenterosi è un risultato di cui posso vantarmi, da musicista e docente».

Un sogno nel cassetto da realizzare in futuro?

«Mettere in scena L’Indiana, opera inedita scritta da Alberto Peyretti, raffinato musicista e già direttore artistico dell’Ente, così come un altro lavoro teatrale – ancora in cantiere – di Bruno Tommaso, grande jazzista italiano. Spero ci siano presto le condizioni per un’operazione così importante».

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