Ardia, coraggio e fede per San Costantino
Sa prima pandela Marco Mongili interpreta superbamente la corsa in onore del primo imperatore dei cristiani
Quando gli ultimi cavalieri hanno risalito al galoppo il pendio su cui si staglia il santuario, è scoppiata la festa. La tensione generale che per alcuni, interminabili minuti ha lasciato la folla con il fiato sospeso, si è sciolta in un applauso liberatorio. Il popolo di San Costantino ha rinnovato il voto. Il rito dell’Ardia si è compiuto. Nel mezzo, il fragore degli spari, la corsa impetuosa di un esercito, la polvere che si alzava inghiottendo uomini e animali, i brividi provocati da un fuori pista senza conseguenze, il fremito del pubblico, il tripudio finale. Davanti a quella prova di fede, ardimento e orgoglio c’è stato chi ha pregato, chi ha sussultato, chi ha osservato con sguardo rapito un rito selvaggio, chi ha accompagnato con il cuore in tumulto ogni falcata degli oltre 80 cavalli in pista, e chi ha distolto più volte lo sguardo. E mentre sugli spalti di terra e pietra gremiti di gente si agitavano sentimenti ed emozioni contrastanti, il corteo equestre guidato dalle tre pandele ingaggiava sul campo una battaglia di nervi e si cimentava nell’impresa che celebra la grandezza e il potere taumaturgico attribuiti a Costantino Magno dalla comunità credente. L’aura che circonda la figura del santo guerriero e la sconfinata fiducia nella sua benevolenza sono testimoniati dal grande fervore religioso con cui migliaia di sardi provenienti da tutta l’isola vivono le celebrazioni eucaristiche e accompagnano piccoli e grandi gesti devozionali, come il lungo cammino a piedi affrontato ogni anno dai pellegrini del Goceano o i giri compiuti attorno alla chiesa sotto il peso delle voluminose insegne sacre custodite nelle cappelle. Pratiche che si perdono nella notte dei tempi, come lontane sono le origini della tradizione legata alla rappresentazione dei miracoli negli ex voto che negli ultimi 140 anni sono stati portati nel tempio del culto di Costantino. Il santuario è quasi spoglio in attesa che venga completato il restauro, ma i reperti più antichi sono affissi nella controfacciata. Alcune centinaia di oggetti devozionali sono temporaneamente esposti nel museo del territorio, a Su Fronte Mannu. È lì che i cavalieri sulla via del ritorno, alla fine della manifestazione, arrestano la marcia per volgere lo sguardo al santuario e rendere grazie al santo segnandosi in volto. Accade in un silenzio surreale. I fucilieri mettono la sordina alle armi per qualche istante, la banda smette di suonare e il festoso serpentone di uomini, donne e bambini che li segue tace improvvisamente. Solo tre ore prima il corteo processionale percorreva il tragitto inverso. In quello stesso punto echeggiavano le voci dei cavalieri che lasciavano il paese per dirigersi a San Costantino, risuonavano gli scalpitii degli zoccoli sull’asfalto e il fragore dei colpi esplosi dai fucilieri si levava alto sulle note emesse dagli ottoni, dai fiati e dalle percussioni di una ventina di bandisti. Erano i minuti che preludevano all’Ardia. Con l’approssimarsi alla prima stazione della corsa, quella macchia indistinta che si scorgeva dall’anfiteatro assumeva i contorni sempre più nitidi di un esercito a cavallo. Quando le autorità e i musicisti che precedevano i cavalieri hanno lasciato Su Frontigheddu per raggiungere una postazione sicura, a San Costantino è calato il silenzio. Ogni momento poteva essere buono per la partenza. Le retrovie scalpitavano, avanzavano e subito indietreggiavano respinte dai bastoni agitati dalle scorte, mentre il comandate in capo scrutava ora l’orda incontenibile alle sue spalle, ora il tracciato per cogliere l’attimo. Qualche manovra di assestamento e Marco Mongili ha dato la carica lanciandosi al galoppo lungo il pendio. Gli scudieri Pier Giuseppe Spada e Alessandro Nieddu stavano in scia, mentre decine e decine di cavalieri davano l’assalto alle prime posizioni. È partita l’Ardia. La prima pandela l’ha interpretata in maniera superba. I comprimari ne hanno seguito le orme stando a poche incollature di distanza, con l’orda di inseguitori impegnata in una sfrenata rincorsa. In pochi attimi tutti hanno bruciato il passaggio sotto l’arco e il tratto in salita fino alla chiesa. Prima dell’assalto finale i binomi hanno compiuto i consueti giri votivi attorno alla chiesa. Dalle gradinate del sagrato fedeli e spettatori si protendevano verso le tre pandelas per toccare i vessilli benedetti. Quel momento di condivisione e di raccoglimento collettivo si è interrotto al terzo giro, nel momento in cui il capocorsa ha scatenato l’offensiva finale galoppando lungo il perimetro dal santuario, infilando la curva a gomito di Su Forte e conquistando Sa Muredda. Le pandeleddas tenevano il passo e gli altri cavalieri inseguivano avvolti da un nugolo di polvere. A Su Forte un fantino ha allagato troppo la traiettoria invadendo la postazione del pubblico ma con una mossa repentina è riuscito a rimettere in carreggiata il cavallo senza urtare gli spettatori. Altri due partecipanti nelle retrovie hanno ripiegato nuovamente verso il santuario anziché proseguire a sa muredda, forse per la visibilità ridotta a causa della polvere, o per evitare l’impatto con chi li precedeva. La risalita al santuario ha decretato la fine della corsa. Una moltitudine di gente si è stretta attorno ai protagonisti. A chi gli chiedeva «Che Ardia è stata? Com’è andata? », ancora stravolto da quella prova adrenalinica Marco Mongili si schermiva dicendo «Decidete voi». Gli applausi e le acclamazioni del pubblico sono stati la risposta. Questa mattina dopo le 7 si correrà una nuova Ardia.
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