La Nuova Sardegna

La star dei fornelli

Gino D'Acampo: «La cucina è matematica e disciplina. Aprire in Sardegna? Il mio sogno»

di Paolo Ardovino
Gino D'Acampo: «La cucina è matematica e disciplina. Aprire in Sardegna? Il mio sogno»

Lo chef vive sei mesi in Inghilterra dove è un grande protagonista in tv e sei mesi a Telti

14 aprile 2023
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«L’amore e la passione sono paroloni da lasciar perdere, che appartengono alle camere da letto, non alla ristorazione: semmai bisogna parlare di matematica e disciplina»: è la ricetta del successo di Gino D’Acampo. Cuoco e volto televisivo, celebre soprattutto nel Regno Unito. Il suo nome è diventato un brand, nel quale si riconoscono circa sessanta ristoranti in giro per il mondo «domani (cioè oggi) ne apro un altro a Leeds». Tra i prossimi si punta a Olbia. «Non c’è più interesse nella ristorazione? Vero, i giovani oggi pensano a fare soldi facili con i social, senza sacrifici. Ma così arrivano presto a 30 anni senza aver imparato alcuna professione».

Più che da moralista, D’Acampo parla da motivatore. E da super ospite del Fipe talent day di Olbia, evento nato per far incontrare aziende a caccia di personale e aspiranti lavoratori. «I giovani – si diceva, appunto – pensano che per esempio fare il cameriere non sia un lavoro serio, sia un’occupazione per qualche anno in cerca di qualcosa di meglio. Occorre capire che è un mestiere, e anche molto bello se si pensa al contatto col pubblico». A 16 anni, racconta, ha mosso i primi passi fuori dalla sua Torre del Greco, in Spagna prima e in Inghilterra poi. A 21 l’apertura del primo ristorante («un errore incredibile, non avevo l’esperienza giusta per il settore»).

Poi ha aperto anche un’azienda di importazione alimentare, ma il grande pubblico lo ha conosciuto, e reso un personaggio esportabile in tutto il mondo, con i suoi programmi tv culinari. Davanti ai microfoni suggerisce: «Si dovrebbe investire di più sulle scuole alberghiere». Davanti alla platea la propria visione del business enogastronomico: «Ho aperto tanti ristoranti – dice D’Acampo – e in ognuno faccio trovare lo stesso identico menù. Spezzo la creatività dei miei cuochi? In parte è così, ma chi lavora per me sa bene cosa richiedo».

Si parla della carenza di personale, «non è affatto un problema solo italiano, anzi in Inghilterra è due volte peggio. Sto aprendo un nuovo ristorante a Leeds e ho avuto tanta difficoltà a trovare tutte le figure necessarie». E a proposito, un’apertura in Sardegna? «Ci penso da almeno cinque o sei anni, a Olbia ho visto qualche locale ma nessuno che vada bene per ciò che ho in mente. Troppo piccoli, servirebbe un grande spazio interno ed esterno – poi dice la sua sul mondo della ristorazione sardo –. La caratteristica che abbraccia tutti è che voi fate locali o che puntino sulla cucina o sul bar, ma non per l’esperienza totale e completa. Forse sarebbe meglio puntare sul far rimanere lo stesso cliente al tavolo più a lungo e offrirgli tutto».

Il cuoco, arrivato a Olbia in Ferrari gialla con targa personalizzata, ha casa (pardon, villa) a Telti. «Io vivo sei mesi in Sardegna, dove vengo a rilassarmi, e sei mesi in Inghilterra dove lavoro – e rivela un aneddoto –. Come mi sono innamorato dell’isola? Una quindicina di anni fa in America conobbi un fotografo di National geographic e gli chiesi qual era il posto più bello del mondo. Mi aspettavo racconti sui Caraibi o su località in capo al mondo, e lui invece mi fa “Sardegna”. Ma come, così vicina e io fino a quel momento non c’ero mai stato?! Con mia moglie abbiamo subito prenotato una vacanza, appena arrivato a Pittulongu ho capito che sarei voluto venire più spesso».
 

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