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Sapori sardi in California

In un ristorante sardo a Los Angeles il pane frattau di carasau

In un ristorante sardo a Los Angeles il pane frattau di carasau

Da Sinnai agli Usa: l’avventura imprenditoriale di Vincenzo Porcu

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«Figurati se può funzionare un ristorante sardo a Los Angeles, che ci faranno culurgiones e seadas nel regno dei burger, tacos, burro e panna. Vincenzo.... lascia stare». E invece no, Vincenzo è andato dritto per la sua strada con l’idea fissa che aveva in testa da qualche anno. E perché fosse chiaro a tutti, soprattutto agli scettici, quanto era sicuro del fatto suo, il ristorante l’ha chiamato “Carasau”.

Cucina sarda, esclusivamente sarda, con materie prime che arrivano dall’isola, a partire dall’ingrediente principale fornito dal panificio “Bulloni” di Bitti. E poi il Fiore sardo, la salsiccia, lo zafferano, e i vini: in cantina ci sono Cannonau, Cagnulari e Turriga in arrivo da Dolianova, Monserrato, Sella&Mosca ad Alghero. Oggi Carasau restaurant è una bella realtà a Culver City, contea di Los Angeles, patria del grande cinema a 10 minuti dal capoluogo. In California Vincenzo Porcu, 46 anni, si è trasferito alla fine del 2005, ultima tappa (per ora) del suo giro nel mondo partito da Sinnai.

«La cucina ha sempre fatto parte della mia vita – racconta Vincenzo – già a 14 anni davo una mano nel ristorante La Baita, proprio a Sinnai, e qualche anno dopo facevo il cameriere a Cagliari. Mio nonno paterno, di cui porto il nome, aveva due ristoranti che si chiamavano “Padella d’oro” e “Bellavista”. Sono fiero di portare avanti una tradizione di famiglia». Ma prima di aprire il suo Carasau, Vincenzo ha imparato il mestiere, sia in cucina che in sala, chef e manager insieme. «A Firenze ho lavorato in un ristorante in piazza Duomo e ho imparato a cucinare. Mi sono specializzato nei piatti sardi.... ed è allora che la mia idea ha iniziato a prendere forma».

Ma ancora era presto. «Mi sono trasferito a New York dove ho diretto per alcuni anni una gelateria, poi sono andato in California, a Los Angeles». Per 12 anni Vincenzo ha lavorato in uno dei ristoranti della famiglia Drago, siciliani in America, a Beverly Hills, poi è diventato direttore di un altro ristorante a Downtown, pieno centro. Sino al grande salto.

«Un amico mi ha proposto di aprire un ristorante insieme – racconta Vincenzo – e io, che avevo una voglia enorme di rimettermi in gioco, ho colto la palla al balzo, perché l’occasione era ghiotta. Ho capito che potevo realizzare il mio sogno di fare cucina sarda a Los Angelese». Nessun ripensamento di fronte ai vari “chi te lo fa fare” e agli annunci di sicuro insuccesso: nel 2020 è stato inaugurato Carasau cafè. «Un nome incomprensibile per gli americani ed è stata la mia fortuna: la curiosità li ha portati da me e hanno scoperto e apprezzato la nostra cucina». Giusto in tempo prima che il Covid sconvolgesse la vita di tutti: «Dopo neanche 4 mesi ho dovuto chiudere e il mio socio è andato via. Ma non ho mollato e lavorato tantissimo con l’asporto. Ho allargato la clientela e quando finalmente ho potuto riaprire quei clienti sono ritornati ai tavoli». Tre anni dopo da Carasau lavorano 15 persone, più della metà sardi, i coperti sono 60 e il locale è aperto a pranzo e a cena.

«I piatti più richiesti sono la fregula ai frutti di mare con brodo di aragosta e carasau, i culurgiones e il pane frattau, le seadas, i dolci decorati con briciole di carasau». Unica concessione agli americani: le fettuccine Alfredo, con panna, burro e parmigiano. «Ma vanno di più le mie lasagne rivisitate, con salsiccia, pecorino e finocchietto selvatico: è la ricetta campidanese, i veri sapori di casa mia».

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