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L'intervista

Michela Giraud: «Il mio film è pronto e sogno Sorrentino»

Michela Giraud: «Il mio film è pronto e sogno Sorrentino»

In giuria al Figari film fest: «Ho apprezzato i corti sardi e quell’ironia british»

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di Alessandro Pirina

Da Colorado alla Tv delle ragazze, dalla Gialappa’s agli show di Comedy central, fino a Lol che le ha dato la grande popolarità. Michela Giraud è una presenza fissa dei templi della nuova comicità televisiva. Romana, classe 1987, è a Golfo Aranci per il Figari film fest, dove ricopre il ruolo di giurata insieme a Matteo Martari e Andrea Arcangeli.

Michela, qual è il livello dei cortometraggi in gara?

«Sono molto stupita, c’era grande animosità tra noi giurati per decidere chi fare vincere. Ognuno di noi ha un suo bagaglio, Matteo ha un percorso, Andrea ne ha un altro, veniamo da mondi diversi. E dunque abbiamo discusso tantissimo. I corti internazionali sono di livello altissimo, ma anche quelli sardi mi sono piaciuti molto. Ho apprezzato molto “Quello che è mio” (diretto da Gianni Cesaraccio, ndr), un tema molto forte affrontato con una ironia, caustica, molto british. Perché sotto questo punto di vista voi sardi somigliate agli inglesi...».

Nei corti - come nei lunghi - il dramma prevale sulla commedia, il pianto sulla risata: è davvero più difficile fare ridere?

«Dipende molto da come sei fatto. Io fatico molto a fare cose senza attaccarmi all’ironia. Per me è un esercizio vitale, mi viene naturale. Per altri non è così. Io cerco sempre di infilare nei discorsi un po’ di ironia, perché ti permette di metabolizzare le cose e planarci sopra con leggerezza. O magari è perché preferisco scappare. O forse è un modo di cercare di prendermi meno sul serio, non per togliere valore alle cose, ma perché ogni cosa ha un suo lato comico. E se questo lo sai cogliere è una vittoria».

Quando ha scoperto che faceva ridere?

«Quando ero piccola, ero una buffona. Povera la mia prof delle medie che prendevo in giro in continuazione. Costruivo una muraglia di astucci perché mi rifiutavo di seguire la lezione. E lei: “leva quel baluardo”. Mi piaceva sentire quella parola. Ero ingestibile, mi piaceva attirare l’attenzione. Poi, grazie a Dio, ho scoperto questo lavoro e ho smesso di tormentare le gente attorno a me».

Oggi le donne comiche sono tante: la parità è più vicina?

«La parità è in generale sempre lontana, ma c’è uno sguardo diverso verso la comicità delle ragazze. Oggi è cambiata la comicità. È più fluida, e non solo dal punto di vista sessuale, ma delle esigenze. Oggi uno pensa: questa cosa fa ridere, e non se l’ha detta un uomo o una donna».

Chi c’è nel suo pantheon di attrici comiche?

«Il motivo per cui ho iniziato si chiama Anna Marchesini. Poi, se può anche definirsi attrice comica, Monica Vitti. Senza dimenticare Franca Valeri, Paola Cortellesi e Virgilia Raffaele».

Prima edizione di Lol: che esperienza è stata?

«Due fasi. Quando l’ho fatto ero completamente inconsapevole, mi sono concentrata tanto, ho faticato molto. Anche perché c’erano comici molto navigati, che sapevano cosa stavano facendo. Io dovevo ostentare una sicurezza che non avevo. Poi è arrivata una botta di popolarità e pure quella l’ho dovuta gestire. Tutto sommato abbiamo retto».

Il concorrente più difficile?

«Lillo, Elio e Pintus».

Delle edizioni successive chi l’avrebbe fatta capitolare?

«Sono stata contenta di non esserci con Guzzanti, Frassica e Virginia Raffaele: avrei avuto tanta soggezione. L’avrei fatto volentieri con Marta Filippi».

Che ruolo ha il cinema nella sua carriera?

«Ho fatto un film come regista e attrice, ne parlerò quando uscirà. Era una cosa che volevo fare da sempre, vediamo come va».

Un regista con cui vorrebbe lavorare?

«Paolo Sorrentino, ormai lo stalkero: non c’è intervista in cui non lo nomini».

Tra un film di Sorrentino e Sanremo con Amadeus?

«Questa è tipo vuoi più bene a mamma o a papà. Non si può fare prima uno e poi l’altro?».

Cosa c’è dopo il Figari?

«Un po’ di riposo, la promozione del film “L’estate più calda” in cui ho un cameo, una serata-intervista a Milano con Marina Cuollo. E poi potrò pensare al mio film».

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