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Cinema

Gigi Riva, storia di un uomo perbene che è anche una leggenda del pallone

di Enrico Gaviano
Gigi Riva, storia di un uomo perbene che è anche una leggenda del pallone

Il campione del Cagliari e della Nazionale commosso alla première del film

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Va dritto al cuore il docufilm “Nel nostro cielo un rombo di tuono” scritto e diretto da Riccardo Milani. La storia di Gigi Riva e della Sardegna, la scelta di un calciatore paracadutato quasi per sbaglio nell’isola nel 1963 e che poi ha scelto di restare contro ogni proposta faraonica delle big del calcio, diventando un mito assoluto in questa terra. Un filo che si dipana attraverso le immagini d’archivio delle imprese sportive e la storia dell’isola e dell’Italia che vi scorre accanto. Ci sono le parole del protagonista e quelle del mondo che ha ruotato e ruota intorno a lui. Due e ore mezzo di film che ieri Gigi Riva ha visto per la prima volta in un Teatro Massimo al completo. Ad accoglierlo un lunghissimo applauso, il tributo di una regione intera. Lui, commosso, ha salutato il pubblico con la mano, ha abbozzato un sorriso e ha poi preso posto per guardare il film. Il suo film.

Un’operazione completamente diversa da quelle finora viste. Intanto c’è Riva, ripreso nell’intimità della sua casa nel quartiere San Benedetto a Cagliari, aperta solo a pochi amici e che è diventato un rifugio da cui non riesce a staccarsi. Milani lo riprende con la sua macchina da presa sempre seduto nella poltrona, quasi sempre con la sigaretta: lunghe boccate, lunghi silenzi, come è nel carattere del personaggio. I pensieri e poi le parole che scorrono lente ma sempre incisive. In quella casa ci sono i trofei vinti in una carriera splendida, ma c’è soprattutto l’uomo che confessa al regista la parabola della sua vita: dall’infanzia prima spensierata e poi sempre più difficile a Leggiuno e in collegio, a causa della morte del padre e dei genitori, poi l’arrivo in Sardegna, l’esplosione del calciatore, le vittorie, i gol con il Cagliari e la nazionale, ma anche gli infortuni, il suo attaccarsi sempre più alla Sardegna fino a diventare sardo anche lui, e simbolo amatissimo dell’isola.

Intorno ecco le testimonianze. Intanto i compagni di squadra come Beppe Tomasini, Adriano Reginato, Bobo Gori, Angelo Domenghini, Ricky Albertosi, gli avversari come Sandro Mazzola, i retroscena di Massimo Moratti. Poi gli amici come Giacomo il ristoratore, i figli di A ndrea Arrica, di Martino il pescatore e di Marius il supertifoso, il giornalista Antonello Madeddu, e ancora Mario Guerrini, telecronista Rai ai tempi dello scudetto. Spazio anche a Roberto Baggio e Gigi Buffon che hanno raccontato il periodo di Riva dirigente della nazionale e a Nicolò Barella, stella dell’Inter nata nella scuola calcio Gigi Riva, voluta fortemente dal campione a Cagliari.

Sullo sfondo, ad accompagnare la vita di Gigi Riva c’è sempre la Sardegna. Come viene ricordato nella pellicola due cose sole hanno unito i sardi: nella prima guerra mondiale i soldati della Brigata Sassari che insieme in trincea ballano su ballu torrau, e Gigi Riva e il suo Cagliari. Ecco dunque comparire i tenores di Bitti che hanno scritto un canto a lui dedicato e che viene eseguito nel film, le maschere inquietanti dei Mamuthones, che punteggiano i momenti topici del film: le paure e le vittorie importanti. E ancora i cavallini della Giara che corrono simboleggiando quella cavalcata irrefrenabile che condusse il Cagliari allo scudetto. E poi la storia dell’isola, la rivolta di Pratobello, l’emigrazione, l’industrializzazione che ha portato solo all’abbandono dei campi. Un successo, quello del 1970, che diventa quindi la rivincita di un popolo da sempre messo da una parte e il modo dirompente per portare la Sardegna finalmente in Italia.

Non mancano gli aneddoti gustosi, come quello di Riva che affacciandosi dalla finestra dell’albergo, il primo giorno del suo arrivo a Cagliari vede nella notte in lontananza le luci della raffineria di Sarroch e dice alla sorella: “Quella dev’essere l’Africa”. Ero stupido, commenta oggi nel film. Poi l’incontro fatto di lunghissimi silenzi con Fabrizio De André, il cantante più amato dal calciatore. I due sono interpretati sullo sfondo dell’Agnata da Cristiano De André e Mauro Riva, i figli del cantautore e del campione. La musica di Faber è presente come pure quella dei Tazenda e Piero Marras e il suo “Quando Gigi Riva tornerà” commento del finale carico di emozioni. I calciatori dello scudetto vengono paragonati ai Giganti di Mont’e Prama e l’amata Dino Ferrari di Gigi Riva gira nell’isola percorrendola dalle splendide coste di capo Teulada al centro, Mamoiada e Orgosolo, sino a Cabras e ritorno a Cagliari salutata nel suo passaggio con gioia: Riva ha lasciato, per ora simbolicamente, il suo rifugio ed è di nuovo in mezzo alla gente. Ed è ancora qua, a distanza di 60 anni dal suo arrivo nell’isola. Insegnando che il denaro, ma c’è un prezzo comunque da pagare, non può comprare tutto.

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