La Nuova Sardegna

La curiosità

Lalla, la voce delle Nuvole: «Mi scelse Mauro Pagani a casa di Fabrizio e Dori»

di Giovanni Dessole
Lalla Pisano e, a destra, la copertina del libro in vendita con la Nuova
Lalla Pisano e, a destra, la copertina del libro in vendita con la Nuova

Il libro su De André abbinato alla Nuova Sardegna

05 marzo 2023
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i Giovanni Dessole

«Ce l’abbiamo» esclama Mauro Pagani (Premiata Forneria Marconi) mentre sotto la tettoia dell’Agnata - dove ora c’è il camino grande - ascolta Lalla Pisano recitare “Le Nuvole”, incipit dell’omonimo album di Fabrizio De André. E proprio Lalla Pisano è una delle penne prestate alle pagine del libro “Fabrizio De André e l’isola paradiso”, opera curata da Giovanni Gelsomino edita da Biblioteca SAE e disponibile all’acquisto in tutte le edicole della Sardegna. È il 1990. È l’anno in cui esce il disco “Le nuvole”. Faber vive a Tempio, all’Agnata. Non ha perso l’abitudine allo scrivere e all’adattar in musica pensieri e parole. Il lato A del disco si apre con un concerto di cicale. Poi, come una danzatrice che dalle quinte conquista il palco, ecco il parlato. “Vanno, vengono. Ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo: sembra che ti guardano con malocchio”. Se alzi lo sguardo al cielo mentre ascolti il narrato di “Le nuvole” le vedi per davvero. «Eravamo amici fraterni. Un legame forte, che univa a Fabrizio e Dori a me mio marito Pietro, Franco Maciocco e sua moglie. Ancora oggi quando Cristiano (De André, ndr) ci vede insieme ci chiama gli amici di papà», dice Lalla Pisano, il cui racconto è colmo di affetto e ricco di ricordi e cuore. Si vedevano spesso, parlavano di tutto. Erano di famiglia. De André per Le Nuvole voleva la voce di una vecchia con cadenza sarda. «Ce lo disse a cena. Salta fuori mia madre. Ok, prepara il pezzo e glielo faccio leggere», spiega Lalla.

All’Agnata c’erano Mauro Pagani e Massimo Bubola, e c’era anche Cristiano. «Mia madre era piccoletta e delicata, la sua voce nonostante l’età era rimasta giovanile. A quel punto Pagani mi dice: leggi tu, Lalla». E le frasi prendono il volo e cominciano a inseguire o forse meglio a cavalcare Le Nuvole. Fabrizio aveva trovato la sua madre Terra. A quel parlato così intenso De André voleva aggiungere i suoni della natura. Si registra all’alba, ma la guerra del Golfo spinge i caccia verso il Medioriente e riempie dei motori la registrazione. Dori Ghezzi: «Bisogna rifarla». Lalla Pisano insieme all’amica Vittorina supera la sua fobia dell’aereo - comune anche a Faber - e va a Milano per registrare ancora una volta la sua voce. «Era il 12 giugno, Sant’Antonio, l’onomastico di mio padre. Era la prima volta che non lo festeggiavo con lui che fra l’altro era quasi geloso di questo viaggio di sua figlia “sola” a registrare a Milano – sorride –. Quando mi vede Fabrizio mi abbraccia e mi dice: sei stata coraggiosa a volare, già preoccupato però per il mio viaggio di ritorno».

Si registra ai Metropolis, al cospetto di un mostro sacro come Alberto Bonardi. «Fabrizio entra con me in sala, si accende una sigaretta e viene cacciato da Alberto. Ma io sapevo quali erano i punti che lui voleva marcare, il tono in cui voleva fossero recitati. Brividi quando mi riascolto? Sapete come è la vecchiaia, oggi più che altro mi commuovo. Sento la nostalgia. Era un’altra vita». I brividi però Lalla Pisano li ha fatti provare a generazioni di ascoltatori, uno in particolare: «All’Agnata si esibì Morgan. Mentre cercavamo di farlo smettere di firmare autografi per andare a mangiare, Dori gli disse che ero la voce de Le Nuvole. Lui si ferma, mi guarda e mi dice: dobbiamo assolutamente fare uno scherzo al mio manager, ogni volta che ti ascolta gli viene la pelle d’oca. Così facemmo, a cena. Quello si sollevò le maniche della camicia, mi mostro i brividi e mi chiese di non continuare», ride affettuosa. «Vanno, vengono. Per una vera mille sono finte, e si mettono lì tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia».

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