La Nuova Sardegna

Il libro

Ammaniti: «Perché adoro la letteratura? Racconta il grigio della vita»

di Stefano Ambu
Ammaniti: «Perché adoro la letteratura? Racconta il grigio della vita»

Lo scrittore parla del suo nuovo romanzo “La vita intima” A Cagliari per la laurea honoris causa a Massimo, il padre psichiatra

01 aprile 2023
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Prima era un cannibale, dalla corrente di giovani scrittori che negli anni Novanta faceva largo uso di splatter. Ora i suoi libri li divorano i lettori: anche l’ultima opera “La vita intima”, appena uscito, è già in alto nelle classifiche dei libri più venduti. Niccoló Ammaniti ieri era a Cagliari a presentare il suo ultimo romanzo. Approfittando anche di una coincidenza: il padre Massimo, luminare della psichiatria nazionale, nella stessa giornata, ha ricevuto dall’Università del capoluogo la laurea honoris causa.

Ammaniti figlio, in un dialogo con la scrittrice Paola Soriga, ha parlato soprattutto del lavoro appena uscito per la casa editrice Einaudi. «Per quasi otto anni ho fatto lo sceneggiatore e il regista – ha detto – dopo Anna non ero così sicuro di voler continuare a scrivere. Soprattutto per la malinconia e la solitudine che accompagna di solito l’attività di scrittore. Quella voglia però è tornata, ma mi sono detto: voglio fare qualcosa di diverso. Cioè raccontare una donna, la più bella del mondo. Con una domanda: come si vive sapendo di essere la donna più bella del mondo?». Immancabile il riferimento alla laurea del padre: «Quando esercitava a casa – ha detto raccontando un aneddoto sulla professione di Ammaniti senior – diceva a noi figli di fare silenzio e di non farci vedere. Diceva che il suo lavoro era parlare con i bambini. Ma che lavoro è, ci dicevamo: perché anziché parlare con loro non parla con noi? Pensavamo che facesse il baby sitter e non ce lo volesse dire».

Riflessioni anche sul mondo degli haters nei social, tema toccato nel romanzo: «Ci sono quelli che quando esce un libro – ha detto – dopo poche ore (non capisco come facciano) dicono subito che gli fa schifo. Forse c’è un’urgente voglia di sfogarsi da parte di chi è comunque arrabbiato. La riflessione e l’apprezzamento arrivano, per fortuna, dopo giorni, con calma. Mi impressiona la necessità di dover controllare in continuazione il proprio profilo social, forse prima c’era più libertà. Sono impressionato anche dalla polarizzazione del pensiero: pro vaccini contro no-vax, favorevoli e contrari alla guerra in Ucraina. Mi piace invece la letteratura che descrive il grigio delle questioni».

Il divertimento della scrittura? «Anche nei miei libri più cupi – ha detto – ci sono momenti in cui mi diverto, l’ironia mi piace, in qualche lavoro c’è di più, in altri meno, ma per me è inevitabile che ci sia». E l’ironia va alla fine al mondo della politica: «Ho dei moti di fastidio verso chi passa da una parte all’altra, da destra a sinistra. Ma soprattutto come si fa a smentirsi in continuazione? Quando ero piccolo credevo che la politica fosse un dono: ora i politici sono molto concentrati su loro stessi, io pensavo che la loro vocazione di essere portarli a occuparsi degli altri».

La tv? «Ho il terrore – ha raccontato – sto male tre giorni prima. Lo faccio, ma sto meglio a casa».
 

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